Il rinnovamento degli stock ittici (la riproduzione dei pesci) è un momento importante per la pesca e per le risorse legate ad essa, per questo la commissione consultiva centrale, presieduta dal ministro De Castro, ha approvato il 19 luglio scorso il calendario del fermo temporaneo biologico per la pesca.
Dal 30 luglio per 26 giorni consecutivi è vietata la pesca da Trieste ad Ortona; i 26 giorni consecutivi con inizio dal 6 agosto da Termoli a Bari e dal 9 settembre per 12 giorni da Brindisi a Imperia.
Ci sono momenti dell’anno in cui le specie ittiche di interesse commerciale si riproducono, ma purtroppo i tempi e i modi di riproduzione non coincidono tra le varie specie, per cui non è dimostrato in modo scientifico che il fermo biologico fatto in questo modo possa favorire il rinnovamento della popolazione delle specie di consumo.
Molti, infatti, sostengono che il fermo biologico abbia senso solo se effettuato con criterio e su basi scientifiche certe, altrimenti fermare la pesca proprio nel momento di massima richiesta produce soltanto un effetto di ‘calma prima della tempesta’ a cui segue necessariamente un momento di sovra sfruttamento delle risorse, con conseguenze ecologiche disastrose nelle zone interessate dalla pesca.
Uno dei modi possibili per poter far fruttare in maniera più efficiente il fermo biologico sarebbe, ad esempio, attuare un piano di fermo zonale a intervalli regolari, in concomitanza con i periodi riproduttivi per ogni specie durante tutto l’anno, dando modo allo stock ittico di rinnovarsi.
Altri modi indiretti, come l’aumento delle dimensioni delle trame delle reti da pesca (che permettono ai pesci piccoli di sfuggire e di riprodursi almeno una volta prima di venir pescati), o l’utilizzo di tecniche legali (che non dovrebbe essere una opzione, ma la “norma”), possono contribuire, assieme al fermo biologico mirato, a salvaguardare le popolazioni ittiche.
Già bloccare lo sfruttamento con le reti a strascico sarebbe forse più efficace che annullare l’attività legale e mirata della pesca.
[Francesca Pratali e Lumachina]
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marco Beninati
03 ago 2007 - 06:56 - #1Io fermerrei il tutto per 2 anni, impiegherei i pescatori per ripulire e ripopolare il mare, che ormai è sfruttato a dismisura, mi sa che ormai le menti che ci governano guardano ma non vedono, sentono ma non ascoltano, parlano ma non dicono.
Metterei anche i politici in fermo biologio ma per tantissimo tempo!:P
Carlo2
03 ago 2007 - 10:07 - #2Il fermo biologico è la morte della pesca italiana, soprattutto siciliana. I tunisini se la ridono e fanno il bello e cattivo tempo nelle acque internazionali. Ma si, fermniamo tutto, smantelliamo la nostra flotta e affondiamola con pescatori e familiari… che schifo!
planetx
03 ago 2007 - 10:34 - #3Non credo che il fermo biologico sia la morte della pesca italiana. Ma senza dubbio applicare un maggior criterio scientifico supportato dagli studi sulla riproduzione delle specie di interesse sarebbe cosa buona e giusta. (e quindi ce la sogneremo per un bel pò)
marco Beninati
03 ago 2007 - 21:36 - #4la pesca italiana si ammazza da sola, troppo esuberante, non c’è mattina che non vedo i pescherecci che fanno strascico, bombe, prendono pezzi di taglia minima, motovedette che prendono pesce a gratis, pescatori che riversano a mare l’impossibile, chi va a pesca con le bombole, addirittura appartenenti alle forzee dell’ordine.
il mare è fruttoso se lo si lascia vivere e respirare, ma devastandolo non credo che sia la cura giusta.
le reti vaganti fanno un bel botto, il fermo biologico dovrebbe essere imperativo e totale per almeno 2 anni per ripopolare il mare, dalle mie parti non si pesca + nulla, perché non c’è nulla da pescare, al massimo qualche bottiglia di plastica o sacchetto.
poi per non parlare dei pescatori della domenica che dalla riva con canna e lenze prendono pesci da 8-10 centimetri.
io non mangerò pesce per tutto il 2007 e il 2008 se necessario o anche in futuro.