Diventare redattore per un giornale di parchi

Intervista a Emanuela Celona, caporedattore di Piemonte Parchi

Questa settimana ho intervistato Emanuela Celona, caporedattore di Piemonte Parchi, per sapere come si vive occupandosi a tempo pieno di comunicazione ambientale presso un ente pubblico.

Ciao Emanuela, puoi raccontarci in che cosa consiste il tuo lavoro?
Difficile sintetizzare. In sostanza mi occupo della “cucina” del giornale: redazionare i testi, scegliere le foto per un articolo, affidare un articolo a un collaboratore particolarmente “indicato” per un argomento (stesso discorso per i fotografi), vedere le bozze del giornale prima che vada in stampa, chiudere il numero in tipografia… e cose di questo genere. Purtroppo però, il tempo per fare il lavoro che preferisco, quello del giornalista che “scrive” e soprattutto racconta ciò che ha visto, è sempre più rosicchiato dalle altre incombenze… Intendiamoci, mi piace leggere gli articoli degli altri… però, a volte, vorrei riuscire a scrivere un po’ di più… (!)

Quale e' stato l'articolo più bello che hai mai scritto?
Non sono proprio brava a giudicarmi, e non mi piace farlo. Ti posso però raccontare “un complimento” che ho ricevuto, e che mi è rimasto in mente. Ero andata al Parco regionale della Mandria di Torino e avevo partecipato a un’escursione notturna per scriverne il pezzo. Quando è stato pubblicato, una signora della portineria in Regione Piemonte (nel palazzo in cui lavoro) mi ha detto: “Bello il pezzo sulla Mandria! Ma lo sa che mi è venuta voglia di andarci?! Ho intenzione di prenotare la visita!”. Non credo che fosse un complimento gratuito perché dal titolo non si capiva che descrivevo un’escursione notturna… Dunque doveva averlo letto (!) Sono rimasta contenta e ho capito una cosa: che facciamo questo mestiere per portare, o “educare” alla Natura, non chi la ama già, ma chi non la conosce ancora.

Che cosa cercano le persone che leggono Piemonte Parchi?
Da un’indagine sui lettori che abbiamo fatto nel 2001 (tramite questionari inviati agli abbonati) è risultato che cercano un’informazione naturalistica seria: non la Natura “cartolina” o “catastrofe” o, peggio, la Natura “pubblicitaria” che, peraltro, è diventata protagonista in quasi tutti i mezzi di comunicazione.

Con che criterio decidete gli articoli per ogni numero della rivista?
Come saprai gli articoli li propone la redazione, ma li sceglie il direttore. Il criterio adoperato da Gianni Boscolo (“storico” direttore di Piemonte Parchi andato in pensione all’inizio di quest’anno, e al quale devo molto della mia formazione) è sempre stato la varietà, unito alla curiosità: una Natura, insomma, raccontata a 360°.

Come hai fatto a trovare questo lavoro?
Attraverso uno master post laurea (ho una laurea in scienze della comunicazione) che prevedeva un periodo di stage. Finito lo stage, sono rimasta come collaboratrice del giornale, e la grande soddisfazione è che attraverso il praticantato svolto a Piemonte Parchi sono diventata giornalista professionista, cosa a cui tenevo molto.

Che cosa facevi prima?
La cronista per settimanali locali. Un’esperienza per me utilissima per avere il “senso” della notizia ed essere a contatto con le realtà più disparate…

Sei soddisfatta del cambiamento o cambieresti ancora?
Sono soddisfatta del cambiamento, ma cambierei ancora. Mi manca l’esperienza del quotidiano, che resta il mio sogno professionale. Avrei voglia di confrontarmi con la fibrillazione dei tempi, con la ricerca costante di notizie… Ovviamente nei temi che a me interessano: l’ambiente e l’infanzia.

A parte l'emozione, si guadagna abbastanza a scrivere di ambiente?
Ahi (!) Tasto dolente. Non direi. Ma non devi chiederlo a me, perché lavorando per un giornale di un ente pubblico ho un contratto di collaborazione che oltre al giornale prevede il mio impegno in altri “progetti” di comunicazione. Fare il giornalista free lance, comunque, non è la giusta strada per arricchirsi, in generale, nel senso, di qualsiasi cosa tu scriva… Quando facevo la cronista locale mi pagavano (quando mi pagavano!) 15.000 delle vecchie lire a pezzo, qualsiasi lunghezza fosse… foto o non foto… e per arrivare a fare uno stipendio… ne dovevo scrivere di articoli… (!)

Beh, non mi sembra che oggi paghino meglio... Ma torniamo al lavoro: che difficoltà incontri quotidianamente?
La burocrazia. E la “mentalità” impiegatizia dei miei colleghi. Intendiamoci: sono tutti/e persone meravigliose, ma non hanno la sensibilità giornalistica per fare un giornale, che si può fare in tanti modi, certamente, ma che se vuole essere qualcosa che va “oltre” lo strumento di comunicazione ufficiale di un ente pubblico, deve pensare soprattutto ai lettori, e non, ad esempio, a raccontare di un sentiero o di un museo inaugurato dall’ente “pinco pallino” ma non aperto al pubblico… non so se rendo l’idea…
E poi la burocrazia: in un ente pubblico è tutto difficile. Per fa funzionare i PC bisogna rivolgersi a un ente strumentale che ci mette 2 giorni per ripararlo e magari tu ne hai bisogno subito (!), per ricevere un Cd deve essere prima protocollata la lettera d’accompagnamento… insomma queste “normalità” che per un giornale non fanno altro che rallentare e rendere difficoltoso il lavoro…

Credo che le scartoffie siano una pastoia molto diffusa, purtroppo. Quali sono le tue maggiori soddisfazioni?
Occasioni come questa. Conoscere gente stimolante e interessante, con cui scambi alcune riflessioni, e che si ricordano di te per un intervento a un convegno, oppure ti chiamano per scrivere un pezzo, oppure ti chiedono un’intervista… ;-)

Tho.. che caso! :-) Ma che tipo di persone incontri per lavoro?
Tutto l’universo Mondo. Le ultime persone che non ho conosciuto personalmente ma solo attraverso uno scambio di E-mail sono state un’oceanografa di fama mondiale, Claire Nouvian, che ha accettato di farsi intervistare per il nostro giornale dalla lontana Nuova Zelanda, e Alì Sahleem, pakistano, professore all’Università del Vermont, fautore dei parchi della pace, che mi ha promesso un pezzo su questo tema. Eccitante, no??!!

Si, molto! Ultima domanda: come pensi cambierà il tuo lavoro in futuro?
Quien Sabe. Sono troppo “banale” se dico che spero ancora che i miei sogni si realizzino?? E che un direttore di un quotidiano legga un mio pezzo e dica: “ Non male…!” e decida di mettermi alla prova?? Un posto fisso nell’Ente pubblico in cui lavoro (in questo mondo di precari!!!), ammesso che si riaprano i concorsi, certo non si butta via: anzi!!! Però, riconosco che se riuscissi a realizzare il mio sogno…

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