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Dopo l'incendio: come tornano le piante

Pubblicato: 13 ago 2007 da lumachina

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coni del pino d'Aleppo. germinazione post incendioIl recupero dopo un incendio dipende criticamente da molti fattori: estensione dell’incendio, calore sviluppato, specie presenti, regime climatico nei mesi successivi, presenza di ulteriori stress (pascolo, altri incendi, malattie…) e dalla morfologia del terreno.

Se l’incendio e’ stato molto ampio e molto forte, il bosco deve rinascere o dai semi che già si trovavano nel terreno (se non sono bruciati) o da quelli prodotti dalle piante ancora vive, ai margini. Si possono notare delle colonizzazioni differenziali, a seconda della distanza che i semi sono in grado di percorrere. I semi portati dal vento arriveranno anche al centro dell’incendio mentre quelli poco mobili, caduti dalle piante madri, resteranno ai bordi.

Se un secondo incendio passa a far piazza pulita delle pianticelle pochi anni dopo il primo, prima cioè che le giovani piante abbiano avuto il tempo di produrre a loro volta dei semi, le specie che si riproducono per seme non avranno a disposizione nuovi semi per germinare e il secondo incendio avrà l’effetto di eliminare la specie. Questo problema si vede bene con i pini di Aleppo (Pinus halepensis); il calore favorisce l’apertura dei coni e la germinazione dei semi, ma una volta che la riserva di semi ha originato una colonia coeva di pini, il secondo incendio e’ fatale. La biocenosi nelle zone frequentemente incendiate ha una dominanza di specie che si riproducono per polloni o di specie a diffusione anemocora (abbiamo visto gli adattamenti riproduttivi della macchia mediterranea agli incendi due giorni fa).

Il pascolo ha un effetto di selezione sulle specie presenti. Quelle gradite agli animali spariscono e si diffondono quelle in grado di proteggersi con spine o sapori sgradevoli.

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4 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di Luca M

    Luca M

    13 ago 2007 - 11:03 - #1
    0 punti
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    Molto interessanti questi appunti di ecologia!
    Ti sei ripresa alla grande dall’ape killer! =)

    Aggiungerei il concetto di banca dei semi del terreno, ovvero: tutti sanno che alcuni semi germinano (la maggior parte). Pochi sanno che, di quelli che non germinano, alcuni hanno la possibilità di nascere in futuro, basta che rimangano vitali. E’ una forma di protezione della specie (la cuscuta, una specie infestante, ha dei semi che sono vitali anche 25-50 anni; lo sanno bene gli agricoltori che si vedono deprezzare il terreno se si è verificato un attacco di cuscuta!!). Quindi è vero che un incendio successivo distrugge le piante, ma potrebbe anche consentire ad altri semi della specie di germinare specialmente se, a seguito dell’erosione superficiale (vedi l’articolo precedente sugli incendi) detti semi ritrovano le condizioni ottimali di profondità/luce per emergere.

    Saluti

  • Profilo di Lumachina

    Lumachina

    13 ago 2007 - 14:41 - #2
    2 punti
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    Si Luca, lo spavento mi ha fatto rivedere alcune priorità che avevo. Per ecoblog mi e’ venuta voglia di scrivere cose che aiutino a capire i problemi dal punto di vista ecologico. E’ quello per cui ho studiato e se non posso occuparmi di protezione della natura sul campo, almeno lo faccio on line!

  • letizia

    13 ago 2007 - 15:26 - #3
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    Bello l’articolo e l’intervento! Cosi’ mi piace leggere sui blog.
    E’ un po’ scroccare la fatica degli studi altrui gia’ “digeriti”, ma si puo’ sempre pensare di ricambiare quando si toccano le proprie competenze.

  • 0 punti
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    […] Termino la parte naturalistica sugli incendi (nei giorni scorsi abbiamo visto le tipologie, gli adattamenti della macchia mediterranea, gli effetti sui suoli e le modalità dei ripopolamento vegetale, per passare a quella “umana”. Il Corpo Forestale dello Stato, insieme a Legambiente, hanno stilato un rapporto sul legame tra incendi e illegalità in Italia. Tra gli altri dati sugli incendi di cui avevamo già parlato, leggo il seguente passaggio: “Nel corso del 2006 in tutta Italia sono andati in fumo quasi 40.000 ettari di territorio a causa di 5.643 incendi boschivi, di cui il 60% appiccati intenzionalmente da incendiari per varie ragioni tra cui la speculazione e l’illusione di creare posti di lavoro connessi alle attività di spegnimento.” […]