Greeneconomy a Ecomondo, la Lombardia produce rinnovabili e la Sicilia le consuma

Tra le 70 proposte per introdurre e valorizzare il progetto denominato Stati generali della Green Economy (le trovate dopo il salto) e presentato stamattina a Ecomondo a Rimini, dal panel di esperti voluti dal ministero per l'Ambiente e e sopratutto dal ministro Corrado Clini, c'è né una particolarmente interessante:

In Italia nel 2011 le fonti rinnovabili hanno rappresentato il terzo settore di approvvigionamento energetico (dopo petrolio e gas) con oltre il 13% del consumo totale lordo facendo anche registrare l’incremento maggiore tra tutte le fonti, +7%. La crescita maggiore è del fotovoltaico cresciuto di oltre cinque volte e mezzo rispetto al 2010 e con 9,3 GW installati nel 2011 ha reso l’Italia il primo mercato al mondo del fotovoltaico. L’Italia risulta anche il terzo paese dell’Ue per occupati nelle rinnovabili (dopo Germania e Francia) con 108.150 occupati. Per raggiungere gli obiettivi europei al 2020 è stato anche stabilito un “burden sharing” fra le regioni italiane: la regione che dovrà generare più energia rinnovabile è la Lombardia con 2.905 ktep, seguita da Piemonte e Toscana. Se si compie un’analisi dei consumi di rinnovabili, le regioni da cui si attende il maggior consumo sono Marche e Sicilia.

Ora la domanda sorge spontanea: che genere di rinnovabili dovrebbe produrre la Lombardia e che genere di rinnovabili dovranno consumare Sicilia e Marche?

Da quel che emerge dal capitolo Sviluppo delle fonti rinnovabili la direzione che intende prendere l'Italia con la Green Economy è una: le biomasse e il biometano.

D'altronde il sole per il fotovoltaico, rinnovabile che non piace al ministero per l'Ambiente, è tutto al Sud, mentre le biomasse ben incentivate sembrano offrire non solo più di una garanzia per l'investimento, ma sopratutto non hanno bisogno di sole.

Ecco le 70 proposte presentate oggi:

I. Misure generali per una green economy
Il primo riguarda le misure generali per affrontare la recessione economica e avviare una nuova fase di sviluppo. Per fare questo è necessario diffondere una nuova visione della green economy attraverso una maggiore consapevolezza dei cittadini, del mondo economico e di quello politico, al fine di produrre e utilizzare beni e servizi di qualità ecologica e ridotto impatto ambientale per tutelare le risorse naturali (riconoscendone la scarsità), conservare i servizi della natura (riconoscendone il valore) e per mitigare la crisi climatica (con un’economia a basse emissioni di carbonio). Le proposte:
Diffondere la nuova visione della green economy.


  • Migliorare e rafforzare la comunicazione agli investitori e ai mercati sui vantaggi della green economy.
  • Valorizzare il potenziale green delle imprese italiane.
  • Rafforzare un uso mirato degli strumenti economici.
  • Adottare misure di fiscalità ecologica.
  • Promuovere un migliore utilizzo delle risorse dei fondi europei.
  • Migliorare e rafforzare, agendo sulla regolazione e sulla leva fiscale, le iniziative degli istituti di credito per la green economy.
  • Fornire funding a basso costo agli istituti di credito.
  • Promuovere e sostenere iniziative green oriented nell'ambito del venture capital e del private equity.
  • Accrescere il contributo delle assicurazioni per il sostegno a un'adeguata gestione del rischio ambientale.
  • Incentivare investimenti e impiego di risorse finanziarie, pubbliche e private in modo mirato, nella direzione dei cambiamenti.
  • Accrescere la domanda sia pubblica (public procurement) che privata di beni e di servizi ad alto valore ambientale.
  • Rendere obbligatoria la pubblicazione degli indicatori chiave di impatto ambientale come parte integrante dei bilanci aziendali.
  • Creare un idoneo Fondo di garanzia nazionale.
  • Supportare, anche attraverso il sostegno a progetti pilota, la sperimentazione di strumenti finanziari innovativi.
  • Definire un quadro normativo coerente, stabile, efficace

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II. Sviluppo dell’ecoinnovazione
All’ecoinnovazione, necessaria allo sviluppo di una green economy per promuovere sistemi di produzione e consumo basati su un utilizzo sostenibile delle risorse e una riduzione degli impatti negativi sull’ambiente, è dedicato il secondo gruppo di proposte:


  • Incentivare i risultati piuttosto che la scelta delle tecnologie.
  • Individuare e adottare standard per la qualificazione dell'ecoinnovazione.
  • Supportare la diffusione nelle imprese dell’innovazione tecnologica di prodotto e di processo finalizzate al raggiungimento di elevate qualità ambientali.
  • Sviluppare partenariati fra le università, gli enti di ricerca e le imprese.
  • Sviluppare l’economia della conoscenza.
  • Attivare la partecipazione dei cittadini e delle imprese.

III. Sviluppo dell’ecoefficienza, del riciclo e della rinnovabilità dei materiali
Sull’ecoefficienza nell’impiego dei materiali e nella prevenzione della produzione di rifiuti, sullo sviluppo del riciclo e l’abbattimento dello smaltimento, sulla produzione e sull’impiego di materiali rinnovabili locali si concentra il terzo blocco di proposte:


  • Ridurre la produzione di rifiuti intervenendo nella progettazione dei beni e degli imballaggi, nei processi produttivi e nei consumi.
  • Sviluppare il riciclo dei rifiuti e abbattere lo smaltimento in discarica.
  • Sviluppare il mercato delle materie prime seconde e dei prodotti realizzati con materiali riciclati.
  • Sviluppare la standardizzazione dei materiali e dei prodotti derivati dal riciclo dei rifiuti e diffondere la certificazione a garanzia della qualità.
  • Incrementare la ricerca applicata, la diffusione delle innovazioni e delle migliori tecnologie di riciclo.
  • Misurare le quantità di rifiuti effettivamente riciclate.
  • Sostenere lo sviluppo della produzione e dell’utilizzo di materie prime biodegradabili.

IV. Sviluppo dell’efficienza e del risparmio energetico
Efficienza e risparmio energetico, che presentano diversi e indiscutibili vantaggi sia ambientali (un minor consumo di energia, per la gran parte ancora di origine fossile consente di ridurre, per esempio, le emissioni di gas di serra), sia economici (riduzione dei costi energetici e delle importazioni di energia), sono i temi salienti della quarta sezione.
Fissare, per gli edifici costruiti dopo il 2014 e per quelli soggetti a ristrutturazioni rilevanti, standard di consumi energetici inferiori del 30% di quelli attuali.


  • Introdurre dal 2015 l’obbligo di realizzare edifici pubblici “nearly zero energy”.
  • Confermare l’IVA al 10% sui lavori di efficientamento e sull’esercizio degli impianti.
  • Favorire l’utilizzo del green public procurement.
  • Rendere obbligatoria la massima efficienza elettrica disponibile nell’illuminazione pubblica.
  • Promuovere sistemi di gestione dell’energia e la formazione di energy manager e di esperti in gestione dell’energia.
  • Recepire la Direttiva sull’efficienza energetica.
  • Spostare gli incentivi per l’efficienza energetica sempre più verso il cliente finale.
  • Agevolare l’efficienza energetica nella Pubblica Amministrazione.

V. Sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili
Il settore energetico, invece, responsabile di circa i due terzi delle emissioni mondiali di gas serra, è l’argomento centrale, del quinto gruppo di proposte, uno dei più corposi del Programma. A fronte di un obiettivo di riduzione delle emissioni mondiali pari al dimezzamento rispetto al 1990, negli ultimi venti anni sono cresciute di oltre il 40%. La lotta al cambiamento climatico, i cui effetti potenzialmente catastrofici sono evidenti già oggi, rappresenta probabilmente la principale sfida della nostra epoca. Le fonti rinnovabili sono uno degli strumenti principali per affrontare e vincere tale sfida nonché per ridurre la dipendenza dalle importazioni energetiche. Le proposte:


  • Varare una Strategia energetica nazionale e vigilare sulla sua attuazione.
  • Semplificare le procedure e ridurre i costi burocratici per la realizzazione di impianti per le rinnovabili.
  • Sostenere gli investimenti per arrivare a un progressivo superamento del sistema degli incentivi.
  • Rafforzare ed estendere il Fondo per la ricerca e coinvolgere anche le imprese.
  • Varare un programma nazionale di adeguamento delle reti energetiche.
  • Prevedere misure a favore della generazione distribuita.
  • Definire una roadmap a medio-lungo termine per lo sviluppo delle tecnologie per le fonti rinnovabili.
  • Promuovere un’azione specifica per il sostegno allo sviluppo delle rinnovabili termiche.
  • Predisporre una strategia nazionale per il rilancio della filiera delle biomasse.
  • Ridefinire il ruolo del settore termoelettrico in un sistema a forte penetrazione di rinnovabili.

VI. Tutela e valorizzazione dei servizi degli ecosistemi
Alla tutela e valorizzazione dei servizi degli ecosistemi è dedicato il sesto capitolo di questo importante documento. La Road map europea per lo sviluppo della Green Economy, infatti, dedica grande attenzione al ruolo del capitale naturale e dei servizi ecosistemici per una ragione molto semplice: la nuova economia si chiama green proprio perché punta su un’elevata qualità ecologica, mantenendo o ricostituendo gli stock di capitale naturale, tutelando e valorizzando i servizi forniti dagli ecosistemi, basi indispensabili per il nostro benessere e per il nostro sviluppo economico. Le proposte:


  • Tutelare e valorizzare il territorio italiano.
  • Attuare un programma di riqualificazione delle città.
  • Tutelare e valorizzare le aree naturali protette.
  • Tutelare le risorse idriche, realizzare usi efficienti e migliorare la qualità delle acque.
  • Accelerare le bonifiche e il recupero dei siti contaminati.
  • Realizzare una gestione sostenibile del patrimonio forestale.

VII. Sviluppo delle filiere agricole di qualità ecologica
Il penultimo argomento riguarda invece le filiere agricole di qualità ecologica, da quelle prioritarie delle produzioni alimentari, fino a quelle delle agroenergie, delle produzioni di materiali biodegradabili, dell’agriturismo e della gestione forestale e del territorio, date le importanti prospettive di sviluppo che potrebbero avere, puntando sull’elevata qualità ecologica. Le proposte:


  • Preservare la destinazione d’uso e arrestare il consumo del suolo agricolo.
  • Promuovere la multifunzionalità e la pluriattività nelle aree agricole.
  • Favorire l’occupazione giovanile in filiere agricole di qualità ecologica.
  • Rafforzare l’informazione dei consumatori.
  • Promuovere lo sviluppo delle agroenergie.
  • Migliorare l’uso della risorsa idrica in agricoltura.
  • Promuovere l’agricoltura biologica e le buone pratiche agronomiche.
  • Promuovere il ruolo dell’agricoltura nei territori montani e collinari e nelle aree protette, nonché nelle aree urbane.
  • Migliorare l’attenzione alla legalità nel settore agricolo.

VIII. Sviluppo di una mobilità sostenibile
Ultima fondamentale tematica affrontata lo sviluppo di una mobilità sostenibile, che promuove nuove possibilità di sviluppo e di occupazione, riducendo le emissioni, gli impatti ambientali e la congestione dei trasporti. Le proposte:


  • Puntare su una mobilità urbana sostenibile.
  • Promuovere la diffusione di veicoli a basse emissioni con pedaggi differenziati e altre forme di incentivazione.
  • Sviluppare infrastrutture digitali al servizio dei trasporti.
  • Raddoppiare al 2030 la quota modale del trasporto delle merci e dei passeggeri su ferrovia regionale.
  • Far decollare il telelavoro.
  • Raggiungere il target europeo per i biocarburanti puntando su quelli di seconda e terza generazione e sul biometano.
  • Realizzare un trasporto marittimo a bassi consumi energetici.

Foto | Ecomondo

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