Logo Blogo

Coi mulini ci faccio un castello

Pubblicato: 15 mag 2007 da Matteo Razzanelli

Commenti dei lettori

Parco eolico paga ristrutturazione castello a Tocco da CasauriaE così l’eolico fa bene non solo all’ambiente, ma anche al patrimonio storico del nostro paese. Succede grazie all’iniziativa del Comune di Tocco da Casauria (PE), dove il rinnovamento di un parco eolico consentirà di finanziare la ristrutturazione del castello ducale simbolo del paese abruzzese (clicca qui per vedere una galleria fotografica del castello).

Il progetto di parco eolico sarà realizzato dalla Fera di Milano. L’azienda sostituirà le vecchie ed obsolete turbine con nuovi mulini, che garantiranno una produzione totale di 3600 MWh all’anno (pari al fabbisogno di circa 1000 famiglie). La potenza installata permetterà al Comune di incassare annualmente ben €113′000 di royalties e di pagare così il mutuo di €1 milione contratto dall’amministrazione per ristrutturare il castello di Tocco.

Il Comune di Tocco ha acquistato il castello 2 anni fa per €400′000 (una svendita, ma trattavasi di rudere!) e ha poi ricevuto €300′000 dalla Regione per consolidare la costruzione che stava collassando. Senza i soldi dell’energia eolica il castello di Tocco si sarebbe probabilmente avviato verso la seconda distruzione della sua storia. Costruito da Federico II tra il 1187 ed il 1220, il fortilizio fu infatti distrutto dal terremoto del 1456 e fu poi ricostruito in stile rinascimentale a forma rettangolare, con quattro torri quadrate agli angoli.

Il Comune ha anche deciso di destinare una piccola parte delle royalties al Centro Aiuti per l’Etiopia: durante il suo ciclo di vita (20 anni), il parco sosterrà a distanza due bambini etiopi.

Datemi pure dell’ottimista, ma sull’eolico continuo a pensare che il vento stia cambiando!

Via | Il Sole 24 Ore ed. 10/05/2007 pag. 23 (pdf)

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (nessun voto)
condividi condividi
31 commenti

Commenti dei lettori

Nascondi commenti anonimi
  • Profilo di harlock

    harlock

    15 mag 2007 - 08:03 - #1
    0 punti
    Up Down

    se si pensa che la società beccherà circa quasi 1.5 milioni di euro all’anno per 12 anni di contributi (7.000.000 € di incentivi all’anno per un impianto medio di 20 mw per 12 anni) chi è che ha fatto l’affare?

  • Profilo di brizio

    brizio

    15 mag 2007 - 09:14 - #2
    0 punti
    Up Down

    l’hanno fatto tutti!
    se ci sono ulteriori margini di trattativa che si facciano (più) furbe le amministrazioni.
    A mio giudizio… avanti così!

  • Profilo di crazyhorse

    crazyhorse

    15 mag 2007 - 09:58 - #3
    0 punti
    Up Down

    Quoto brizio, l’affare l’hanno fatto tutti..e credo sia da elogiare anche il fatto che vogliano sostenere due bambini in Etiopia :)

  • Matteo Razzanelli

    15 mag 2007 - 10:57 - #4
    0 punti
    Up Down

    Harlock, comunque l’azienda ci mette la tecnologia e fa l’investimento iniziale. Sborsare soldi dall’oggi al domani non è cosa scontata, ed è un servizio che si paga anche quando le entrate future sono certe. Il Comune, senza sborsare un soldo e senza stendere progetti nè fare acquisti, riceve €1 milione fresco fresco dalla banca. Non mi pare poco!

  • Matteo Razzanelli

    15 mag 2007 - 11:00 - #5
    0 punti
    Up Down

    Inoltre (dimenticavo!) oltre al milione che il comune incassa cash ed in anticipo, durante la vita dell’impianto il Comune intascherà un altro milione e 260′000 € di royalties!

  • Profilo di harlock

    harlock

    15 mag 2007 - 11:25 - #6
    0 punti
    Up Down

    bene, spiego meglio: io punto il dito sull’enorme disparità di entrate, non giustificate dall’investimento iniziale e sulla necessità dei comuni di accontentarsi delle bricciole pur di poter fornire servizi ai cittadini.
    Non contesto il metodo di base, solo quel che porta a questo.
    Se pensate a quanti soldi intascano le aziende capirete anche perchè si punti così tanto sulle centrali eoliche e molto molto meno sul microeolico e sulla produzione decentrata dell’energia.
    Se invece ci vogliamo fermare alla notizia senza ragionare sui motivi, allora io non vado avanti.

  • Matteo Razzanelli

    15 mag 2007 - 11:56 - #7
    0 punti
    Up Down

    Harlock, i prezzi li fa il mercato. A questo punto i casi sono due: o non c’è abbastanza concorrenza nel settore, oppure i margini non sono così alti come dici tu (un parco eolico ha anche dei costi: costruzione, acquisto turbine, manutenzione).
    Se si fossero presentate altre aziende con offerte migliori, sicuramente il Comune le avrebbe accettate. A quanto pare nessuno ha offerto di più, per un motivo o per l’altro.
    Anche se è andata così, a me pare che ci guadagnino tutti, come diceva brizio.

  • FabioT

    15 mag 2007 - 13:24 - #8
    0 punti
    Up Down

    Sono balle i prezzi dell’eolico non li fa il mercato. Derivano dal DL Bersani 1999 (certificati verdi) se li facesse il mercato nessuno metterebbe centrali elettriche eoliche in Italia. E l’eolico in Italia è pagato più che in tutto il resto d’Europa. Il doppio della media europea e il triplo rispetto alla Danimarca. Anch’io credo che il vento per l’eolico stia cambiando!!!

    E le società gestrici dei parchi sono un ramo della filiera assolutamente inutile. Le pale potrebbero benissimo metterle i comuni: sono telecomandate dalla Spagna o dalla Danimarca e hanno bisogno di pochissima manutenzione. Compito di chi gestisce i parchi è solo convincere ( e potrei dire di peggio) gli amministratori locali ad installarle.

  • Gino

    15 mag 2007 - 14:10 - #9
    0 punti
    Up Down

    Daccordo con harlock. Quello che incassa il comune mi sembra molto poco.

    Tra l’altro, ma perchè i comuni nei quali il vento è tale da garantire rendimenti adeguati in termini di produzione di energia, non si costruiscono da soli con società ad hoc gli impianti prendersosi il 100% del beneficio.

    Visti gli elevati rendimenti non avrebbero problemi a trovare finaziamenti per l’impianto. Sulle spese di manutenzione per un impianto eolico non sono certo elevate e comunque non tali da rendere antieconomico l’investimento, altrimenti perchè le imprese specializzate lo farebbero?

  • Profilo di brizio

    brizio

    15 mag 2007 - 14:17 - #10
    0 punti
    Up Down

    FabioT,
    il ramo inutile si chiama “impresa”, certo si può potare ma poi bisogna convincere le amministrazioni ad intraprendere in autonomia, sborsare quattrini ed assumere responsabilità dirette.
    questa si è utopia.

  • Profilo di harlock

    harlock

    15 mag 2007 - 14:30 - #11
    0 punti
    Up Down

    brizio, matteo ecc, credete veramente che sia il mercato a far fare profitti ai gestori dei parchi????

    Ascoltate fabioT e accettate l’assurda realtà: è lo stato che regala milioni ai gestori mentre alla gente che si vuol fare l’impianto solo da quest’anno gli aiuti sono seri.

    E i comuni continuano a svendersi pur di racimlare soldini ma, brizio, se guardi report sapresti che alcune amministrazioni stanno internalizzando i servizi con grandi risultati.

    Utopia è un’altra cosa, a questi livelli si chiama fregatura.

  • FabioT

    15 mag 2007 - 15:12 - #12
    0 punti
    Up Down

    Per me non è impresa qualcosa che opera in un presunto mercato in cui circa 2/3 dei ricavi vengono pagati dalla collettività e in cui buona parte dei costi sono pagati dalla collettività stessa. Dobbiamo fare gli impianti eolici per ridurre le emissioni ma non possiamo fare finta che siano belli e che aumentino il valore del territorio. Le esternalità negative le paga la collettività!!!.

    Per dire le cose come stanno i Comuni avrebbero almeno due possibilità per fare una centrale elettrica eolica: o chiedono un prestito alle banche (che son ben liete di darlo visto che si tratta di un investimento che ritorna in tre anni se fatto in un buon sito) oppure (e sarebbe ancora meglio) emettono BOC.

    D’altronde le centrali elettriche in Italia nel secolo scorso sono state quasi sempre costruite dallo Stato: solo per rimanere nel campo delle rinnovabili vedi i grandi impianti idroelettrici o le centrali geotermiche targate ENEL.

  • Profilo di brizio

    brizio

    15 mag 2007 - 15:15 - #13
    0 punti
    Up Down

    @Harlock
    lo guardo report (che non è vangelo) e, a dire il vero conosco qualche amministrazione che ha fatto o sta facendo ciò che dici; ben vengano ma sono eccezioni purtroppo.
    Il legislatore con i certificati verdi avrà raggiunto lo scopo prefissato? francamente non lo so, ma se i soldi nostri devono andare da qualche parte preferisco volino via col vento piuttosto che nel fumo di una ciminiera.

    saluti
    brizio

  • FabioT

    15 mag 2007 - 15:42 - #14
    0 punti
    Up Down

    Per Brizio:
    Il “mercato” dei certificati verdi è completamente sfuggito di mano. All’inizio aveva probabilmente senso ma con il passare degli anni si è lasciato che che i prezzi salissero troppo. In Europa solo quattro paesi utilizzano questo sistema (Belgio, Italia, Regno Unito e Svezia) e il prezzo dei CV italiani è più del doppio (addirittura sei volte quello della Svezia).
    L’assurdo è che così è conveniente fare centrali elettriche eoliche in qualunque punto del territorio dove spiri un minimo di vento (sono remunerativi impianti con un’efficienza dal 12% in su ovvero da 950 ore equivalenti di funzionamento alla massima potenza contro il 30% che si cerca in Danimarca).
    Ciò porta i comuni italiani ad essere invasi da un esercito di venditori porta a porta di pale che promettono mari e monti sbandierando improbabili campagne anemometriche in posti dove nessuno ha mai visto un anemometro.

    Io invece vedrei almeno tre modi più efficienti di utilizzare i soldi pubblici:

    - Nella ricerca (ad esempio per portare sul mercato alla svelta un modo per immagazzinare l’energia prodotta dalle rinnovabili oppure per un nucleare sicuro)
    - Nel risparmio energetico (che è sicuramente il modo di ridurre le emissioni più efficiente e fattibile)
    - Incentivando ogni rinnovabile secondo lo stato della tecnologia. Se installare una potenza di un MW di fotovoltaico mi costa 5 volte un MW di eolico e l’energia me la pagano solo il doppio perché mai dovrei farlo?
    Fabio

  • Matteo Razzanelli

    15 mag 2007 - 16:22 - #15
    0 punti
    Up Down

    Non sono assolutamente d’accordo sul fatto che non si debba parlare di “mercato” e di “impresa” nel settore delle energie rinnovabili solo perchè parte dei ricavi qui viene dai certificati verdi.

    Quello che gli incentivi fanno è direzionare il mercato verso una tecnologia piuttosto che un’altra. All’interno però della tecnologia incentivata, esiste senza alcun dubbio un vero e proprio mercato in cui l’offerta è data da tutti gli operatori economici in grado di proporre questa tecnologia.

    E’ dunque un’assurdità dire che in Italia l’unica impresa a poter proporre parchi eolici sia la Fera di Milano. Ve ne sono molte e non solo italiane: pertanto un mercato esiste.

    Ora, posto che il Comune di Tocco non sia autolesionista, l’offerta della Fera è buona e per lo meno non al di sotto della media del mercato. Certamente esisteranno margini di miglioramento, ma più i comuni installano pale eoliche e più il mercato si attrezzerà (ie aumenterà l’offerta) e dunque i prezzi scenderanno (ie i Comuni ci guadagneranno di più).

    Certo il ragionamento vale solo se il Comune di Tocco da Casauria non è governato da una massa di incompetenti o peggio di corrotti. Sinceramente non ho alcun motivo per pensarlo, quindi credo che l’offerta fatta al Comune corrisponda a quanto il mercato consente al momento. Inoltre, i costi dell’impresa non sono dati solo dalla costruzione in sè del parco eolico, ma anche da tutte le spese che essa deve sostenere (il grosso è dato dall’expertise). Lo stesso discorso vale per l’internalizzazione dei parchi eolici: qualcuno ha mai avuto a che fare con le amministrazioni comunali? Secondo voi sono davvero in grado di progettare, costruire e gestire un parco eolico, per di più rimanendo nel budget previsto? Ahahahahhah a me sembra una barzelletta!

  • nonhovoglia

    15 mag 2007 - 17:02 - #16
    0 punti
    Up Down

    Ma esistono sistemi eolici medio piccoli ?

  • Matteo Razzanelli

    15 mag 2007 - 17:11 - #17
    0 punti
    Up Down
  • FabioT

    15 mag 2007 - 21:37 - #18
    0 punti
    Up Down

    Caro Matteo,
    intanto un impianto eolico onshore ha spese operative pari al 14% per i primi due anni e al 16% per gli anni successivi. Il resto va a pagare l’ammortamento delle pale gli interessi e a i lauti profitti(a nostre spese) per i gestori. Le percentuali pagate ai Comuni sono nei casi migliori del 5-6%. Che il cosidetto “parco” sostenga pure a distanza due bambini etiopi mi sembra una presa per i fondelli…

    Per quanto riguarda le amministrazioni comunali non dovrebbero certo armarsi di tecnici specializzati o quant’altro, dovrebbero solo fare un accordo con una società che curi la progettazione e la gestione degli impianti garantendo a questa un canone annuo ma mantenendo per se il grosso dei ricavi.

    Il termine mercato si può applicare anche al mercato delle vacche o ad un suk arabo ma questi non hanno a che vedere con il libero mercato come pure l’eolico in Italia.

  • Profilo di Matteo Razzanelli

    Matteo Razzanelli

    15 mag 2007 - 22:04 - #19
    0 punti
    Up Down

    Fabio,
    1) I lauti profitti delle imprese non sono a nostre spese perchè il comune non solo non sborsa un euro, ma incassa subito 1 milione di euro anticipato. Quindi in sostanza è come se il Comune chiedesse un credito all’azienda che realizza il parco eolico, perchè è l’azienda a fare l’investimento iniziale e non il Comune.
    2) Non so se il modello da te prospettato possa effettivamente garantire il funzionamento ottimale del parco. L’impresa percependo un fisso dal Comune non ha infatti lo stesso incentivo alla perfetta funzionalità del parco.
    3) Senza tecnici specializzati ed un’amministrazione efficiente, il piccolo comune non si troverebbe nemmeno a relazionarsi ad armi pari con l’azienda “affidataria”.

    In ultima analisi l’impresa che costruisce il parco eolico non è certo un “parassita” che si cucca fior di royalties a sbafo. E’ un’impresa che ha le conoscenze per costruire e gestire una windfarm, che anticipa i soldi e che garantisce pure il massimo sfruttamento possibile del vento (pena minori guadagni). Dulcis in fundo, l’impresa si fa pure carico del rischio (in caso di guasti o danni alle turbine).

    Sul mercato: quindi secondo te gli amministratori dei piccoli comuni sono autolesionisti, incompetenti oppure corrotti (per accettare le offerte di imprese come Fera). Rispetto la tua opinione, ma secondo me invece si tratta di offerte valide, allo stato attuale della tecnologia.

  • FabioT

    16 mag 2007 - 00:22 - #20
    0 punti
    Up Down

    Quando dico che i profitti sono a nostre spese intendo che il costo che i produttori di energia pagano per i certificati verdi viene poi aggiunto alla bolletta per tutti gli italiani. Sul sito dell’Autorità per l’Energia trovi scritto:

    “Il prezzo finale pagato da ciascun cliente domestico prevede componenti tariffarie a copertura di:

    costi di generazione (costi di produzione e dispacciamento dell’energia elettrica, compresi gli oneri derivanti dall’applicazione della normativa sui certificati verdi; all’interno di questa voce di costo sono inoltre remunerati il servizio di interrompibilità e la disponibilità di capacità produttiva)”

    Tu dici che ali soldi pubblici potrebbero essere impiegati peggio (come il CIP6) io dico che potrebbero essere impiegati meglio. Questione di opinioni!!!

    Il problema dei comuni, specie quelli piccoli, è che ormai hanno le finanze ridotte all’osso, e sono disposti a qualsiasi cosa pur di racimolare qualche soldo. Dall’articolo che citi mi sembra di capire che il Comune userà le royalties per ripagarsi un mutuo. Il credito glielo da la banca non la Fera. Comunque se i dati esposti sono corretti l’accordo in questo caso è piuttosto vantaggioso: il comune avrebbe un ritorno del 14% e va anche detto che non si tratta di una megacentrale con decine di pale ma di solo due pale, quindi con un impatto paesaggistico piuttosto limitato.

    Infine un appunto: la “famiglia” o le “case” non sono un’unità di misura dell’energia prodotta. Ogni italiano consuma in media 5 Mwh all’anno quindi se l’impianto funziona come prospettato darà l’energia elettrica per 720 persone. Se ragioniamo in termini di riduzione delle emissioni dobbiamo considerare l’energia totale consumata e ridurre il valore ad un terzo.

    Ciao
    Fabio

  • Profilo di brizio

    brizio

    16 mag 2007 - 07:38 - #21
    0 punti
    Up Down

    FabioT
    Dire che un italiano consuma 5 MWh mi pare un tantino fuorviante, io ad esempio consumo 2500 kWh annui.
    Se si utilizza l’unità di misura famiglia è per comodità, certo si poteva anche dire che il parco produrrà energia per il consumo di una media/piccola azienda manifatturiera, qualcuno avrebbe capito lo stesso?
    perdona ma tirare in ballo anche questo denota una posizione decisamente barricata e perde di obbiettività.
    Iniziamo a parlare di soluzioni possibili, io un microeolico lo installerei, se avessi i soldi il terreno ed il vento… e mi prenderei senz’altro anche i soldi del CV, tu no?
    invece anche potendo non costruirei mai un inceneritore o una centrale a carbone “pulito”.
    Buona giornata

  • Profilo di harlock

    harlock

    16 mag 2007 - 08:02 - #22
    0 punti
    Up Down

    2500 kwh annui?
    in quanti brizio?
    perchè io e la mia compagna stiamo su circa 800 kwh annui, e non viviamo certo in grotta.

    i vantaggi economici del fotovoltaico per le aziende resta indubbio, grazie ai contributi che non hanno lo stesso appeal per altre forme di rinnovabili con un costo in termini di investimento iniziale molto maggiore, a fronte di una percentuale per i comuni molto minore.

    inoltre cambiare il mozzo e le pale presuppone un esborso sempre molto minore della costruzione ex-novo, ma contributi e percentuali per i comuni restano invariati.

    non sarebbe ora di ridurre questa forbice che ad oggi ha dimostrato di non funzionare correttamente?

  • FabioT

    16 mag 2007 - 08:29 - #23
    0 punti
    Up Down

    Qua non stiamo parlando di impianti che vanno a dare energia alle famiglie. Sono impianti collegati alla rete elettrica.
    Quando parlo di 5MW il conto che faccio è molto semplice: l’energia elettrica consumata in Italia diviso il numero degli abitanti. Chiaramente questo include gli usi industriali e gli usi civili diversi dalle abitazioni. Ma è su questo che bisogno ragionare per valutare una centrale elettrica: l’elettricità non va alle famiglia va a chi la chiede in un determinato momento.
    Se tu ragioni in termini di impianti con lo scambio sul posto allora puoi pensare al consumo della tua famiglia e ha senso confrontare i tuoi consumi con l’energia prodotta.
    Il tuo consumo di 2500 kwh mi sembra un po’ eccessivo: noi in cinque ne consumiamo 1500 !!!
    Io sono d’accordissimo sul minieolico: ho il terreno e la possibilità di farlo e magari lo farò (anche se chi l’ha fatto in zona ha avuto qualche problema di affidabilità ed è difficile trovare tecnici competenti). E’ il grande eolico, come fatto in Italia, senza logica e programmazione, con incentivi esorbitanti che mi da molto fastidio. Inoltre gli si tende ad attribuire una valenza quasi salvifica che non ha rischiando di distogliere risorse e attenzione da politiche più vantaggiose sia in termini di generazione elettrica che di risparmio.

  • Matteo Razzanelli

    16 mag 2007 - 09:44 - #24
    0 punti
    Up Down

    Fabio, i CV sono parte del mercato delle emissioni, che secondo me è un’ottima idea perchè trattasi dell’applicazione pratica del principio “chi inquina paga”. Per me è buon uso dei soldi pubblici.
    Sulle rendite per i Comuni, quoto Brizio all’inizio, se sono davvero basse, che si organizzino! In ogni caso, ci hanno guadagnato tutti: Comune, impresa, cittadini e ambiente.

  • Profilo di brizio

    brizio

    16 mag 2007 - 09:57 - #25
    0 punti
    Up Down

    si, in effetti il mio consumo nel 2006 è stato di 1572kwh (siamo in 4), 2500 è il consumo che dovrei raggiungere l’anno prossimo con alcune modifiche all’impianto di riscaldamento.

  • FabioT

    16 mag 2007 - 10:52 - #26
    0 punti
    Up Down

    Matteo,
    incentivare le energie rinnovabili è uno dei migliori usi che si possa fare dei soldi pubblici nella situazione attuale. Andrebbe solo fatto con un po’ più di testa!!!

  • Coi mulini via le tasse!

    22 mag 2007 - 01:48 - #27
    0 punti
    Up Down

    […] Continua il viaggio di ecoblog nei piccoli Comuni che hanno scelto l’eolico per finanziare i propri progetti. C’è chi ha deciso di ospitare un parco eolico per finanziare un impianto di teleriscaldamento da geotermia e chi vuole gli aerogeneratori per ristrutturare il proprio patrimonio storico. Oggi è il turno di chi coi mulini ci finanzia direttamente il proprio bilancio. […]

  • lucio81

    12 ago 2007 - 01:43 - #28
    0 punti
    Up Down

    Salve a tutti, i vostri commenti mi toccano molto essendo originario di una zona molto ventosa della puglia dove l’eolico, di grandi dimensioni, è in forte espansione. concordo con quello che dite: i paesini della mia zona soprattutto all’inizio si sono accontentati dei “regali” dalle pale data anche l’arretratezza in cui versano. Una cosavolevo chiedere a chi lo sa: per installare un impianto mini eolico (cert verdi compresi) dal nulla, avendo solo un pezzo di terreno, e non essendo azienda cosa si deve fare?

  • Luca24532

    24 set 2007 - 12:39 - #29
    0 punti
    Up Down

    Alcune precisazioni.
    Consumo medio famiglia italiana: 8,5kWh/giorno (2500kWh/anno circa). Fonte: Università di Firenze (http://www.de.unifi.it/Macchine/Martelli/CORSI-MARTELLI/ENERGIE-RINNOVABILI/Dispense/5-PV%20dimensionamento%201.3.pdf).
    Certificati Verdi: NON sono soldi pubblici. Il valore è determinato dallo scambio tra chi inquina e chi produce energie rinnovabili. L’unico incentivo è quello in bolletta, comunque assai inferiore (e pochi lo sanno) a tutti i soldi pubblici dati per la ricerca sul nucleare (agenzie tipo EURATOMo IEA vivono grazie a finanziamenti UE che vengono - quelli sì - dalle tasse). Per questo è necessario che le rinnovabili siano sovvenzionate: perchè ANCHE le altre energie sono sovvenzionate, seppure in modo meno visibile. Il nucleare come ho detto, e le fossili mettendo a carico dello Stato e della comunità i costi nascosti dell’inquinamento, dei disastri ecologici creati dalle petroliere che puliscono le cisterne in mare quando non affondano proprio, eccetera.
    Poi: legalmente un comune non ha alcun diritto a percepire da un impianto eolico installato nel territorio comunale alcunchè, trattandosi di opera di pubblica utilità, come ad esempio i tralicci di ENEL/TERNA per il trasporto dell’energia. Si è mai visto un comune che prende soldi perchè l’ENEL/TERNA mette dei tralicci? Nel caso di Tocco, il comune percepisce un affitto perchè i terreni su cui c’è l’impianto eolico sono comunali. Per un ettaro di terreno (agricolo) o giù di lì prende 113.000 euro/anno. E’ poco? Non mi sembra. Il tutto a seguito di un bando pubblico a cui hanno partecipato una decina di imprese che hanno fatto le loro offerte.
    Poi: la costruzione di un impianto eolico non mi sembra una banalità, anzi è di una complessità notevolissima, con notevoli rischi d’impresa. Solo l’indagine anemometrica di un anno precedente alla decisione di progettare un impianto, necessaria per vedere se c’è vento e stabilire le macchine da mettere, costa intorno ai 100.000 euro che possono andare a fondo perduto (50mila solo per l’anemometro in sè). Allora perchè i comuni non si mettono pure a costruire fabbriche e produrre servizi o prodotti di vario genere, basta che il settore guadagni… Perchè non rinazionalizzare l’intero settore dell’energia allora, dato che guadagnano molto anche petrolieri e produttori di energia? Facciamo tre bei passi indietro e rinazionalizziamo ENEL, ENI eccetera. Tutti i settori dove si guadagna un po’, ZAC, nazionalizziamo o li facciamo fare ai comuni, che sono così bravi nel gestire le loro robe, no?

    Ed infine le potenzialità dell’eolico. In Danimarca la produzione da eolico ha raggiunto il 30% del totale consumi, in Germania siamo al 10% e si prevede raggiungerà il 20%.
    Confronto eolico-fotovoltaico. Per produrre 2gWh di energia con l’eolico basta 1 torre da 800kW (per 2500 ore/anno fanno appunto 2gWh), con un costo intorno al milione mezzo/due.
    Per produrre 2gWh con il fotovoltaico servono 8500 pannelli da 0,2kW (1 metro quadro) dove ci sono 1200 ore di sole/anno “utili”. Investimento complessivo circa 10 milioni di euro, superficie occupata (compresi gli spazi necessari tra un pannello e l’altro) circa 20.000m2. Superficie occupata da una torre eolica: circa 100m2 (compresa l’area “di rispetto”).
    Quindi per produrre la stessa energia (2gWh/anno) con il fotovoltaico serve un investimento 5 volte superiore, un’area 200 volte superiore. In più il “payback” energetico del fotovoltaico è doppio rispetto all’eolico. Cioè l’eolico restituisce l’energia servita per produrre il mulino a vento in metà tempo rispetto al pannello fotovoltaico.

  • Luca24532

    24 set 2007 - 12:51 - #30
    0 punti
    Up Down

    PS: facendo due calcolli, le entrate per due torri come quelle di Tocco, da 800kW, su 2.000 ore/anno di vento, con 7 eurocent/kWh per l’energia e 12 eurocent/kWh per i CV, sono circa 600mila euro/anno (1600kW x 2.000 x 0,19€), di cui ne vanno 113.000 per il comune, ovvero il 18%. Poi ci sono tutti gli altri costi, amministrativi, di assicurazione, di manutenzione etc, e l’ammortamento dell’investimento (su 3 milioni di euro ci sono 200mila euro/anno solo di interessi al 7%). I 113.000 euro al Comune sono garantiti per 27 anni secondo bando, con aggiornamento (immagino) della cifra secondo ISTAT o roba del genere, per cui il Comune incassa 113.000 x 27 = 3.051.000 euro SENZA RISCHI di alcun tipo.

  • mini eolico

    21 gen 2008 - 17:10 - #31
    0 punti
    Up Down

    Ho letto che diversi commentatori si chiedono se esistano davvero piccole soluzioni convenienti.

    La finanziaria 2008 introduce in Italia un sistema di incentivi in “conto energia” per il mini eolico e l’eolico di media taglia che fa diventare estremamente convenienti soluzioni che prima non lo erano.

    Il minieolico è un mercato che ha bisogno di essere incentivato qui da noi, dove il mercato dell’energia è falsato; nei paesi in via di sviluppo non lo è perchè ormai è diventato competitivo rispetto alla generazione da diesel.

    Per questo motivo però non è cattivo. Va incentivato perchè non esternalizza i costi ambientali, anzi fa sì da contenere quelli delle altre fonti come il carbone.

    Per maggiori informazioni potete contattarmi su Viento - Eolico e Minieolico

    Francesco Paraggio