Ilva, via libera del Ministero al Piano di risanamento

La Commissione istruttoria Aia sull'Ilva, riunitasi nel pomeriggio di venerdì al ministero dell'Ambiente, ha valutato positivamente il Piano di adeguamento industriale presentato dall'azienda: nell'incontro la Commissione ha chiesto all'azienda, nella persona del direttore dello stabilimento Adolfo Buffo, di procedere speditamente con i lavori previsti per rispettare il cronoprogramma fissato dall'Aia.

La prossima riunione della Commissione sarà il prossimo 26 novembre, per valutare la fase dell'Aia relativa alle acque e ai rifiuti; nel frattempo, domani mattina saranno 500 gli operai in "ferie forzate", del reparto Produzione lamiere 2 e, da mercoledì, del Tubificio 2.

A seguito del parere positivo della Commissione istruttoria, Ilva ha fatto sapere di non escludere la possibilità di chiedere, nuovamente, alla magistratura tarantina il dissequestro degli impianti:

Se questa richiesta sarà suffragata da un piano di interventi tempestivo per eliminare le emissioni nocive, da risorse finanziarie e dalla sottoscrizione di contratti, non vedo perchè il parere dei magistrati debba essere negativo

ha commentato l'Assessore comunale all'Ambiente del Comune di Taranto, Giampiero Mancarelli; una partita, quella che verrà, da giocare per Ilva su un doppio campo da gioco: con la magistratura e con i sindacati, sul piede di guerra per i venti cassintegrativi che soffiano sul capoluogo pugliese.

L'istanza di dissequestro verrà presentata probabilmente martedì mattina alla Procura: dai magistrati tarantini non trapela nulla, ma è cosa certa la deroga concessa dai custodi giudiziari dell'impianto ad uno scarico di 45mila tonnellate di materiali (il limite imposto è di 15mila tonnellate), una deroga giunta a posteriori dopo l'ipotesi di fermata generale e improvvisa il 14 dicembre per assenza di materie prime (con una perdita per l'azienda di 12 milioni di dollari), fatta dal presidente di Ilva Bruno Ferrante nei giorni scorsi.

Il dissequestro, va detto, viene ora richiesto da Ilva per permettere un risanamento degli impianti e quindi abbattere l'inquinamento (motivo alla base del sequestro), ma il precario equilibrio nei rapporti tra la Procura e l'azienda impone a chi racconta di andarci con i piedi di piombo; anche perchè l'aspetto sindacale non è certamente da sottovalutare, visto e considerato l'accesso alla cassa integrazione che l'azienda ha avanzato alle istituzioni competenti.

In tal senso Ilva può vantare certamente un aiuto concreto dal Ministero dell'Ambiente: i "consigli" su come presentare il Piano di risanamento alla Procura (integrandolo, allargandolo e dettagliandolo) rendono evidenti anche le priorità ministeriali in tal senso.

E' vero: tutti hanno ragione, nessuno ha torto eppure il problema pare irrisolvibile; nel frattempo i sindacati chiedono certezze sul destino dei

lavoratori da collocare in cassa integrazione e dei dipendenti dell'area a caldo dal momento in cui si fermerà l'Altoforno 1, all'inizio di dicembre

ed è qui che si giocherà l'altra partita: sul campo sindacale.

Via | Ansa

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