
La Cina produce lampadine a basso consumo e a basso costo, ma l’Unione Europea tassa queste lampadine per proteggere i fabbricanti europei.
La Commissione Europea ha proposto di estendere di un altro anno la durata dei dazi di importazione speciali sulle lampadine cinesi, in vigore già da sei anni. A dirla tutta, i dazi erano scaduti nel luglio 2006, a cui sono seguiti 15 mesi di “osservazione” durante i quali, in pratica, tutto e’ rimasto come prima. Ora si vuole estendere il provvedimento di un altro anno, con la promessa alla Cina che “questa volta sarà l’ultima”. Ora gli Stati membri hanno due mesi per decidere che cosa fare.
Pare che solo uno dei quattro produttori di lampadine (la tedesca Osram) abbia chiesto di mantenere i dazi. Gli altri produttori guidati dall’olandese Philips (che già fanno costruire le lampadine in Cina) avrebbero visto con favore l’abolizione di queste misure protezionistiche. La Cina aiutava economicamente i produttori di lampadine, che possono in questo modo vendere a prezzi inferiori a quelli di mercato. In termini tecnici, la Cina fa dumping di lampadine e le tasse doganali europee erano una misura anti-dumping.
Il WWF ha fatto notare alla Commissione Europea la contraddizione interna di pubblicizzare il risparmio energetico (ad esempio con la campagna You Control Climate Change) e poi, di fatto, di ostacolare i cittadini che volessero avvantaggiarsi delle lampadine a basso costo (ma sempre a lunga durata e bassi consumi) prodotte fuori dall’Unione Europea.
“Noi tutti dobbiamo contribuire a proteggere il nostro ambiente come spazio vitale per le generazioni future. Con il risparmio energetico possiamo ridurre le emissioni di CO2 che causano il riscaldamento globale”. Questa frase di Martin Goetzeler, CEO di Osram, accompagna l’immagine degli orsi polari “protetti” da una lampadina. La scenetta simboleggia bene l’impegno ambientale di Osram: proteggere i propri interessi economici e usare gli orsi per vendere.
Nonostante le tasse sui prodotti extraeuropei (che aumentano il prezzo base del 66%), pare che circa due terzi delle lampadine vendute in Europa vengano dalla Cina e che solo il 20% sia prodotto all’interno del nostro mercato protetto.
Via | BBC
» European Commission proposes end to anti-dumping duties on energy saving lightbulbs in one year on Europa.eu
» EU extends antidumping duties on Chinese light bulbs on China view
glorfindel
01 set 2007 - 10:35 - #1Ma anche le lampadine cinesi sono al piombo?
ciquta
01 set 2007 - 10:59 - #2Dust allora dovrebbero esserci anche dazi tra l’italia e la germania, la grecia e l’inghilterra, dall’esteuropeo, dal portogallo, etc… non è così che dovrebbe funzionare, non si finirebbe più ed a rimetterci saremmo anche noi.
I dazi trovo sia giusto metterli nei confronti di paesi che non rispettano certi accordi, per esempio sarebbe bello che tutti i paesi che hanno aderito al PDK tassassero gli import dai paesi che non l’hanno fatto. O magari anche paesi che non rispettato manifesti sui diritti umani.
Lorenzo M.
01 set 2007 - 12:13 - #3ciguta… ma scusa l’unione europea si basa proprio sulla facilitazione di commercio tra i paesi membri è anche giusto mettere tasse sui prodotti cinesi…
Lorenzo M.
01 set 2007 - 12:14 - #4ciguta… ma scusa l’unione europea si basa proprio sulla facilitazione di commercio tra i paesi membri è anche giusto mettere tasse sui prodotti cinesi perchè comunque per venire fino in europa inquinano molto di più di quello che si risparmia utilizzando lampadine a risparmio energetico…
gnaffetto
01 set 2007 - 12:57 - #5sulla questione dei dazi:
perche’ si ragiona sempre sul o tutti si o tutto no?
non potrebbe essere corretto immaginare i dazi per certi tipi di prodotto e libero commercio per altri?
per esempio per prodotti ESSENZIALI dell’economia di base (prodotti agricoli (grano, ), prodotti di allevamento(uova, formaggio, carne) frutta, acqua, vestiti, ecc.) IMPORRE DAZI anche pesanti proprio per salvaguardare l’economia locale.
mentre sui beni di consumo (anche tecnologici) frivoli potrebbe non essercene bisogno (vedi prodotti di oreficeria, ecc.).
e comunque ci dovrebbe essere sempre una discriminante ambientale (cioe’ i prodotti debbono soddisfare le norme interne…. anche se molte volte quelle dei paesi esteri sono piu’ restrittive ahime’)
perche’ una certa economia deve essere protetta da attacchi “finanziari” e inflazionistici.
Non si puo’ sacrificare le comunita’ locali in nome del commercio e della globalizzazione (vedi argentina)
gianlkr
01 set 2007 - 13:51 - #6@ciquta “I dazi trovo sia giusto metterli nei confronti di paesi che non rispettano certi accordi”: la Cina, appunto. Che non perde tra l’altro occasione di usare i laogai (leggasi lager) per produrre a basso costo.
http://www.ecn.org/filiarmonici/cina-030715.html
http://www.laogai.org/news/index.php
Proust
01 set 2007 - 19:23 - #7Il libero mercato è sicuramente uno strumento potentissimo per lo sviluppo delle economie. Purtroppo però si basa solo su alcuni fattori che, pur essendo i principali, non sono gli unici da tenere conto per far si che l’economia mondiale si sviluppi in modo sano e completo.
Questi due fattori sono PREZZO e QUALITA’, questi sono (ahimè) i soli parametri che il consumatore prende in considerazione.
Si arriverà un giorno probabilmente a far si che anche altri fattori rientrino nel senso comune e condizioneranno le scelte: l’ecologia lentamente lo sta facendo, lo “stato di diritto” di chi ha fabbricato il prodotto che si vuole comprare molto meno…
il dazio, che una volta era un semplice strumento protezionistico e si è rivelato inadatto e incompatibile col libero mercato, può a mio avviso tornare ad essere un filtro per quei parametri che il libero mercato da solo non riesce a regolare.
Imporre dazi sui prodotti fabbricati da lavoratori sfruttati nel terzo mondo, su prodotti fatti senza rispettare le regole ecologiche vigenti nel paese che li vuole vendere, su prodotti manifestamente introdotti nei mercati locali per destabilizzarli, trovo sia l’unica soluzione (l’alternativa è vietare del tutto le importazioni di tali prodotti che dovrebbe essere attuabile nei casi più estremi.)
Tornando alle lampadine: se in Germania produrle costa 100 e in Italia costa 120 il libero mercato avvantaggerà la Germania perchè siamo sicuri che lo stato di diritto dei lavoratori, l’ecologia del processo produttivo, etc sono sullo stesso livello.
Se la Cina mette in circolazione lampadine che costano 20 e quegli 80 in meno li ha risparmiati sulla pelle della gente e su quella di questo grosso sasso che calpestiamo tutti, allora non mi sta più bene! metto una tassa di 80 (non di più sennò si torna al protezionismo) sull’importazione della lampadina per compensare.
possibilmente farei anche una legge per far scr4ivere sulle lampadine cinesi “NON Fabbricate secondo le norme ambientali e umanitarie vigenti in questo stato”.
ciquta
01 set 2007 - 21:24 - #8Dust tu hai parlato di dazi nei confronti di paesi per via del costo del lavoro più basso.
E siccome la germania è la nazione col costo del lavoro più alto, mentre l’italia ha salari molto più bassi ti facevo notare che con lo stesso metro dovresti metterli anche lì.
E se vi fa ’specie’ parlare di paesi cee potrei fare l’esempio anche con svizzera, usa, norvegia, etc… è uguale.
Imporre dazi solo perchè il costo del lavoro è più basso non ha senso, al massimo (come dicevo prima) si potrebbe prevedere nei confronti del mancato rispetto di tematiche primarie quali appunto ecologia o diritti umani.
Ma in questa casistica ci cadrebbero dentro anche gli USA e allora apriti cielo…
da88
01 set 2007 - 23:43 - #9D’accordo con Proust!!
harlock
03 set 2007 - 08:37 - #10non si può parlare di libero mercato con paesi in cui mancano le libertà più elementari di cui le aziende nostrane approffittano per incrementare il fatturato.
va al di là dell’economia, si chiama dignità
egidio
09 set 2007 - 01:18 - #11io ho scoperto le lampadine a basso consumo cinesi alcuni anni fa sono ottime arrivano a 85 W (450 W delle incandescenza ) e durano 8000 h come le osram ma costano all’incirca 15 € in proporzione una di marca costerebbe più di 50€.