Commercio di pelli di pitone, è l'industria della moda europea il vero serpente

L'industria della moda europea insidia la sopravvivenza delle popolazioni di pitone del Sud-Est asiatico. L'Europa ne è infatti il principale importatore. La richiesta di pelli di pitone, in particolare da Francia, Italia e Germania, non accenna a diminuire.

Ogni anno il Sud-Est asiatico, secondo le stime dell'IUCN, esporta quasi mezzo milione di pelli di pitone, una fonte di introiti non indifferente per i Paesi asiatici. Il commercio delle pelli di pitone genera infatti un giro d'affari da un miliardo di dollari all'anno. Il report pubblicato dall'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura in collaborazione con l'International Trade Centre (ITC) fa emergere una filiera con transazioni poco trasparenti che rappresentano un rischio per la sopravvivenza della specie allo stato selvatico.

Gran parte delle pelli di pitone proviene dall'Indonesia, dalla Malesia e dal Vietnam. Circa il 70% viene riesportato passando da Singapore. Il rapporto rileva che la mancanza di trasparenza sulle scorte segrete del Paese sta probabilmente facilitando il riciclaggio di pelli di origine illegale. Come ha spiegato Tomas Waller, presidente della IUCN Species Survival Commission (SSC):

Gran parte delle pelli in commercio sono illegali e provengono da animali selvatici, al di là delle quote concordate, e ottenute con l'utilizzo di permessi falsi per riciclare le pelli.

Il 20% delle pelli di pitone reticolato dal Sud-Est asiatico, soprattutto quelle provenienti dal Vietnam e dal Laos, stando alle dichiarazioni ufficiali dei commercianti, provengono da animali allevati in cattività. Il rapporto sostiene però che questi dati non convincono, dal momento che il costo dell'allevamento, dell'alimentazione e della cura dei serpenti in cattività appare molto superiore al prezzo di mercato delle pelli.

Senza contare che anche nella quota selvatica consentita ci sono irregolarità: molti pitoni vengono catturati prima che raggiungano l'età riproduttiva. Il rapporto chiede pertanto all'industria della moda di implementare un sistema di tracciabilità per dimostrare ai consumatori che l'approvvigionamento è legale e sostenibile. In questo modo si integrerebbe il sistema di autorizzazione esistente del CITES per consentire l'identificazione delle pelli lungo tutta la catena di approvvigionamento.

Foto | © Getty Images

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