I coralli potrebbero venir inclusi nella lista delle specie in pericolo di estinzione da parte della CITES, ma la FAO (e i produttori di coralli) si oppongono fermamente.
La questione e’ oggetto di dibattito in questo giorni all’Aia, nei Paesi Bassi, dove e’ in corso la conferenza in cui si decide il destino di molte specie di animali selvatici oggetto di interessi economici mondiali.
Dal Coral Reef Task Force fanno sapere che nel corso della vita media di un uomo (75 anni) abbiamo perso metà delle scogliere e ridotto in condizioni pietose buona parte delle rimanenti.
I delegati statunitensi hanno proposto di inserire tutte le specie del genere Corallium nell’Appendice II della lista rossa, per via delle tecniche di raccolta distruttive, Unione Europea, Messico, Israele, Quatar e Seaweb sono favorevoli alle misure di protezione.
Il Giappone e l’Italiana Assocoral si oppongono, negando il declino delle popolazioni di corallo a scala mondiale, la FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations) fa sapere che il numero di colonie di corallo e’ invariato (Seaweb contesta, dicendo che le colonie si sono ridotte di volume, pur rimanendo lo stesso numero di prima).
Assocoral (Associazione produttori coralli, cammei e materie affini) sostiene che la CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of wild fauna and flora) non sia in possesso di dati certi sullo stato di salute delle popolazioni di corallo nel mondo e che, quindi, non possa emettere limitazioni allo sfruttamento di questa risorsa.
Altro problema secondo Assocoral: nell’analisi non sono differenziate le varie specie di corallo e sarà impossibile certificare la commercializzazione di milioni di pezzi corallo rosso anche in assenza di una corretta classificazione delle varie specie.
La pesca e la lavorazione del corallo muovono un giro d’affari di 160 milioni di euro. La zona leader mondiale nella produzione si trova vicino Napoli, a Torre del Greco.
Via | Earth Negotiations Bulletin
» I Produttori Coralli italiani contro la proposta USA su ItaliaenAmerica
» Niente coralli quando andremo in pensione su ecoblog
» Spariscono coralli e mangrovie, in pericolo il turismo dei Caraibi su Greenreport
Oasis
13 giu 2007 - 01:13 - #1Produttori di coralli….il corallo,un elemento così necessario nella vita di un uomo da giustificarne l’estinzione,eh sì…
ma trovatevi un altro lavoro..
vagabonda
13 giu 2007 - 17:35 - #2se non ricordo male da mie reminescenze scolastiche la FAO negli anni 90 o prima aveva proposto alle popolazioni della savana africana di abbandonare la pastorizia per dedicarsi all’ agricoltura(per quale motivo poi? non l’ ho capito).
A questo scopo mi pare furono anche donati dei trattori da parte degli intelligentissimi paesi occidentali (che i fatti loro … mai).
Quindi i pastori masai o chi per loro si sono dedicati con successo all’ agricoltura ( mi immagino tutto l’orgoglio della FAO) peccato che dopo nemmeno una decina di anni quel suolo è stato depauperato dei pochi nutrienti che conteneva e la savana è diventata irrecuperabilmente deserto ora quella gente che prima viveva in armonia con la natura MUORE DI FAME, che ironia dato che la FAO è l’organizzazione che guida gli sforzi internazionali per sconfiggere la fame.
Penso che la FAO sia un’ istituzione senza più alcuna credibilità.
Lumachina
14 giu 2007 - 13:35 - #3La proposta USA è stata accettata: i coralli saranno protetti!
YOYO77
14 giu 2007 - 13:51 - #4Dove è possibile leggere la notizia della decisione del CITES?
Lumachina
14 giu 2007 - 14:35 - #5Yoyo77, ne parlano sull’Earth Negotiations Bulletin in inglese, francese e spagnolo.