Bombe Usa inesplose nel Golfo del Messico, i ricercatori lanciano l'allarme

Bombe, petrolio ed oceani, tre elementi che non dovrebbero non entrare mai in contatto tra loro sono, secondo l'oceanografo americano William Bryant, rappresentano una vera bomba ecologica ad orologeria dalla portata sconosciuta.

Dopo la scoperta di munizioni made in Usa, trovate nella zona nota come Mississippi Canyon (la stessa del pozzo "Macondo" della tristemente nota Deepwater Horizon) l'oceanografo della Texas A&M University ha lanciato l'allarme: dalla seconda guerra mondiale ad oggi il Golfo del Messico e le coste del Pacifico sono state disseminate di ordigni bellici e chimici, che oggi rappresentano un serio pericolo per l'ambiente e per le attività petrolifere.

L'usanza, abolita dal governo Usa nel 1970, era quella di "testare" gli ordigni al largo delle coste atlantiche e pacifiche americane: secondo Bryant nessuno saprebbe tuttavia quantificare quanti ordigni inesplosi giacciano oggi negli abissi oceanici.

A quasi 70 anni di distanza nessuno conosce con esattezza quanti ordigni siano stati dispersi in mare né sarebbe possibile quantificarli. Non è un segreto, per decenni ricercatori e militari erano consapevoli del rischio. Quando è avvenuto il disastro della Deepwater Horizon ho pensato: "Oh mio Dio! Temo che possa esserci qualche problema con le bombe disseminate là sotto.



ha spiegato Bryant alla stampa Usa, sostenendo che sarebbero 31milioni le tonnellate di bombe nei mari americani, una cifra che sostiene essere sottostima.

Potrebbero sorgere rischi per l'ambiente? Non possiamo assolutamente prevederlo, e già questo dovrebbe preoccupare. Non sappiamo molto di queste bombe, eppure sono sul fondo del mare da 40, 60 anni.

Secondo una stima, sarebbero oltre 30mila i lavoratori che ogni giorno rischiano la vita inconsapevolmente sulle piattaforme petrolifere, per non parlare di tutto il settore ittico; William Bryant, con il collega Neil Slowey, presenterà lunedì a San Juan di Porto Rico uno studio redatto da oceanografi e scienziati marini dal titolo "International Dialogue on Underwater Munitions" che porterà alla luce proprio quanto fino ad oggi è stato nascosto dagli abissi, ma si possono reperire informazioni già dal sito underwatermunitions.org.

Via | Texas A&M University

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