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Incendi e macchia mediterranea

Pubblicato: sabato 11 agosto 2007 da lumachina

incendio controllato della lettiera. Foto CNRGli incendi sono uno dei caratteri che hanno segnato l’evoluzione della macchia mediterranea, e le diverse specie hanno sviluppato adattamenti al fuoco.
Nella macchia mediterranea ci sono associazioni di piante che mostrano vari gradi di sclerofillia (foglie piccole, stomi protetti, cuticole ispessite, cere) e una diffusa presenza di oli, resine e sostanze volatili facilmente incendiabili. Questi adattamenti sono motivati dalle necessità del clima, ma espongono le piante al rischio di incendio. In risposta a questo rischio, alcune piante hanno sviluppato due strategie: la riproduzione vegetativa attraverso polloni radicali e la riproduzione da seme favorita dal fuoco.

I polloni radicali sono dei getti che la pianta emette dalle radici quando la parte fuori dal suolo viene danneggiata. Non tutte le piante hanno lo stesso vigore: si riproducono bene in questo modo, ad esempio, le robinie (Robinia pseudoacacia), l’Erica arborea, il leccio (Quercus ilex), il mirto (Myrtus communis), l’olivo (Olea europaea) e la ginestra (Spartium junceum).

Altre specie come Avena sterilis e varie specie di Cistus hanno semi che germinano più facilmente se esposti al calore (che frattura i tegumenti interni del seme favorendone imbibizione e germinazione); altre reagiscono favorevolmente alla presenza di carbone nel suolo (si ipotizza che il carbone rimuova alcune sostanze inibenti dal suolo). Il pino di Aleppo (Pinus halepensis) pare avvantaggiarsi dalla maggiore insolazione e dalla presenza di ceneri dopo l’incendio.

Le specie svantaggiate dagli incendi sono quelle che affidano la propria riproduzione agli animali: ad esempio quelle che producono bacche o drupe che devono essere diffuse o digerite da uccelli, roditori o quelle che abbisognino di insetti per l’impollinazione. Dopo un incendio di animali ne restano pochi.

Un bosco evoluto, in condizioni climax, non reagisce con la stessa resilienza della macchia agli incendi. La macchia mediterranea ha una buona capacità di riprendersi dopo un incendio, sia per le strategie viste prima che permettono una autosuccessione (rinnovamento delle stesse specie presenti prima del disturbo), sia perché e’ stata esposta da secoli a incendi e si e’ “stabilizzata” in una forma semidegradata. La successione forzata che si verifica in seguito agli incendi e’ quella che dal bosco climax di Quercus ilex porta alla macchia alta, poi alla macchia bassa o alla gariga, per finire con una steppa.

» Nella foto, un incendio sperimentale in un bosco di lecci, effettuato dal CNR

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7 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di Vitol

    Vitol

    11 ago 2007 - 08:00 - #1
    1 punto
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    Ottimo articolo!
    Vivo nella provincia di Bari e da sempre vedo aree non coltivate in cui la natura ripristina la vegetazione nelle forme spontanee: sono apparentemente desolate, i radi alberi raggiungono con la chioma il suolo e formano delle cupole in cui il microclima è molto più favorevole alla vita e permette il proliferare di piante di sottobosco e fiori mentre gli animali trovano riparo secondo la propria taglia, rettili e piccoli mammiferi alla base in piccole tane o nel tronco se esso è cavo, tra nugoli di insetti d’ogni tipo, gli uccelli in cima alla chioma, coabitando specie ed esemplari che non rivaleggiano per territorialità e fonti alimentari. Queste micro-oasi circondate da sterpaglie ed agglomerati di fichi d’India riescono a resistere agli incendi, che bruciano la circonferenza senza intaccare il fusto della pianta, permettendo il rinnovarsi di questo prodigio con le piogge autunnali. Questo è forse uno dei motivi per cui ogni anno ci sono tanti ettari di macchia che bruciano, il problema è che molta gente la considera semplicemente terra incolta e coglie l’occasione dell’incendio per “valorizzarla”.
    Un saluto a tutti.

  • Profilo di planetx

    planetx

    11 ago 2007 - 08:43 - #2
    1 punto
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    Lumy, sei un genio, ti adoro ^.^
    Mattia, se sei in linea leggi questo articolo mi raccomando. E occhio che qui si parla di macchia mediterranea, non di vegetazione boschiva temperata come quella che brucia in calabria o in campania ;)

  • Profilo di Quartz

    Quartz

    11 ago 2007 - 10:53 - #3
    1 punto
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    Fantastico, c’è un modo in cui le robinie non si riproducano bene? :D
    Cmq bell’articolo, grande lumachina!

  • Profilo di Mattia77

    Mattia77

    11 ago 2007 - 13:18 - #4
    1 punto
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    complimenti per l’articolo, ma ci sono delle variabili non considerate.
    Innanzitutto le specie che si riproducono per polloni radicali sono la stragrande maggioranza, fuori dall’arco alpino. e si può aggiungere anche castagno rovere e faggio.

    I problemi, “moderni” per creare, mantenere e rendere eterno un bosco sono 2; costo della manodopera e eccesso di animali tipo ungulati (caprioli daini su tutti).

    L’albero, escluso robinia e simili non è vincente in natura e quindi va protetto. Come:
    O si eliminano le infestanti, (manodopera) o si eliminano i caprioli (meglio di no) o si appiccano incendi (arimeglio di no) oppure si gestisce con piani selviculturali.

    Sperare che un bosco si riproduca per seme o in maniera naturale oggi è un miraggio.

    Quello che dice vito è emblematico, un campo abbandonato non si trasformerà mai in bosco, per il semplice motivo le infestanti non lo permettono; può anche essere romantico, ma oggi poco utile.

  • Profilo di Luca M

    Luca M

    13 ago 2007 - 09:58 - #5
    0 punti
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    Non sono d’accordo con Mattia77, di esempi ce ne sono diversi: la maggior parte degli incolti si trasforma in boschi (da qui i dati positivi della riforestazione in Italia), avranno un’evoluzione lenta, ma si trasformano.
    Chiaramente non tutte le realtà sono adatte alla presenza di un bosco, scarsità di acqua in primis. Sarà più lento se si presentano le forme cespitose come i ginepri, altamente competitivi, ma l’evoluzione in bosco si verifica ugualmente.

    Questo è quello che ho potuto vedere nelle marche. LE altre realtà non dovrebbero essere tropo differenti.

    Saluti

  • Lorenzo M.

    13 ago 2007 - 10:44 - #6
    0 punti
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    sicuramente in liguria dove ci sono stati incendi ora si vedono letteralmente crescere dei boschi di pini (comuni e marittimi) che sono (a mio parere) magnifici quando ancora sono così bassi… se invece si parla di campi abbandonati di solito vengono invasi dalla robinia, da rovi, arbusti e piante spinose purtroppo :(

  • ecoblog

    13 ago 2007 - 22:42 - #7
    0 punti
    Up Down

    […] […]

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