RiutilizziAMO l'Italia, l'idea del riciclo urbano

In occasione dell'Urban Promo di Bologna il Wwf ha lanciato la campagna RiutilizziAMO l'Italia, per invitare tutti i cittadini a segnalare i luoghi potenzialmente recuperabili e a dare anche una propria idea in merito sul come recuperarli.

L'iniziativa verte a risolvere il degrado di molte città italiane, in cui esistono vaste aree ex industriali, strade interrotte, capannoni in disuso, campi agricoli degradati: aree che, nella maggior parte dei casi, vengono lasciate al loro destino di abbandono e lento disfacimento, mentre le periferie delle città mangiano chilometri quadrati di territorio.

Il consumo di suolo, sul quale il Consiglio dei Ministri sta lavorando da tempo, è un fenomeno che in Italia potrà raggiungere, entro il 2020, i 75 ettari giornalieri: un trend che va assolutamente invertito.

L'obiettivo, come spiegato dal Presidente di Wwf Italia Stefano Leoni è di

fare uno screening delle aree degradate e inutilizzate e delle proposte e progetti virtuosi di riconversione e riqualificazione del territorio elaborati da singoli cittadini, comitati e associazioni

proposte e segnalazioni che potranno essere inviate, fino al prossimo 30 novembre, con la compilazione di questo form online.

In pochi giorni Wwf ha ricevuto oltre 250 segnalazioni di luoghi che si trovano equamente distribuiti tra nord e sud; come spiegato dall'assessore all'Urbanistica del Comune di Bologna Patrizia Gabellini

conoscere consistenza, caratteristiche e localizzazione delle aree disponibili per la rigenerazione è il primo indispensabile passo verso la costruzione di un progetto per la città contemporanea

e l'iniziativa nasce a Bologna proprio per questo, perchè l'Emilia è stata, nella seconda parte del Novecento, la regione più cementificata d'Italia, con un incremento medio di 9 ettari al giorno.

Secondo l'Agenzia Europea dell'Ambiente tra il 1990 ed il 2000 si sono persi 275ettari di terreni agricoli a causa dell'urbanizzazione; solo in Italia gli ultimi 50 anni di edilizia rappresentano un vero e proprio saccheggio del territorio: 600mila ettari di superficie urbana in più, i tre condoni (1985, 1994 e 2003) hanno sanato 800milioni di metri cubi edificati illegalmente.

Sino ad oggi lo Stato ha preferito investire sul rischio idrogeologico piuttosto che sulla sicurezza, sulle sanatorie piuttosto che sulla legalità: le nuove infrastrutture già programmate in base alla Legge Obiettivo del 2001, se realizzate, porteranno via una parte dei terreni di ben 84 aree protette e 192 Siti di interesse comunitario.

Un trend che va assolutamente invertito tramite normative comunitarie e nazionali precise che portino, oltre all'impedimento di nuove cubature, anche una prospettiva di riqualificazione per le aree dismesse: Roma, che ha svenduto la sua dignità ai palazzinari (la Metro B viene costruita con i soldi proprio dei palazzinari i quali, in cambio di nuove aree da saccheggiare si "impegnano" a creare le infrastrutture pubbliche, con i risultati che chiunque può constatare) è solo uno degli esempi più lampanti; la riqualificazione delle aree dismesse era, per questo, uno dei quesiti cardine dei referendum di RomaSiMuove.

Via | Wwf Italia
Foto | Flickr

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