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Ecologia degli incendi

Pubblicato: 10 ago 2007 da lumachina

Commenti dei lettori

raccolta di articoli riguardanti gli effetti ecologici degli incendi. Editore Liguori Gli incendi non sono tutti uguali. I commenti di Mattia77 sotto l’ultimo post riguardante gli incendi sono meritevoli di approfondimento. Eccovi un estratto dal libro: Introduzione all’ecologia degli incendi che vedete in foto.

La prima distinzione va fatta sulla “forza” di un incendio. Nel “migliore” dei casi a bruciare e’ solo la lettiera, ovvero erba secca, foglie, rametti caduti a terra. Le fiamme sono basse, relativamente facili da spegnere. Il calore sprigionato e’ poco, gli animali che si rifugiano nelle tane, sottoterra, riescono a sfuggire alle fiamme (non al fumo). Il calore non penetra in profondità nel terreno e gli alberi se la cavano con un lato del tronco bruciacchiato, ma sopravvivono. La cenere al suolo e’ di colore nero.

Ci sono poi gli incendi di chioma, o di corona, in cui a bruciare sono proprio gli alberi. Le fiamme sono alte, fin sopra la chioma degli alberi e l’incendio si diffonde rapidissimo, preceduto da ondate di calore che fanno “esplodere” le chiome degli alberi che prendono fuoco per il calore, prima ancora di essere raggiunte dalle fiamme. Dopo questi incendi la cenere e’ di solito bianca, i danni si estendono anche fino a 10 cm nel suolo.

Qualche dato: un incendio che raggiunge i 250 gradi brucia l’85% della lettiera, uno di 450 gradi la brucia completamente, uno di 700 gradi distrugge la materia organica fino a 2,5 cm nel suolo.

La quantità di acqua che serve a spegnere un fuoco dipende dal materiale che sta bruciando. Se brucia un campo con delle stoppie, bastano 20 litri al metro quadro. Se a bruciare e’ un bosco, di litri ne servono 200.

Domani vi racconto qualcosa sugli adattamenti di varie specie della macchia mediterranea agli incendi (autosuccessione, semi che germinano grazie al fuoco, polloni radicali…), dopodomani scriverò sul dopo incendio (l’evoluzione delle biocenosi e dei suoli, il dissesto, le successioni di incendi) e concluderemo con le tecniche di rimboschimento e la quantificazione dei danni.

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4 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di Mattia77

    Mattia77

    11 ago 2007 - 13:25 - #1
    1 punto
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    “uno di 700 gradi distrugge la materia organica fino a 2,5 cm nel suolo.”

    L’apparato radicale di una pianta matura si estende anche a diversi metri nel sottosuolo. Un incendio che brucia il suolo a 10 cm non è sufficiente neanche a bruciare le radici dell’erba.

    Gli alberi danneggiati dal fuoco invece è buona regola tagliarli per metterli nelle condizioni ideali di ricrescere.

  • capocchione

    11 ago 2007 - 17:20 - #2
    0 punti
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    Mazzoleni, l’autore del libro, è stato il mio professore di Ecologia Applicata all’Ingegneria per il corso di laurea in Ing. per l’Ambiente e il Territorio. Dedicò un paio di lezioni proprio su questo argomento e vi confesso che fu molto interessante. E’ altresì interessante come la natura si “faccia forza” o addirittura tragga vantaggio dalle brutte cose che fa l’uomo…

  • Profilo di Lumachina

    Lumachina

    12 ago 2007 - 00:29 - #3
    1 punto
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    Se l’incendio ha raggiunto i 700 gradi in superficie, la probabilità che il cambio di un albero sia ancora funzionante è praticamente nulla. A quel punto, restano davvero solo le radici profonde. Sempre che l’incendio non sia diventato sotterraneo e non abbia bruciato pure quelle, partendo dal tronco.

  • ecoblog

    13 ago 2007 - 23:28 - #4
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    […] […]