L’APAT (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e i servizi Tecnici) ha presentato un rapporto con i risultati delle analisi compiute alle acque di tutto il territorio nazionale durante il triennio 2003/2005. Analizzando quelle dell’ultimo anno si nota una presenza di pesticidi nel 47% dei punti di monitoraggio in acque superficiali e nel 24,8% in acque sotterranee, con concentrazioni superiori ai limiti di potabilità rispettivamente nel 27,9% e nel 7,7% dei casi.
Gli antiparassitari rinvenuti sono di 119 tipi diversi ma si tratta soprattutto di erbicidi, spesso triazinici o terbutilazinici. Inoltre, a distanza di un ventennio dal divieto, si riscontra ancora la presenza di atrazina a causa del forte uso che ne è stato fatto in passato e della forte persistenza del prodotto nel terreno. Desta particolari preoccupazioni nell’area padana la presenza di metolaclor trovato nel 33% dei campioni analizzati.
Anche Legambiente, come ogni anno, si è data da fare nell’analisi della quantità di pesticidi nei prodotti che arrivano sulle nostre tavole presentando il rapporto “Pesticidi nel piatto 2007” e i risultati con il passare del tempo sembrano migliorare, anche se un po’ a rilento. Nonostante questo non c’è da rallegrarsi visto che solo il 54% della frutta presa in analisi è risultata esente da pesticidi, migliore la situazione della verdura dove il numero sale fino a raggiungere l’84%. “È noto che i fitofarmaci usati in agricoltura, anche se in maniera ridotta rispetto al passato, si sedimentano nel terreno per lungo tempo e questo comporta inevitabilmente la contaminazione non solo delle acque ma anche dei prodotti agricoli - commenta Legambiente -. Negli ultimi anni anche se c’è stata una diminuzione dell’uso di pesticidi, sono emerse evidenze scientifiche dei danni all’ambiente e all’organismo umano causati dall’abuso o uso improprio dei fitofarmaci. L’indagine realizzata dall’APAT è dunque un’ulteriore conferma di quanto sia necessario, su questo tema, non abbassare la guardia e per questo ci auguriamo che l’accordo Stato- Regioni per il proseguimento del monitoraggio venga rinnovato”.
via | il Velino
[Domenico Messina]
vivalambiente
07 ago 2007 - 09:47 - #1Chi è stato a disperdere queste grosse quantità di Metolaclor ??.. non è gazzosa, sicuramente qualcuno l’ha comprato in grandi quantità, sicuramente qualcuno l’ha fatturato e sicuramente qualcuno l’ha disperso magari lungo i bordi delle strade o sulle traversine dei treni.. insomma alle autorità basterebbe il vecchio motto.. chi cerca trova..
chube
07 ago 2007 - 10:04 - #2Dato che è un’ente statale che ha realizzato questo rapporto la situazione reale sarà sicuramente peggiore. Se sommiamo ai pesticidi allegramente irrorati sui campi, le tonnellate di fanghi industriali smaltiti come “concime” dall’ecomafia, gli sversamenti di liquami umani non trattati e le piogge di diossina (vedi incendio DeLonghi) per le quali gli enti di controllo chiudono un occhio, la situazione è a dir poco allarmante.
C’è da dire che (almeno nella mia regione) i finanziamenti al monitoraggio ed analisi sono costantemente tagliati e gli enti di controllo sono come minimo compiacenti e costantemente minimizzano i rischi per la popolazione.
Il Metolaclor è stato rimosso dal mercato a partire dal 26 luglio 2003 (Link), chi aveva scorte ovviamente ha continuato ad utilizzarlo.
vagabonda
07 ago 2007 - 11:18 - #3mi viene da chiedere se i soldi che spendo a comprare biologico sono ben investiti!
chube
07 ago 2007 - 12:09 - #4@vagabonda: I controlli sul biologico sono molto più severi (a parte l’assurda percentuale di contaminazione di transgenici decisa dalla commissione europea) e garantiscono prodotti di qualità. Capita spesso che terreni siano esclusi dalla filiera biologica per la loro contaminazione.
Per la reputazione di cui gode ancora l’Italia nel campo agroalimentare (è una dei maggiori produttori bio), il nostro paese dovrebbe puntare sul bando del transgenico (e pesticidi associati) e l’utilizzo di tecniche alternative (allo sterminio tramite irrorazione di pesticidi), per esempio la lotta integrata è un buon compromesso che non distrugge completamente l’habitat dei campi e consente una buona resa.
Non si può demandare alle regioni e provincie prese di posizione così difficili da mantenere sotto la pressione delle lobby, è necessario difendere un prodotto di qualità e non competere su terreni come la produzione estensiva per i quali l’Italia è morfologicamente svantaggiata.