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Soldi pubblici e ingegneria naturalistica

Pubblicato: 12 lug 2007 da lumachina

Commenti dei lettori

dissesto idrogeologico e ingegneria naturalistica

Si potrebbero risparmiare 35 milioni di euro applicando tecniche di ingegneria naturalistica al dissesto idrogeologico italiano.
Questi dati escono dalle analisi presentate al workshop Cambiamenti climatici e dissesto idrogeologico appena conclusosi a Napoli.

Giovanni Menduni, dell’Autorità di bacino del fiume Arno, ha spiegato come sia finito il tempo delle opere faraoniche, inutili e dannose. Il governo del territorio e l’uso del suolo sono la prima difesa dal dissesto, assieme all’incremento dei sistemi di monitoraggio.

Le “opere faraoniche” a cui ci si riferisce sono i grandi lavori in cemento armato come dighe e massicciate di contenimento delle frane. Al posto di questi interventi massivi si possono preferire tecniche di stabilizzazioni dei versanti franosi più naturali, come quelle previste dall’ingegneria naturalistica che affida alle radici di piante vive il compito di trattenere gli inerti.

Tali tecniche offrono garanzie di durata ed efficienza paragonabili a quelle tradizionali, ma sono ancora poco conosciute sia dagli amministratori locali che dalle ditte che lavorano nel settore.
Rivedere le tecniche di intervento in questa ottica, oltre alle positive ricadute ambientali su fauna, flora e microclima, ha permesso un risparmio dell’80% dei fondi pubblici necessari per la messa in sicurezza del territorio.

Via | Corriere Umbria

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5 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di chube

    chube

    12 lug 2007 - 11:50 - #1
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    Questa è la giusta direzione!
    Vi saranno molte difficoltà ad applicare queste metodologie non per motivi tecnici ma per questioni di interesse. Un risparmio dell’80% è molto consistente e chi specula sui lavori pubblici non credo la prenderà bene…

    ps: sto leggendo i Quaderni di cantiere della regione Lazio. Molto ben fatti.

  • Profilo di 361gradibussola

    361gradibussola

    12 lug 2007 - 12:46 - #2
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    Sono d’accordo, ma vorrei ricordare un esempio negativo: in sicilia negli anni settanta è stata avviata una campagna di rimboschimento e di contenimenti naturali di alcune zone attraverso l’impiantatura di eucaliptus (non so se è scritto giusto). Oltre al fatto che neanche a quella data in Sicilia vi erano canguri, il danno territoriale che hanno provocato è stato enorme. Rispondo a chube: si vocifera che l’acquisto di eucaliptus sia stato pilotato, quindi il problema è che tutto quello che è stato fatto non è stato fatto bene (muratura o altro che sia)

  • Profilo di chube

    chube

    12 lug 2007 - 12:55 - #3
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    Certamente, gli interventi si devono realizzare a regola d’arte con un esaustivo studio delle opere in funzione del territorio. E’ assurdo (e direi criminale) impiantare eucalipti dove non ci sono mai stati.

  • Profilo di Lumachina

    Lumachina

    12 lug 2007 - 14:49 - #4
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    Oggi, generalmente, si usano salici, se possibile di provenienza locale.
    Hanno usato eucalipti per bonificare le paludi in centro Italia. Un eucalipto succhia acqua meglio di tante pompe e lo fa gratis. Anni fa importava poco o niente che gli eucalipti fossero piante esotiche.

  • Profilo di Superbisco

    Superbisco

    17 lug 2007 - 09:57 - #5
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    Ok! Cosa devo fare? Come posso organizzarmi per smuovere le acque?