Ilva, lo stato dell'arte in una Taranto dimenticata

Il sequestro dell'area a caldo dell'Ilva, imposto dal 25 luglio scorso dalla Procura di Taranto, l'Aia firmata dal Ministero dell'Ambiente e il Piano di risanamento dell'azienda sono i tre elementi chiave attorno i quali ruota la soluzione, complessa e ancora in fase embrionale, del complicato rebus tarantino.

In questo quadro, la Procura continua a premere su Ilva per lo spegnimento dell'altoforno 5, l'impianto della discordia, quello additato come il più a rischio, cosa che l'azienda ha previsto non prima del luglio 2015, una tempistica che l'Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) ministeriale vorrebbe anticipata al luglio 2014 e che i magistrati auspicano entro e non oltre dicembre 2012.

Lo snodo è tutto qui, nel conflitto che ora si potrebbe creare tra i tre attori in gioco, tutti concordi sul cosa fare e tutti discordi sui tempi in cui farlo: secondo la Procura l'attività produttiva va fermata completamente; il sequestro posto sugli impianti il 25 luglio scorso difatti non prevede l'uso degli stessi a fini produttivi, che vanno spenti perché altamente inquinanti: in tal senso il reato contestato è reiterato dall'azienda, almeno in termini giuridici.

Se inoltre si considera che il 1 dicembre prossimo già l'altoforno 1 verrà spento (per decisione dell'azienda, cosa tra l'altro scritta nero su bianco nell'Aia) è evidente l'intenzione della procura di accelerare i tempi di azzeramento delle attività dell'Ilva in ottemperanza al decreto di sequestro.

Per l'altoforno 5 i magistrati concederebbero ad Ilva di affidare lo spegnimento alla stessa azienda che si occuperà dello spegnimento dell'altoforno 1, la Paul Wurth, avanzando tra l'altro all'azienda la richiesta formale di mettere a disposizione le risorse necessarie allo stop (tradotto: Ilva deve pagarsi da sola lo spegnimento degli impianti); in caso contrario si è già pensato ad un "piano B", cioè l'affido dello spegnimento a imprese terze con carico dei costi su Ilva (ma dovrebbe essere l'Erario ad anticipare la spesa, e qui si crea un intoppo perchè reperire i 2,5 milioni necessari potrebbe essere un problema).

Nel frattempo Ilva ha dichiarato di voler accettare l'Aia, continuando a far presente che il sequestro degli impianti rende tuttavia le procedure molto più complicate, costituendo un chiaro ostacolo all'attuazione del piano industriale.

La soluzione per il problema Taranto è tutta qui, nelle carte della procura di Taranto, in quelle del Ministero dell'Ambiente e in quelle di Ilva, integrate con i dati degli studi epidemiologici del Progetto Sentieri che mostrano limpidamente cosa ha significato l'industria pesante a Taranto per 40 anni: impossibile fare previsioni su cosa succederà.

Foto | Flickr

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