Orto dei Getsemani, agli ulivi secolari servono cure

Il Getsemani è un piccolo uliveto appena fuori la città vecchia di Gerusalemme, sul Monte degli Ulivi: è scritto nei Vangeli che qui Cristo si ritirò in preghiera dopo l'ultima cena e poco prima che Giuda lo tradisse:

Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: 'Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare'. Matteo 26:36

Un luogo mistico, da secoli meta di pellegrinaggi, che viene custodito oggi dai frati Francescani, che lo manutengono e ne ricavano olio; ma anche un luogo fermo nel tempo, che non produce più olive per numerosi fattori e che dovrà essere curato per poter tornare allo splendore di un tempo.

Un recente check-up avrebbe dimostrato un buono stato di salute degli ulivi, nonostante la leggera carenza di fosforo e sovrabbondanza di calcio, sintomatici di un metabolismo "addormentato"; i 50-80 pullman di pellegrini che ogni giorno circolano attorno al giardino, causando agli ulivi uno stress da inquinamento, potrebbero essere un fattore del mediocre stato di salute delle piante, che starebbero probabilmente peggio se non fosse per il terreno: molto ricco di ferro, questo assorbe una gran quantità di metalli pesanti ma non mettendoli a disposizione della soluzione nutritiva.

Questi alberi nodosi vanno risvegliati. Specifiche potature devono essere praticate alla chioma per favorire la formazione di nuovi germogli e alla base della ceppaia, cioè nei punti di contatto del tronco con il terreno, per far ributtare i polloni.

ha spiegato Antonio Cimato, coordinatore di un team del Cnr che studia proprio questo luogo; l'Orto dei Getsemani non è importante solo per la cristianità: qui anche la scienza si è soffermata a riflettere.

Grazie ad analisi genetiche specifiche eseguite sulle piante oggi è possibile affermare con certezza che gli otto splendidi e nodosi ulivi non sono piante nate spontaneamente da semi e nemmeno frutto di innesti: sono state piantate dall'uomo per mezzo di talee, cosa risultata evidente grazie allo studio di alcune sequenze di DNA estratto dalle radici e dalle foglie raccolte in punti diversi dello stesso ulivo e confrontate con quelle degli altri alberi, notando una forte somiglianza.

Uno dei risultati più singolari è emerso quando i ricercatori hanno realizzato il profilo genetico o l’impronta genetica (fingerprinting) delle otto piante. Le analisi di alcune regioni del DNA hanno descritto profili genetici simili tra gli individui e non sono state evidenziate differenze nei profili allelici, nemmeno tra campioni di foglie prelevate dalle diverse parti della chioma. Questo significa che le otto piante sono state propagate dallo stesso genotipo e sono quindi tra loro fratelli. In altre parole, gli otto ulivi del Getsemani sono il risultato di un intervento dell’uomo e non sono affatto cresciuti in modo spontaneo sul posto, come invece si è sempre creduto. Un risultato, questo, che ha sconvolto prima di tutto noi ricercatori, perché ci ha fatto capire come questi ulivi derivino da un unico esemplare clonato. In pratica sono tra loro fratelli o, come direbbero gli arabi per i quali l’ulivo nella loro lingua è di genere femminile, sorelle

ha concluso Antonio Cimato; queste piante, che in base alla datazione eseguita con il radiocarbonio C14 dimostrano la veneranda età di 900 anni (non vecchi abbastanza per aver accolto le preghiere di Cristo prima del processo e della passione, ma abbastanza per entrare nella classifica delle latifoglie più vecchie del mondo), ma secondo Cimato analisi più approfondite delle radici potrebbero svelare anche un'età tra i 1000 ed i 1100 anni.

Per la cura di questi rari ed unici esemplari di biodiversità verrà applicato un manuale di manutenzione frutto delle ricerche dell'Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del CNR: gli ulivi del Getsemani sono infatti diversi per varietà dal classico ulivo mediterraneo che è possibile ammirare in Italia, ma anche dagli ulivi del territorio medio orientale.

Un luogo oggi forse più simile all'immagine donataci da Charles Baudelaire ne I Fiori del Male:

Ricordati, Gesù, dell'Orto degli Ulivi! Nel tuo candore tu pregavi in ginocchio colui che nel suo cielo rideva al rumore dei chiodi che ignobili carnefici piantavano nella tua carne viva

Quegli "ignobili carnefici" che oggi si incarnano e trasportano decine di pullman di pellegrini: una decadenza che impedirà ai Francescani, per almeno due anni, di produrre un olio che, secondo chi l'ha provato, ha davvero un sapore particolare.

Via | Corriere.it
Foto | InOgniDove.it

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