Rifiuti di Roma, resteranno nella Capitale o andranno all'estero?

L'ipotesi di attingere da un certo malcostume, quello di esportare i rifiuti per allontanare il problema di doverli smaltire, si sta facendo largo anche nelle stanze istituzionali romane: l'improrogabilità di Malagrotta oltre il 31 dicembre e i dubbi sempre più cocenti sul sito di Monti dell'Ortaccio hanno infatti ristretto i tempi di risoluzione dell'emergenza rifiuti a Roma a meno di due mesi.

Era in verità un'idea già balenata in passato, ma nessuno sembrava prenderla sul serio continuando ad auspicare una presa di consapevolezza da parte delle istituzioni e la consequenziale partenza di un sistema porta a porta puntuale di raccolta differenziata in tutta la città di Roma (ivi compresa impiantistica); niente di tutto ciò però è stato ancora fatto, la raccolta differenziata è inchiodata al 26% e Roma rischia di trovarsi, nel giro di sessanta giorni, affogata nei rifiuti.

Non è allarmismo inutile, il problema è concreto e reale; Roma produce quotidianamente il quadruplo della quantità di rifiuti che produce, ad esempio, Napoli ma li smaltisce, contrariamente al capoluogo partenopeo, in un unica grande discarica: Malagrotta.

Un timore questo, comune a molti, e che ha portato a sparigliare anche la carta dell'"allarme" al ministro Corrado Clini ed al commissario straordinario Goffredo Sottile; i due, non a torto, hanno inoltre "ricordato" le responsabilità delle amministrazioni che si sono susseguite e della politica profondamente lassista:

Io faccio il ministro dal 2011, la discarica di Malagrotta c’è da 40 anni ed è stata gestita da amministrazioni elette dai cittadini. Siccome la storia di Roma è esattamente questa, ossia che ogni proposta che viene formulata trova un’opposizione e nessuno si assume la responsabilità di scegliere, siccome il ministro dell’Ambiente non può tollerare l’idea che dal 1 gennaio 2013 i rifiuti di Roma vadano in strada perché nessuno si è assunto la responsabilità di scegliere, sceglieremo noi e le scelte purtroppo piacciono a qualcuno e ad altri no.

Fatto sta che, come si dice a Roma, delle due l'una: o la città si riempie di rifiuti o questi vanno messi da qualche parte, discarica compresa. Ma quale?

I tempi sono strettissimi e Clini ha già fatto sapere che sarà il Governo a decidere: troppe trappole politiche, troppi sotterfugi, in un periodo di campagna elettorale per giunta; la soluzione esportazione, costosa, stupida e indegna dal punto di vista di una società civile, si profila quindi essere papabile.

Il Comune, come rumoreggiato qualche giorno fa da Agenzia Radicale, ha pronto un piano per l'esportazione di 1200 tonnellate di rifiuti fino almeno al 2014, quando la differenziata a Roma sarà di almeno il 50% del totale: il piano, amministrativamente parlando una schifezza perchè i tempi di Ama per avviare un ciclo dei rifiuti minimamente civile sono biblici e non senza elevati costi ambientali.

Il sindaco di Civitavecchia Pietro Tidei, città che ospita il porto da cui probabilmente partirebbero le navi cariche d'oro per gli olandesi, ha tuttavia dichiarato:

Non consentirò che 1.200 tonnellate di rifiuti di Roma vengano trasportati a Civitavecchia per essere imbarcati sulle navi e trasportati via mare in Olanda, come, secondo quanto scrive oggi un quotidiano, vorrebbero fare il sindaco di Roma Gianni Alemanno e la governatrice del Lazio Renata Polverini. Se Alemanno e la Polverini non sono in grado di individuare un sito nel territorio della Capitale per realizzare l’impianto che dovrebbe sostituire Malagrotta, sappiano che bloccherò con un’ordinanza il transito dei carichi fin dal primo giorno.

Una situazione di incastro che sicuramente non fa ben sperare.

Foto | Flickr

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