
Continuiamo la trattazione degli effetti degli incendi boschivi (ieri parlavamo di come si sono adattate alcune specie della macchia mediterranea), osservando un incendio dal punto di vista pedologico.
I suoli sopra i quali si e’ sviluppato un incendio diventano meno plastici, meno porosi e perdono coesione. In ambito mediterraneo e’ stato osservato il formarsi di uno strato idrofobo negli strati superficiali del suolo, in seguito a forti incendi. Ciò che si deposita sopra questo strato viene dilavato con facilità dalle piogge.
Le piogge, in un regime climatico mediterraneo, arrivano in autunno, dopo la siccità primaverile ed estiva, e insistono su suoli aridi e spogli. La forza con cui le gocce arrivano al suolo, non rallentate dalla vegetazione (chiome, arbusti, erbe), è maggiore che in condizioni normali. La mancanza di lettiera (foglie secche) al suolo è un ulteriore mancanza di protezione per la terra, che viene colpita direttamente.
Il primo autunno dopo un incendio e’ quindi il più pericoloso dal punto di vista degli smottamenti. Il rischio diminuisce all’aumentare della copertura vegetale, che richiede come minimo 2-4 anni. Nel lasso di tempo in cui il terreno resta scoperto, l’erosione del suolo e’ circa 100 volte maggiore (secondo Storey e de Bano1968) oppure oscillante tra le 35 e le 5 volte maggiore che in un suolo protetto da foresta (secondo il Ministero dell’ambiente). Esiste una correlazione esponenziale tra le dimensioni dell’area bruciata e l’erosione.
Il dilavamento superficiale rimuove anche i nutrienti resi disponibili dalla combustione.
» Fattori determinanti la propensione al dissesto in aree percorse da incendi boschivi. Ministero dell’Ambiente
» Utilità della copertura forestale contro il dissesto idrogeologico tratto da Dissesti, Torrenti e Boschi (Regione Piemonte)
da88
13 ago 2007 - 20:03 - #1Tutto molto interessante.
Non ho capito però quale problema si genera se la terra è colpita più violentemente dalla pioggia.
Lumachina
13 ago 2007 - 23:22 - #2Sorry, mi sono dimenticata una frase: le gocce di pioggia impattano al suolo, si mischiano alla terra e il fango che si forma cola via con il ruscellamento superficiale. In pratica la parte superficiale del suolo (che impiega centinaia di anni a formarsi) viene portata a mare e la zona perde la sua fertilità.
Incendi in Italia: la mappa del rischio
14 ago 2007 - 12:02 - #3[…] Termino la parte naturalistica sugli incendi (nei giorni scorsi abbiamo visto le tipologie, gli adattamenti della macchia mediterranea, gli effetti sui suoli e le modalità dei ripopolamento vegetale, per passare a quella “umana”. Il Corpo Forestale dello Stato, insieme a Legambiente, hanno stilato un rapporto sul legame tra incendi e illegalità in Italia. Tra gli altri dati sugli incendi di cui avevamo già parlato, leggo il seguente passaggio: “Nel corso del 2006 in tutta Italia sono andati in fumo quasi 40.000 ettari di territorio a causa di 5.643 incendi boschivi, di cui il 60% appiccati intenzionalmente da incendiari per varie ragioni tra cui la speculazione e l’illusione di creare posti di lavoro connessi alle attività di spegnimento.” […]