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Prezzo del petrolio ai massimi: cosa c'è dietro?

Pubblicato: 20 set 2007 da Matteo Razzanelli

Commenti dei lettori

Massimo storico del prezzo del petrolioDopo il record della settimana scorsa, il petrolio continua a volare. Lo si sente ovunque: un barile ieri al Nymex è arrivato a $82,51.

Cosa c’è dietro questi record?
Se lo chiedono in tanti, ma non è che i tiggì si sprechino in spiegazioni. Facciamo allora un giro per la rete. Partiamo da CNNMoney che titola: “Il mistero dietro l’aumento dei prezzi del petrolio”.

Riducendo all’osso, le ragioni elencate dalla CNN sono:

- l’economia mondiale cresce e si prevede quindi una domanda di energia in aumento (si pensi ai tassi di crescita asiatici);
- si avvicina l’inverno e con esso la classica domanda legata al riscaldamento;
- si registrano rinnovate tensioni geopolitiche in Medio Oriente;
- il dollaro crolla e questo fa aumentare leggermente il prezzo del petrolio (interessante in questo senso vedere un grafico di Debora Billi che accosta l’andamento del cambio euro/dollaro con l’andamento del prezzo del petrolio, ecoalfabeta però trova che l’aumento del prezzo del petrolio ha poco a che fare con la svalutazione del dollaro);
- le scorte di greggio in USA sono leggermente inferiori rispetto al passato.

CNN si occupa anche della teoria del picco del petrolio, presentandola come teoria minoritaria - non abbracciata da compagnie petrolifere e governi - ma in crescita.
Il fatto è che la teoria potrebbe a mio avviso diventare irrilevante, nello scenario attuale. Più i prezzi del petrolio salgono e più diventa conveniente estrarre il petrolio “difficile”, che non viene oggi estratto per gli alti costi. Diventa anche più conveniente lo sviluppo di tecnologie per l’estrazione. Allo stesso tempo però, picco o non picco, la domanda di greggio è in pieno boom a causa dello sviluppo di una consistente parte di mondo con cui l’offerta non riesce a tenere il passo. Insomma, è ben possibile che gli effetti del “picco” arrivino per via dell’aumento incontrollato della domanda, piuttosto che per una flessione dell’offerta.

Interessante leggere anche il Financial Times. Il 6 settembre il quotidiano rosa attribuiva l’ultima impennata a presunte incursioni israeliane sullo spazio aereo siriano, oltre che alle rinnovate tensioni in tutta l’area mediorientale che si registrano da un paio di settimane. Il FT citava anche Christophe de Margerie, grande capo della francese Total, secondo cui il prezzo del greggio era destinato a rimanere alto e - udite udite - diceva anche che era stato “rotto il ciclo del mercato”. Tradotto: dopo l’aumento, non aspettiamoci una caduta dei prezzi. I paesi dell’OPEC dal canto loro erano divisi sull’opportunità di aumentare la produzione: l’unica cosa su cui si mostravano più possibilisti era un aumento dell’offerta nei mesi invernali. Per de Margerie il motivo per cui il petrolio non sarebbe assolutamente sceso è che la domanda di greggio in Asia sarebbe rimasta fortissima e per di più anche la stessa domanda mediorientale appariva consistente. A distanza di due settimane tutte le previsioni si sono rivelate corrette: gli unici ribassi che si sono visti sono stati quelli causati dalle vendite per incassare il plusvalore. Anche sul fronte OPEC tutto secondo copione. L’OPEC alla fine ha infatti “concesso” solo un aumento di produzione di 500′000 barili al giorno a partire da novembre, aumento che gli analisti giudicano insufficiente e tardivo. La produzione mondiale nel terzo quadrimestre di quest’anno è infatti diminuita di 650′000 barili al giorno: considerato quindi l’arrivo dell’inverno la misura dell’OPEC appare come poca cosa. Il FT cita a proposito un analista della Merril Lynch che dice: “Siamo di fronte al mercato del petrolio più tirato che si sia mai visto sin dalla guerra in Iraq: un inizio di inverno molto più freddo del normale potrebbe spingere il prezzo del barile sopra i $90.”

La più recente ipotesi sulle cause del rialzo avanzata da più parti (ad esempio da Messaggero e Yahoo! Finanza) riguarda il taglio dei tassi di interesse operato dalla Federal Reserve per immettere liquidità sul mercato americano a fronte della crisi dei mutui: una mossa che contribuisce a rilanciare i consumi statunitensi di greggio nonché gli investimenti nel greggio.

Insomma, stringi stringi se il petrolio vola è colpa dell’imbuto: la parte larga è la domanda e la parte stretta la produzione. Il muro dei $100 appare ormai ad un soffio. La buona notizia è che - con uno scenario del genere - lo spazio per lo sviluppo delle rinnovabili si allarga sempre di più.

Aggiornamento: nella giornata di oggi 21 settembre al Nymex toccata la vetta di $84,10. Per questo nuovo rialzo il Corriere cita “timori per le condizioni meteo nel Golfo del Messico, che hanno anche portato alla parziale sospensione della produzione”. Una mazzata in più sull’offerta, come se ce ne fosse stato bisogno…

» The mystery behind surging oil prices su CNNMoney.com
» Oil hits new record above $80 su FT.com
» Oil price tests an all-time high su FT.com

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12 commenti

Commenti dei lettori

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  • skyvisual

    20 set 2007 - 10:03 - #1
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    Personalmente trovo le varie opinioni piuttosto di parte o superficiali.
    In realtà i “costi maggiori” per l’estrazione sono un palliativo.
    Ad oggi il maggior giacimento di greggio al mondo è in arabia saudita. Stanno pompando milioni di barili al giorno di acqua marina per mantenere la pressione e garantire l’estrazione.
    L’Opec sta “dopando” i suoi pozzi per tenere testa agli ordini. Fonti ufficiali asseriscono che stanno rovinando i pozzi perché un prelievo indiscriminato può, alla lunga, rivelarsi disastroso, causando un effetto boomerang.
    La verità e che le sabbie bituminose sono poco convenienti perché non si può consumare 0,8 barili per estrarne 1.
    Il petrolio sta finendo, la pressione ai pozzi diminuisce. L’Iran può allungare l’agonia, ma il vero problema sono rischi concreti di recessione globale con una vera catastrofe alimentare di dimensioni colossali.
    L’Irak ha spostato in avanti il termine. Il governo americano sacrifica milioni di persone tra civili e militari perché se rivelasse la reale capacità dei giacimenti sarebbe il panico.

  • Profilo di Miky23

    Miky23

    20 set 2007 - 12:26 - #2
    1 punto
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    Purtroppo questo non è che un assaggio… Quando si arriverà al “picco di estrazione” i prezzi non faranno che crescere. L’OPEC ha un immenso potere, un potere tale da riuscire a mettere in riga tutto il mondo occidentale e non. Secondo voi perchè, in base alla politica estera che tanto va di moda negli ultimi 20 anni, l’IRAN e l’ARABIA SAUDITA non hanno subito ritorsioni pur essendo paesi governati da un forte fondamentalismo islamico? Forse perchè sono fra i Paesi con le maggiori riserve di petrolio? Ai posteri l’ardua sentenza. Le risoluzioni Onu sul nucleare in Iran non passeranno mai, sapete perchè… perchè gli intensi rapporti tra IRAN e CINA, avente potere di veto nel consiglio ONU, ne sarebbero compromessi, e la Cina si ritroverebbe ad avere un fornitore di petrolio in meno!

    CAMBIAMO!!!!

  • Profilo di chube

    chube

    20 set 2007 - 13:30 - #3
    0 punti
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    Il prezzo aumenta perché l’offerta non segue la domanda, il petrolio light and crude è praticamente esaurito e con esso il benessere a cui siamo abituati. L’impennata dell’Euro è dovuto al suo ruolo di nuova moneta rifugio, oramai il dollaro senza petrolio non ha più controvalore e quindi i grandi finanzieri che comandano il mondo, silenziosamente riportano il baricentro mondiale nel vecchio continente.
    Come un essere vivente che muore se la disidratazione raggiunge una percentuale a prima vista bassa 3-5% anche il sistema economico va incontro allo stesso destino. Tra pochi anni la produzione non potrà più sostenere l’economia ed una recessione senza pari si abbatterà nel mondo globalizzato. Le prime avvisaglie sono le “scaramucce” per il petrolio in medioriente, palliativi che al costo di centinaia di migliaia di vite innocenti prolungano l’agonia del benessere assistito a cui siamo abituati. Il futuro si presenta fosco per la maggior parte della popolazione che subirà fame, povertà ed ingiustizia. Un nuovo medioevo dove solo pochi ricchi manterranno e forse miglioreranno il loro stile di vita.

    ” Io non so con quali armi sarà combattuta la terza guerra mondiale, ma so che la quarta sarà combattuta con pietre e bastoni.”
    (Albert Einstein)

  • alexandros

    20 set 2007 - 14:53 - #4
    0 punti
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    Facciamo un totoscommessa? Quanto durerà ancora il petrolio per Tutti? 3anni per me. E poi? Tutti a piedi olè, forse allora tireranno fuori le belle invenzioni nascoste e diranno, ups ci eravamo sbagliati sulle riserve…Si salvi chi può…

  • Profilo di Miky23

    Miky23

    20 set 2007 - 16:54 - #5
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    Il Canada è leader mondiale per la produzione di petrolio da sabbie bituminose… poca roba rispetto al consumo americano, ma in crescita.
    Gli USA stanno puntando a una minore dipendenza dal Medio Oriente, in vista della fine del petrolio… Quando ci saranno a disposizione solamente gli ultimi barili, non penso che i SIGNORI DEL PETROLIO li regaleranno.
    Una cosa che continuo a non capire e come possano dormire sonni tranquilli quei paesi che per adesso galleggiano nell’oro, ma tra non molti anni non potranno più avere certi privileggi?! Lo scenario geopolitico mondiale dovrà essere riscritto da quì a 20 anni!

  • Profilo di Miky23

    Miky23

    20 set 2007 - 18:48 - #6
    1 punto
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    Il consumo americano è enorme rispeto alla produzione canadese da sabbie… Cmq ionon credo alle stime sull’importazione americana… non sò perchè ma dichiarare poca importazione dai paesi medio orientali è una buona cosa in periodi così tumultuosi!

  • Profilo di Miky23

    Miky23

    21 set 2007 - 10:03 - #7
    1 punto
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    Purtroppo il meccanismo della borsa è una cosa complicatissima per me, e mi ritengo ignorante a riguardo. L’unica cosa che intuisco e che tutti i beni primari e non vengono prodotti solo perchè abbiamo Energia per farlo, e questa Energia è prodotta in gran parte grazie al petrolio… Ergo: su il petrolio, su tutto il resto!
    A parte questa parentesi, io sono convinto che la lotta alle risorse energetiche vada ben oltre la borsa.
    Penso ce ne accorgeremo da quì a 20 anni!

  • Sandro kensan

    22 set 2007 - 15:59 - #8
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    Che raduno di peakoilers! Accidenti! E poi è mai possibile che di gente “normale” non se ne veda quando si parla di picco del petrolio? Sembra che il problema non li riguardi oppure che siano terrorizzati. mah…!

  • Andrea000

    24 ott 2007 - 23:43 - #9
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    La situazione è preoccupante ma non sono d’accordo con i catastrofismi che vedono la fine della nostra civiltà. Onestamente però, vedo un’unica soluzione, quella di investire quanto più possibile su fonti di energia alternative a partire dall’idrogeno (che senza dubbio si sa già come sfruttare ma, causa interessi dei Signori del Petrolio, è ufficialmente ancora un’idea). Secondo me se l’Unione Europea investisse nella ricerca di energie rinnovabili e nello sviluppo sostenibile ne ricaverebbe notevoli vantaggi in futuro.

  • Venti di guerra « eurodillo

    28 ott 2007 - 22:38 - #10
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    […] Il petrolio vola sopra i $91, verso vette impensabili anche solo 1 mese fa. Certo, ormai un biglietto verde vale meno della manina gommosa che si trova dentro le patatine, ma i motivi del rialzo del greggio potrebbero essere altri. Sembra che quest’anno sarà il primo anno della storia in cui la produzione di greggio sarà inferiore della produzione dell’anno precedente. E questo mentre la domanda asiatica schizza alle stelle. […]

  • […] Su ecoblog poi abbiamo più volte citato le dichiarazioni del presidente di Total Christophe de Mangerie: tutte le volte quest’uomo ci azzecca. L’ultima volta ha detto che il prezzo del petrolio non sarebbe più sceso. E infatti siamo quasi a quota 100 e capitomboli non se ne vedono. Un’altra dichiarazione di de Mangerie che abbiamo citato riguardava la “fine del petrolio facile”. Neanche a farlo apposta, un’analisi di Marcello Colitti (esperto di problemi energetici, allievo di Mattei ed ex vicepresidente Eni) diffusa da Adnkronos sembra confermare le frasi di de Mangerie e chiudere il cerchio rispetto alle notizie di cui sopra. Colitti dice (cito da Adnkronos): Il prezzo del petrolio resta alto perché ”la mano invisibile del mercato prefigura il momento in cui il greggio non convenzionale sarà necessario per coprire la domanda, con costi molto superiori”. […] Secondo Colitti l’ipotesi spiegherebbe anche la volontà di non investire in nuovi impianti di raffinazione che costituiscono ”il collo di bottiglia che influenza il mercato non solo della benzina ma di tutto il barile”. […]

  • fannulo

    30 apr 2008 - 14:55 - #12
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    sandro ha ragione.. peakoilers a iosa. e pensare che questo famoso picco non c’entra un benemerito con la volatilità dei prezzi. come scrisse morris adelman: è una questione di acqua che scorre da valle a monte.