L’Italia è formata da 7.458 Km di coste, molti dei quali protetti da opere a mare quali pennelli o barriere, che altro non sono che delle costruzioni perpendicolari o parallele alla linea di costa fatte con scogli.
Ci sono barriere radenti fatte con cemento e costruite a stretto contatto con ciò che deve essere protetto come una strada litoranea o anche dei setti sommersi o meglio dei sacchi pieni di sabbia posti sul fondo del mare. In più queste opere vengono affiancate da un ripascimento: un apporto di sedimenti messo ad hoc dall’uomo.
L’erosione costiera è un fenomeno che sta sempre più dilagando sulle coste Italiane e non, causato sia dal più recente innalzamento del livello medio del mare o dalla poca piovosità, sia da cause antropiche come la costruzione di opere di regimazione dei corsi d’acqua, l’estrazione di materiale dagli alvei, l’abbattimento delle dune o ancora l’urbanizzazione delle aree costiere.
Salvare la costa è un obbligo degli addetti ai lavori e non: un’adeguata conoscenza della fenomenologia dei litorali è indispensabile dal punto di vista della costruzione di opere e un nostro basso impatto ambientale può aiutare la nostra costa a non regredire troppo velocemente.
Fino a qualche anno fa, le barriere venivano costruite basandosi solo su modelli matematici, ad esempio direzione del vento e dell’onda più distruttiva (mareggiata).
Poi si passò ai modelli fisici in 2D - uno di questi si trova all’università di Firenze - ma un modello in 2 dimensioni non rispecchierà mai la realtà o almeno non ci si avvicina abbastanza; nel 2001 al politecnico di Bari fu costruito il primo laboratorio di ingegneria delle coste italiano (LIC), divenuto anche uno dei pochi in Europa, che lavora in 3D.
Il modello 3D ricostruisce in scala dei tratti di costa: per esempio sono stati ricostruiti 900 metri di litorale di Marina di Massa, compresi pontile e strada litoranea, riproducendo poi l’evento di una mareggiata tramite generatori posti a fine vasca. Lo studio del comportamento del modello serve per migliorare la opere di difesa che in quel tratto sono abbondanti.
roberto de falco
04 mag 2007 - 22:05 - #1l’erosione non e’ uno scherzo, in un futuro non troppo lontano diverse zone costiere italiane come ostia potrebbero ritornare tratti di mare se non si dovesse fare il ripascimento.
il ripascimento costa e in caso di crisi mondiale o di guerre prolungate chi lo fara’ chi paghera’.
costruire lungo le coste non ‘ solo un delitto per l’ecologia e’ anche un investimento poco oculato che presenta rischi notevoli per manutenzione dello stabile possibili maremoti possibili inondazioni. non riesco a capire perche’ chi compra le case sul litorale non pensa a questi fatti.
Francesca
06 mag 2007 - 14:32 - #2@Roberto
Un semplice ripascimento nella maggior parte dei casi non basta se non viene protetto da opere a mare come quelle che ho descritto prima.
L’urbanizzazione sulle coste è ovviamente un problema grave ma da noi per fortuna i maremoti o le inondazioni da mare sono pochissime,anche perchè il nostro mare è semichiuso e uno tsunami difficilmente puo accadere ovviamente senza contare quelli successi per le colate laviche.
L’urbanizzazione sulle coste andrebbe regolamentata meglio,fare strade dove c’erano antiche dune puo solo far erodere.
ecoblog
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nicola bonelli
18 apr 2010 - 11:40 - #5(***) Attenzione:
Sul problema dell’erosione della costa ionica abbiamo sentito in questi ultimi anni un sacco di corbellerie. La più grossa sciocchezza – detta anche da fonti ufficiali ed autorevoli – è che tale fenomeno sia dovuto al mancato apporto solido fluviale.
Si sente evocare e paventare “il mancato ripascimento”. Come se la costa fosse un cavallo: che reclama ogni anno la sua razione di biada.
Si vorrebbe che i fiumi portassero a mare una maggiore quantità di apporto solido. Ma non si tiene conto che ogni grammo di quel materiale viene asportato da versanti e rilievi (a causa della diffusa idro-erosione del suolo) con conseguenze gravissime per la stabilità e l’agricoltura; ed un grave rischio per la nostra stessa sopravvivenza: la desertificazione.
Abbiamo inoltre assistito ad alcuni interventi folli sulla costa: di ripascimento, appunto, e ad altri comunque dannosi e controproducenti.
E già si preannunciano, come un presagio di sventura, nuovi Alti Studi ed altri interventi milionari.
Ma a tutti sfugge la vera causa che sta provocando quel disastro. Causa che non viene da lontano ma è tutta lì e soltanto lì: nel modo errato di approccio e di utilizzo, del litorale stesso.
Cordiali saluti
Nicola Bonelli
3482601976
C.Stefano
22 nov 2010 - 22:05 - #6scusate il mio intervento da profano
Ma l’innalzamento del mare non porta ad un’aumento di massa dell’acqua con conseguente aumento di potenza di erosione?