Ilva: "nessuna emergenza ambientale" secondo Ferrante

A Taranto è tutto a posto: nessuna emergenza ambientale e sanitaria è infatti quanto emerge da alcuni studi commissionati dal Presidente dell'Ilva Bruno Ferrante, che in Commissione Lavoro al Senato ha paventato i rischi per l'occupazione a Taranto.

L'indisponibilità degli impianti, sotto sequestro della magistratura tarantina, potrebbe infatti creare dei veri e propri drammi occupazionali non solo nel capoluogo pugliese ma con

effetti eccezionali su tutto il Paese.

Una serie di controperizie commissionate da Ilva dunque dimostrerebbero una situazione tutt'altro che critica, rimettendo in discussione non solo la posizione dell'azienda, ma tutte le denunce degli ultimi anni.

A Taranto però Ilva sanno tutti che spesso le rassicurazioni, sopratutto se provenienti dal polo siderurgico, bisogna prenderle con le pinze; nel caso specifico, visti e considerati gli studi epidemiologici dell'Asl, il Progetto Sentieri, le analisi indipendenti e la polvere rossa depositata dappertutto, i dubbi sono più d'uno.

Secondo Ferrante

le perizie ci consegnano un quadro simile a molte altre città italiane dai quali emerge nessuna emergenza ambientale e sanitaria

ma questa è solo la premessa alle dichiarazioni rilasciate in Commissione; il resto dell'audizione è incentrato su quello che in molti hanno definito un vero e proprio ricatto occupazionale:

Il quadro è destinato a mutare in modo drammatico perchè chiudendo gli altiforni avremo una ricaduta occupazionale che non riguarderà soltanto lo stabilimento di Taranto ma anche altri stabilimenti del gruppo Riva e della stessa Ilva. Taranto è strategico ed essenziale. Se lo chiudessimo la ricaduta sugli altri stabilimenti del gruppo sarebbe gravissima.

La stoccata di Ferrante ai provvedimenti della Procura di Taranto è, infine, riepilogativa del dramma umano che Taranto vive da 40 anni, un dramma che Ferrante riassume così:

Dando seguito alle decisioni dei custodi, sicuramente avremo ripercussioni sul piano dell'occupazione quando da dicembre l'altoforno 1, dove lavorano circa 1000 persone, cesserà di funzionare

che in altre parole rappresenta il dualismo tra lavoro e salute, a Taranto pomo della discordia: i 2000 esuberi annunciati che porteranno Ilva ad attivare la cassa integrazione sono emblematici di questo modus operandi.

Come confermato dallo stesso Ferrante infatti:

la richiesta fino a un massimo di 1940 dipendenti dal 19 novembre: si tratta di persone che lavorano nei tubifici, veri e propri fiori all'occhiello; purtroppo pero' la congiuntura dei mercati e la mancanza di ordini, anche se speriamo prossimamente di averne due, ci hanno spinto a prendere questa decisione

Insomma, nelle parole di Ferrante in Commissione Lavoro si evince che "così fan tutti", nel senso che l'inquinamento c'è dappertutto, non solo a Taranto e non solo per colpa dell'Ilva.

Via | RaiNews24

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