Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari SpA) - impresa pubblica cui è affidato il decomissioning delle scorie radioattive - e Areva - gigante francese delle tecnologie nucleari - hanno firmato un contratto del valore di oltre €250 milioni, che prevede il trattamento in Francia di 235 tonnellate di combustibile nucleare provenienti dalle ex centrali di Caorso (190 tonnellate di combustibile), Trino (32 tonnellate) e Garigliano (13 tonnellate).
Il trattamento del combustibile irraggiato permette di separare le materie valorizzabili (per le quali Areva si è impegnata a individuare un futuro impiego) dai rifiuti finali che saranno restituiti in una forma che ne riduce il volume e ne garantisce la sicurezza nel lungo termine.
Le operazioni di trasferimento del combustibile inizieranno nel 2007 e dureranno circa 5 anni. Dopo il trattamento - che avrà luogo nello stabilimento di La Hague - i residui rientreranno in Italia entro il 31 dicembre 2025.
Sarebbe interessante conoscere l’impiego che verrà trovato per le materie riutilizzabili!
(foto Simone Ramella)
Via | Areva
» In Francia le scorie nucleari italiane, firmato contratto su ansa.it
» Album fotografico della centrale nucleare di Caorso - foto e commento di Simone Ramella su Flickr

16 COMMENTIAGGIUNGI IL TUO
missvi
come possiamo pensare di tornare al nucleare se ancora non sappiamo che fare di scorie usate 30 anni fa?!?!?
#1 - Scritto il
Larry
chiedilo ai francesi, sono ancora tutti vivi…merito dello Champagne?
#2 - Scritto il
Berto
E intanto loro hanno energia pulita e a basso costo, mentre noi paghiamo 250 MILIONI di € (spendibili ad esempio per comprare autobus ibridi) per far smaltire le nostre scorie a loro…
#3 - Scritto il
Berto
Quel che è stato incredibile è che il referendum non ha bloccato la costruzione di nuove centrali e lo smantellamento a fine vita di quelle esistenti, ma sono state chiuse subito con chissà quali perdite economiche visto la breve vita che hanno avuto..
#4 - Scritto il
gnaffetto
"chiedilo ai francesi, sono ancora tutti vivi…merito dello Champagne?" forse non sai che i francesi hanno delle discariche di materiale radioattivo…. piu' estese in rapporto al consumo di materiale radioattivo. e che queste discariche resteranno sul groppone alle generazioni future. come dire: io ora consumo e lascio i rifiuti a quelli che verranno…..CAZZI LORO. se è questo il tuo modo di ragionare mi spiace ma la pensiamo diversamente, spero sia solo colpa di disinformazione …. ciao
#5 - Scritto il
Larry
gnaffetto, tu cosa pensi che succederà da qui all'anno 4871 DC? no, perchè se sai già sai tutto… Rivelaci qualcosina!
#6 - Scritto il
spirito
mah le nostre centrali dovevano continuare a funzionare, vorrei che qualcuno calcolasse i soldi che abbiamo perso con la chiusura delle nostre centrali
#7 - Scritto il
Il Giornale del Passatore » Blog Archive » Parte delle scorie nucleari italiane saranno trattate in Francia
[...] Il resto dell’articolo lo trovate qua. [...]
#8 - Scritto il
Berto
Ho letto su wikipedia, sotto centrali nucleari, che in Inghilterra lasciano una centrale spenta 100 anni prima di smantellarla ed in questo modo i costi sono molto bassi, al contrario in Italia durante la 13a legislatura, l'allora ministro Bersani (sì proprio lo stesso che ora rilancia il nucleare) fece smantellare anticipatamente le centrali aumentando i costi in maniera esorbitante..
#9 - Scritto il
Unicalmondo VideoNews » Nucleare: in attesa del ddl energia, Bersani presenta road map - Il Velino
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#10 - Scritto il
SP
Sono 148 in Italia i siti ufficiali censiti che contengono materiale radioattivo, a quando un solo sito nazionale sicuro?
#11 - Scritto il
Proust
@ SP: l'avevano trovato, ci sono stati mesi di presidi, comizi e manifestazioni per impedire che venisse usato… ora si paga per farli portare all'estero.
#12 - Scritto il
missvi
io volevo dire: come facciamo in italia a pensare di tornare al nucleare, se non siamo pronti ed attrezzati nemmeno a gestire le scorie di 30 anni fa? premesso che sono contro punto e basta, ma se proprio si dovesse, almeno spero che prima ci si attrezzi a dovere per evitare di fare disastri in futuro… io non mi fido di noi italiani per certe cose!!!
#13 - Scritto il
missvi
io volevo dire: come facciamo in italia a pensare di tornare al nucleare, se non siamo pronti ed attrezzati nemmeno a gestire le scorie di 30 anni fa? premesso che sono contro punto e basta, ma se proprio si dovesse, almeno spero che prima ci si attrezzi a dovere per evitare di fare disastri in futuro… io non mi fido di noi italiani per certe cose!!!
#14 - Scritto il
10 centrali nucleari risolveranno i nostri problemi
[...] Secondo Rubbia, “non c’è forma di energia senza pericoli, basta pensare al Vajont”. E che la situazione critica dell’Italia rispetto a Kyoto “è dovuta allo scollamento tra quanto abbiamo sottoscritto e le politiche energetiche del paese”. Il nucleare contribuisce solo per il 6% al fabbisogno mondiale di energia, e non ci possiamo dimenticare dei problemi legati alle scorie radioattive di lunga vita (l’Italia non sa ancora bene che fare delle sue usate 30 anni fa!). Per il premio nobel quindi la soluzione è solo una: “Ricerca e Sviluppo”. [...]
#15 - Scritto il
Scorie nucleari italiane: dove le mettiamo?
[...] Dobbiamo sistemare 90′000 metri cubi di rifiuti radioattivi, a cui nel 2025 si aggiungeranno altre 235 tonnellate di ritorno dalla gita in Francia. PUBBLICITÀ PUBBLICITÀ Oggi questo materiale radioattivo è sparso in una miriade di depositi e nelle centrali nucleari dismesse ed in moltissimi casi non è in condizioni di sicurezza. Vi ricordate la rivolta di Scanzano Ionico nel 2003? Là - nelle ex miniere di sale - doveva nascere il deposito nazionale dei materiali radioattivi, ma le proteste bloccarono tutto. La settimana scorsa il Ministro per per lo sviluppo economico Pierluigi Bersani ha incontrato i Presidenti delle Regioni per discutere ancora una volta la localizzazione del deposito unico. Questa volta il governo vuole trovare una soluzione concertata che eviti le barricate. L’unico risultato per ora ottenuto è che le barricate sono state alzate solo verbalmente. Basilicata, Toscana, Piemonte e Lazio hanno già messo le mani avanti: il percorso quindi è molto in salita. In teoria - e sottolineo in teoria - l’individuazione del sito adatto dovrebbe avvenire entro sei mesi. [...]
#16 - Scritto il