L’acqua serve per irrigare i campi e per raffreddare la macchine, oltre che per berla, lavarsi e farci del turismo.
Di acqua ne abbiamo meno del solito. Si sapeva da mesi che avremmo avuto questo problema, ma adesso e’ un fatto certo e misurato, per cui ora la chiamano emergenza.
Si e’ riunito al Ministero dello Sviluppo Economico il tavolo tecnico che dovrebbe gestire la situazione, composto da Ministero dello Sviluppo economico e Ministero dell’Ambiente, Terna, Protezione Civile, Autorità per l’Energia elettrica e il Gas, Regioni maggiormente interessate e Autorità bacino del Po. Si sono delineate alcune possibili strategie di mitigazione dei danni, che dovrebbero scaricare il peso dell’emergenza su industria e agricoltura, lasciando salve le utenze domestiche.
Il piano prevede varie azioni, ma si spera sempre nella pioggia, perché agire costa tempo, soldi e fatica, mentre sperare e’ gratis:
Su La Stampa vanno giù duri contro l’agricoltura, sia per il fatto che si coltivano cose che richiedono più acqua rispetto al passato (ortaggi invece di grano), sia per l’irrigazione sprecona: “l’acqua in agricoltura costa troppo poco perché qualcuno si ingegni a usarla parsimoniosamente e perché ci si orienti verso l’uso di acque di recupero debitamente chiarificate e purificate”.
» Regioni verso piano d’emergenza: Toccherà industria e agricoltura su Il Denaro
» Acqua ed energia: rischio blackout su QualeEnergia
brizio
26 apr 2007 - 13:09 - #1dalle mie parti in nome dell’agricoltura si prosciugano fiumi e torrenti in barba alla alla legge che prevede il mantenimento del minimo flusso vitale…
Tutti si nascondono dietro convenzioni e contratti stipulati con le amministrazioni decine di anni fa’.
Contadini intoccabili?
Luigi S.
26 apr 2007 - 14:16 - #2Il ministro pecorone scanio
dell’ambiente dove???
Volete sapere dove sono le forze dell’ordine ??????
giorno 23.04.2007 ora 05:03 AM
più di 200 forze dell’ordine in tenuta antisommossa, hanno permesso a norma di legge
a diverse decine di tir di scaricare
rifiuti pericolosi nella totale assenza di controlli in una discarica località “lo uttaro”
provincia di Caserta a qualche centinaia di metri
dal centro abitato.
La discarica era abusiva!!! poi con i soliti
giochetti della politica ha avuto la legittimazione “camorristica giuridica”
i rifiuti scaricati non provengono dalla città
di Caserta, provenienza ignota…allo stato
attuale Caserta è piena zeppa di rifiuti
per le strade. I rifiuti riversati in discarica
località “lo uttaro”, sono pieni di percolato
che si riversano nel terreno. Non c’è
nessuna lavoro tecnologico per garantire
la gestione.
Staff seguite date voce, abbiamo bisogno
della vostra attenzione.
http://www.youtube.com/watch?v=XzoCxvKqWCo
C'E' CHI DICE NO! politica,energia,viaggi, tecnol
26 apr 2007 - 14:52 - #3Siccità? Nel 2003 stessa situazioneTorino, 29 agosto 2003. Bruno Mellano ed Igor Boni dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta affermavano: “Malgrado l’evidenza dei dati mostri inequivocabilmente che, in Piemonte, è l’agricoltura la principale responsabile del consumo d…
guido
28 apr 2007 - 21:26 - #4come mai noi produciamo e vendiamo ai paesi arabi impianti per la dissalazione di acqua marina e non adottiamo anche noi questa tecnologia visto che l’emergenza acqua ormai ha assunto un aspetto cronico e purtroppo irreversibile ?
Congresso nazionale del Po
23 nov 2007 - 19:30 - #5[…] Il Po di problemi ne ha visti parecchi, negli ultimi anni: dall’invasione di pesci siluro (ora preservati come risorsa turistica, nonostante i danni alla fauna indigena), fino alle dispute estive per l’uso dell’acqua tra agricoltura e industria. Il coordinamento tra i vari portatori d’interesse nel bacino del fiume e’ indispensabile, ma molto complesso. PUBBLICITÀ PUBBLICITÀ Legambiente e WWF suggeriscono di puntare alla rinaturazione e riqualificazione paesaggistica, altri pensano alla regimazione del medio tratto del Po, tra Cremona e Foce Mincio, per raggiungere la soglia di navigabilità per 340 giorni all’anno che aiuterebbe ad alleggerire i trasporti commerciali su gomma. I porti già esistenti non sono utilizzabili in condizioni di mancanza d’acqua e per meglio collegare la rete viaria a quella idrica sono necessari investimenti notevoli, che le regioni intendono chiedere alla comunità europea. […]