Circa 8kg di sacchetti di plastica sono consumati e immessi nell’ambiente, ogni anno, per la spesa di una famiglia media. Produzione, consumo e smaltimento dei sacchetti di una famiglia comportano un’emissione nell’ambiente di circa 19 kg di CO2. Un albero in crescita ci mette un anno a riassorbire quella quantità di CO2. (Dati Valcucine e Zona Tortona).
Su ecoblog avevamo già parlato delle intenzioni di Pecoraro di inserire l’obbligo dei sacchetti biodegradabili in finanziaria. Vedremo la fine delle borse il 1° gennaio 2010.
Spero che le visioni futuristiche di Ray Hammond, futurologo di fama mondiale, possano escludere la plastica degli imballaggi inutili. Al politecnico di Milano, durante un convegno di Federchimica, Hammond ha detto che “E’ la plastica a garantirci un futuro più sereno, non solo dal punto di vista tecnologico, ma anche della salute, dell’energia e dell’ambiente.”
In Australia il governo della Victoria ha deciso l’anno scorso di tassare le borse di plastica usa e getta di 10 centesimi. La misura ha lo scopo di disincentivarne l’uso ed e’ stata applicata ai grandi esercizi commerciali. Pare che ogni australiano, ogni settimana, se ne porti a casa 16.
La Plastics and Chemical Industries Association ha espresso “sorpresa e disappunto” quando la legge e’ stata emanata senza prima aver potuto esprime il proprio parere. Il governo federale aveva una mezza idea di eliminare le borse su tutto il territorio nazionale, poi ci ha ripensato, optando per obbiettivi volontari dei singoli Stati.
Nel 2002, l’Irlanda ha introdotto una tassa sulle buste di plastica, riducendo il loro uso del 90%. Questa estate San Francisco ha messo al bando le buste di plastica in favore di quelle biodegradabili di bioplastica o di carta (almeno al 40%).
In Hong Kong l’utilizzo di borse di plastica e’ enorme, 3 al giorno a persona, e il governo sta pensando di tassare (4 centesimi) ogni borsa e di investire i proventi in educazione ambientale e misure di protezione della natura. In Italia non mi pare che l’aver messo un prezzo alle borse abbia fatto cambiare abitudine a chi fa la spesa. Siamo troppo ricchi per badare ai centesimi.
» Giveaway plastic bags banned The Australian
» New York mette al bando le buste di plastica su Nyc-site
alemari1986
29 nov 2007 - 13:50 - #1Rispondo a Lumachina.
“In Italia non mi pare che l’aver messo un prezzo alle borse abbia fatto cambiare abitudine a chi fa la spesa. Siamo troppo ricchi per badare ai centesimi.”
E’ proprio vero…concordo!
Bricke
29 nov 2007 - 15:25 - #2Pessima scelta di foto
Lumachina
29 nov 2007 - 15:42 - #3Bricke, hai idea di quanti animali, specie marini, finiscono soffocati dalla plastica?
Fily
29 nov 2007 - 17:59 - #4Ragazzi la foto è pessima….me la togliete per favore? altrimenti smetto di venire quì e vado sul sito dell’obitorio!
manuele varese
29 nov 2007 - 18:32 - #5w il mater-bi !
riguardo alla foto, spero proprio che il povero gattino sia stato liberato.. !
markk0
29 nov 2007 - 21:06 - #6Complimenti per la scelta della foto…
…vorrei solo sapere cosa abbia a che fare con la notizia.
Satine
02 dic 2007 - 14:12 - #7Ciao a tutti, mi chiamo Martina, ho 18 anni e vengo dalla provincia di Varese. Ho trovato questo blog perchè l’anno prossimo vorrei iscrivermi a Ingegneria ambientale e sono appassionata di questi argomenti =) Proprio stamattina leggevo sul “Corriere della sera” una bella paginona di informazioni sui sacchetti di plastica e sul loro smaltimento: ci vogliono 400 anni per smaltirne uno. Perchè, mi domando, non tornare ai vecchi sacchetti di carta/stoffa? Intanto, partendo dalle piccole cose, proporrò al mio comune l’eliminazione di questi sacchetti dai supermercati. Saluti.
chube
02 dic 2007 - 22:38 - #8@Satine: benvenuta! L’impego sacchetti di carta ma soprattutto di stoffa è sicuramente un’ottima abitudine. Se tutti noi ci sforzassimo ad utilizzarli il problema del loro smaltimento di non si porrebbe. Purtroppo è vero il contrario, ad ogni acquisto è inevitabilmente legato un sacchetto di plastica che lasceremo in eredità ai posteri. Simbolo della decadente società dei consumi.