Cambiamenti climatici, Obama la prende sul personale

Nell'arco del suo secondo mandato, quegli ormai famosi "four more years", Barack Obama prenderà decisamente sul personale la questione dei cambiamenti climatici e dell'ambiente più in generale.

Proprio ieri il presidente degli Stati Uniti, parlando alla prima conferenza stampa tenutasi alla Casa Bianca dopo la sua rielezione, ha mostrato un forte spirito di autocritica su quanto fatto negli anni scorsi in materia ambientale, definendo "progressi limitati" quelli effettuati, e rendendosi disponibile a trovare soluzioni scientifiche e bipartisan per venire incontro alle esigenze ambientali.

I pericoli derivanti dai cambiamenti climatici, resi evidenti negli Usa dal recente uragano Sandy (mai una perturbazione, seppur così violenta) aveva colpito tanto a nord e con tanta forza come è stato per la costa est a stelle e striscie, saranno infatti centrali nei prossimi quattro anni di amministrazione Obama, che per la prima volta si è fatto carico personalmente del problema.

Un problema, quello del cambiamento climatico e delle misure da mettere in campo per fronteggiarlo, che si lega strettamente anche alle politiche di welfare; un particolare che sta molto a cuore al Presidente Obama:

Se il messaggio è, in qualche modo, che ignoreremo il lavoro e la crescita solo per risolvere i problemi climatici, credo che nessuno lo farà. Io non lo farò. Ma se invece saremo capaci di definire un vero piano d'azione che permetta la creazione di posti di lavoro e crescita economica, intaccando seriamente i cambiamenti climatici, divenendo leader a livello internazionale, penso che sarà qualcosa che il popolo americano vorrà sostenere.

Una rottura con il passato, quella di Obama: mai la Casa Bianca aveva così espressamente definito una linea di principio sul problema del clima, un tema che storicamente è stato interpretato più come "per fricchettoni" che non per la seria politica di Washington.

La rivendicazione del ruolo di leadership di Obama su un tema tanto importante è una svolta storica, con il presidente pronto a mettere in gioco la propria reputazione per contribuire a fronteggiare il problema dei cambiamenti climatici; in una cena della settimana scorsa che ha visto allo stesso tavolo tutti i leader nel settore delle energie rinnovabili, ospitati dal National Journal, il generale in pensione Wesley Clark aveva spiegato che senza un intervento personale del Presidente Obama sarebbe impossibile avanzare un ordine del giorno su tematiche legate al clima:

Ha a che fare con il deficit. Ma anche con una strategia energetica e climatica a lungo termine. Dovrà cominciare a parlarne e ad ascoltare centinaia di pareri di esperti divenendone egli stesso il megafono

ha spiegato Clark.

Di concretezza c'è ancora ben poco, ma il processo di consultazione di Obama è appena iniziato; un esercizio che, secondo il direttore di Greenpeace Usa Kert Davies, può portare risultati positivi, sopratutto dopo l'uragano Sandy:

Obama sta formando una falange di persone che dicono :'si, questo è urgente!'. Se Obama comprende il rischio per il Paese, lo trasmette e racconta questa storia al popolo americano avrà il sostegno che desidera per tutte le sue iniziative. Era ciò che mancava nel 2009: nessuno ha mai spiegato perchè fosse importante una legge sul clima.

Il pianeta attende trepidante le novità dell'amministrazione Obama, consapevole che metterci la faccia, negli Usa, non equivale a farlo in Italia.

Via | Guardian
Foto | Twitter

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