Logo Blogo

Unità di misura ecologiche

Pubblicato: 14 mag 2007 da lumachina

Commenti dei lettori

Misurare l'ecologia. - foto AtomicjeepRagazzi: non sarebbe comodo guardare le etichette di due oggetti e poter dire: “prendo questo invece di quest’altro perché e’ più ecologico”? Per farlo servirebbe una unità di misura dell’ecologicità.

All’università mi dicevano: “Prima misura, poi pensa, infine parla.” Se mancano le unità di misura, il procedimento resta valido; solo che per prima cosa bisogna procurarsi delle unità di misura.
Questa nuova unità dovrebbe misurare l’impatto dell’oggetto per tutto il suo ciclo vitale in termini di energia, risorse, inquinamenti, ecc… io la vedrei bene come numero relativo: negativo se la cosa consuma molto, positivo se la sua produzione porta dei vantaggi al Pianeta.

Il problema enorme alla base di questo sistema e’ che bisogna dare un valore a tutte le cose: dire quanto vale la conservazione della natura, quanto vale la purezza dell’aria, quanto vale uno scarico industriale. Servirebbe un piccolo esercito di naturalisti, economisti, fisici e filosofi che lavorassero per definire le variabili che compongono questa unità di misura (già mi vedo la nuova bacheca al Museo dei Pesi e delle Misure di Sèvres!)

Un lettore (Proust), che ha avuto la mia stessa idea ma che ci ha pensato su più a lungo, mi ha mandato questa mail, piena di ispirazioni:

L’idea mi venne in mente parlando dei consumi energetici nelle diverse fasce orarie: ultimamente viene spesso pubblicizzato di utilizzare gli elettrodomestici nelle ore serali e notturne per risparmiare in quanto il costo dell’energia in tali fasce è minore. Parlando con varie persone che sostenevano la correttezza di questa affermazione mi soffermai sul pensare a quanto costi in realtà produrre la corrente, tutti convennero con me che la produzione di energia elettrica in termini ambientali è esattamente identica sia che essa venga prodotta di giorno sia che ciò avvenga di notte; il risparmio infatti deriva solo dalla differenza tra domanda e offerta.

In altre parole mi sono reso conto che spesso parlare di soluzioni ecologiche utilizzando come unità di misura “i soldi” non rispecchia la realtà dei fatti.
Frutto di successive riflessioni mi sono chiesto perché non si possa introdurre un nuova unità di misura opportunamente dimensionata e regolamentata: la ECO-Unità (nome molto poco fantasioso) che venga apposta su tutti i prodotti, accanto al prezzo, per valutarne il reale impatto ambientale.
Un esempio pratico delle potenzialità di tale sistema poterebbe essere quello dell’acqua minerale: una bottiglia d’acqua in plastica e una in vetro oggigiorno sono grossomodo sullo stesso piano in termini di prezzo (€), ma siamo tutti d’accordo che in termini ambientali la bottiglia di plastica ha un costo ben più oneroso rispetto al vetro; se sulle stesse venisse scritto chiaramente il valore in ECO-Unità, il consumatore potrebbe valutare meglio ed essere più conscio di ciò che comporta la sua scelta.

Mi rendo conto che la fattibilità di tale progetto è ben lungi dall’essere immediata, tuttavia non ritengo che sia un obbiettivo irraggiungibile.
La ECO-Unità non dovrà per forza rappresentare qualcosa di fisico (metri cubi d’aria pulita, alberi, ecc), potrà essere una quantità puramente astratta, o al più rappresentare il costo ambientale in un determinato momento di un particolare bene di uso diffuso (es. costo ambientale che aveva una bottiglietta di plastica nel 2000), su cui tutto poi andrebbe opportunamente scalato.
Per quanto riguarda la classificazione basterà che una commissione (già esistente per altri controlli) valuti ciascun prodotto secondo tabelle prestabilite, in modo che sulla confezione di ogni bene di consumo compaia un valore in ECO-Unità corrispondente all’impatto ambientale che materie prime impiegate, produzione, smaltimento del packaging e successivamente anche il trasporto comporta.
Tornando all’esempio delle bottiglie d’acqua: a parità di prezzo in € sulla bottiglia in vetro comparirà un valore di ECO-Unità pari a 1/5 (valore puramente esemplificativo) rispetto a quello che comparirà sulla bottiglia di plastica.

I possibili vantaggi sarebbero molteplici:
- il consumatore avrebbe uno strumento semplice, certificato/unificato e imparziale per valutare le proprie scelte ecologicamente;
- le aziende avrebbero maggiori interessi ad aggiornare e migliorare le proprie metodologie produttive per ottenere un “punteggio” maggiormente eco-compatibile, in vece di puntare su marketing e packaging, per fare più profitti;
- lo Stato avrebbe uno strumento di controllo capillare in più per regolamentare e controllare l’effettivo impatto ambientale del Paese.

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (3 Voti | Media: 3.67 su 5)
condividi condividi
7 commenti

Commenti dei lettori

Nascondi commenti anonimi
  • Profilo di capracotta

    capracotta

    14 mag 2007 - 09:52 - #1
    0 punti
    Up Down

    Complimenti a Proust, che ci riserva sempre ottime riflessioni!
    Come si potrebbe proporre concretamente la misurazione dell’ecologicità? Se qualcuno sta meditando di fare dello studio il proprio lavoro potrebbe provarci con un dottorato…

  • Profilo di Marco-TO

    Marco-TO

    14 mag 2007 - 10:32 - #2
    0 punti
    Up Down

    Per quanto riguarda il calcolo del rendimento di un impianto di produzione di energia, con qualsiasi tipo di combustibile, eolico, solare ecc. è stato creato l’indicatore EROEI Energy Return on Energy Invested (anche EROI, Energy Return on Invested).
    Per saperne di più:

    http://it.wikipedia.org/wiki/EROEI
    http://www.aspoitalia.net/documenti/bardi/eroei/eroei.html
    http://en.wikipedia.org/wiki/EROEI
    http://www.enitecnologie.it/italiano/area_stampa/tpoint_in_edicola/articolo_5.htm

    Per quanto riguarda i prodotti in commercio, sì, sarebbe interessante per il consumatore capire quanta energia è servita a produrlo e non solo il prezzo in euro.
    Potrebbe essere un valore espresso in KW.
    Un altro indicatore interessante sarebbe anche quanti litri d’acqua sono stati necessari per produrre un dato bene.
    Esempio, per una tazzina di caffè, servono 80 litri d’acqua, tenendo conto anche dell’acqua resasi necessaria per la coltivazione del caffè.
    Se volete saperne di più vi è questo filmato dalla trasmissione Le Storie di RAI3. In studio presentano il libro del climatologo Vincenzo Ferrara dal titolo “Clima: istruzioni per l’uso”.
    Parlano della secca del fiume Po e di altri argomenti legati all’acqua ed ai suoi sprechi
    http://www.media.rai.it/mpmedia/0,,RaiTre-Lestorie%5E24382,00.html

  • Profilo di Giovanni C

    Giovanni C

    14 mag 2007 - 10:41 - #3
    0 punti
    Up Down

    L’idea di lumachina è molto interessante, non credo che c’è da scomodare i kW in etichetta anche se quella è poi l’unità di misura di riferimento, bisognerebbe fare una scala come per gli elettrodomestici che definisci la classe di consumuo ad esempio.
    La 2° legge della termodinamica dice che l’universo evolve verso livelli di disordine sempre crescenti … come si può fare un’etichetta in cui dici che quel prodotto porta vantaggi al pianeta?

  • Profilo di Proust

    Proust

    14 mag 2007 - 10:55 - #4
    0 punti
    Up Down

    @ Giovanni C:

    infatti l’etichetta avrebbe sempre un un valore positivo, nulla porterebbe un vantaggio, semplicemente sarebbe data la possibilità di scegliere il prodotto che da minor “svantaggio”

  • Profilo di Proust

    Proust

    14 mag 2007 - 11:13 - #5
    0 punti
    Up Down

    capracotta:
    nel concreto la traduzione non è semplice, bisognerebbe creare delle tabelle per cui ad esempio poter dare un valore alle materie prime (per una scarpa servono 200g di A e 500 g di B, A costa 1 eco-Unità al kg, B ne costa 0,7 il totale delle eco-Unità della scarpa per quanto riguarda le materie prime è di 0.55) poi si somma il contributo dell’energia impiegata, del processo produttivo, dello smaltimento degli scarti e del pakeging…alla fine la tua scarpa sarà costata, che so, 15 eco-unità

    @Marco-TO:
    il KW va bene come unità dell’energia impiegata, ma se si vuole veramente poter racchiudere in un solo numerino magico tutto il processo (quindi anche materie prime, smaltimento, trasporto) bisogna necessariamente convertirlo.

    Calcoliamo anche che il Kw preso dall’enel avrebbe un costo in eco-unità ben maggiore di quello che un’azienda ricava dall’impianto fotovoltaico sul tetto del capannone…come dicevo: gli €uro non sempre sono fedeli alla realtà ;-)

  • Profilo di Proust

    Proust

    16 mag 2007 - 12:52 - #6
    0 punti
    Up Down

    speravo in qualche consiglio/osservazione in più ma va bene lo stesso.

    cercherò di sondare anche altri ambienti, vi terrò aggiornati ;-)

  • Profilo di egoLogic

    egoLogic

    26 mag 2007 - 16:45 - #7
    0 punti
    Up Down

    Voglio premettere che non condivido l’affermazione di Proust che l’economicità di un certo prodotto non sia strettamente correlata con la sua eco-compatibilità. Mi sono laureato da poche settimane con una tesi che affronta proprio questo tema: l’utilità ecologica sempre più spesso conicide con un’utilità sociale ed economica.
    Ad esempio un prodotto derivante da una filera sostenibile ed adeguatamente corta non deve costare necessariamente di più di un prodotto socialmente ed ecologicamente non-compatibile; anzi, spesso costa di meno.
    Oltretutto un’azienda che punti su questo tipo di prodotti può contare su un ritorno economico derivante dalla crescente sensibilità “ecologica” di noi consumatori: io quando vado al supermercato e scelgo un prodotto che rispetta determinati criteri, investo sull’idea che sta alla base di quel prodotto e finanzio l’azienda che lo produce permettendole di fare utili.
    Sono d’accordo con Proust sul fatto che il prezzo di un prodotto dev’essere affiancato da un’altra voce, il famoso “numerino magico” a cui lui allude che deve esprimere la sua eco-compatibilità (o non-compatibilità) sotto tutti i punti di vista, ma è necessario dimostrare come attraverso criteri di efficienza si può anche contenere il prezzo.
    Spero di essere stato abbastanza chiaro…..