Ilva occupata e 5 nuovi indagati, Legambiente chiede: "Nessun alibi"

La cronaca di oggi sull'Ilva ci racconta di badge annullati, operai che occupano la direzione a Taranto, di 1500 operai in strada a Genova e di 5 nuovi indagati, come riferisce Il Mattino:

Tra queste ci sono don Marco Gerardo, il segretario dell'ex arcivescovo di Taranto mons. Benigno Luigi Papa, e il sindaco di Taranto Ippazio Stefano. La Procura della Repubblica di Taranto ha poi delegato la Guardia di finanza ad eseguire accertamenti a Bari e a Roma in relazione al via libera alla vecchia Autorizzazione integrata ambientale (Aia) rilasciata il 4 agosto 2011 all'Ilva di Taranto, poi riesaminata e approvata alcune settimane fa.

A Skytg24 il ministro Clini ha dichiarato:

Stiamo lavorando per risolvere la situazione in tempi rapidi, come peraltro siamo abituati a fare. Credo che la soluzione sarà pronta già giovedi con un provvedimento che consenta di superare questa situazione.


Legambiente ricorda però:

La situazione dell’Ilva di Taranto va risolta ora e nel rispetto della salute e del lavoro. Il governo deve intervenire per obbligare l’azienda al miglioramento degli impianti e al risanamento dell’ambiente continuando a produrre. Nessun alibi deve essere fornito a chi ha tirato troppo la corda per evitare di investire in innovazione e risanamento e ora approfitta del blocco per continuare a non fare nulla, dopo aver colpevolmente inquinato e danneggiato per anni la città e i suoi abitanti. Senza l’intervento della Magistratura saremmo ancora molto lontani dal conoscere gli equivoci affari condotti dall'azienda ma a questo punto è necessario impedire ogni via di fuga che permetta ai Riva di lasciare azienda e città nelle pesti, dopo aver sfruttato senza ritegno risorse e operai, senza mai affrontare seriamente alcuna ipotesi di risanamento e innovazione che avrebbe permesso all’azienda di stare sul mercato in maniera competitiva e sostenibile.


Alla luce delle intercettazioni pubblicate oggi inoltre, Legambiente chiede le dimissioni di coloro che sono risultati compromessi nella vicenda dell’Aia del 2011 rilasciata dall’allora ministro Prestigiacomo e che, come denunciato subito dalla nostra associazione, era stata scritta dalla stessa azienda.

Da un lato 5000 operai che perdono il lavoro, dall'altro un'azienda che non ha mai rispettato i vincoli di tutela ambientale e in mezzo un numero impressionante di morti per tumore tra adulti e bambini e una pletora di politici, amministratori e tecnici che in un modo o nell'altro hanno avuto i loro vantaggi a tenere in vita l'ecomostro. Il ministro Cancellieri poi si dice preoccupato per l'ordine pubblico e teme la rabbia degli operai così come detto ieri l'incontro con il governo e le parto sociali è fissato per giovedì mentre Fim, Fiom e Uilm dichiarano lo sciopero nazionale perché i Riva hanno fatto sapere che chiuderanno tutti gli stabilimenti in Italia, ossia a Genova,

Angelo Bonelli propone una soluzione sensata e lo fa via twitter e facebook visto che il mainstream lo censura:

Sequestrare patrimonio e utili gruppo Riva per fare le bonifiche.

La storia dell'Ilva a Taranto è proprio tutta sbagliata e davvero forse non c'è modo di riaggiustarla a meno che Ilva e amministratori e politici non si assumano le loro responsabilità. La magistratura d'altronde in mezzo a tutti gli attori di questa assurda storia ha messo delle priorità: basta morti per inquinamento; l'azienda deve risanare l'ambiente che ha inquinato (e sia pure con i soldi nostri che il ministro Clini assegna); l'azienda deve risanare se stessa per continuare a produrre.

Ma queste priorità che sembrano logiche a noi comuni mortali non lo sono per chi dell'Ilva ci vive o sopravvive: la bonifica si fa con il soldi nostri a patto che continui la produzione e che continui evidentemente l'inquinamento. Insomma, una sorta di mediazione, così, un po' troppo sciolta.

Ecco dunque emergere le intercettazioni (due casi di tumore in più sono una minchiata) svelata dal Procuratore Sebastio e l'inchiesta de l'Espresso su dove finiscono i soldi dei Riva, fino ai bonifici pro Bersani tirati fuori da Dagospia. Il presidente della regione Nichi Vendola prende le distanze da tutto ciò dopo aver essersi per anni di aver dotato la Puglia di una legge all'avanguardia per far coesistere industria pesante e rispetto delle norme ambientali e scrive:

Abbiamo reagito proponendo innovazioni normative, in una materia dalla competenza esclusivamente statale, che costringessero l’azienda a fare i conti con le gravi ripercussioni ambientali e sanitarie del suo ciclo produttivo, ma lo abbiamo fatto sempre con la cautela di evitare che il processo di ambientalizzazione potesse trasformarsi in un devastante corto circuito. Abbiamo cercato cioè di evitare le scene drammatiche che probabilmente scorreranno sotto i nostri occhi. Ora tocca al governo coordinare tutti gli sforzi affinché si possa salvare un sito produttivo strategico e nello stesso tempo restituire a Taranto la salubrità e la serenità di cui ha bisogno.

Foto | Getty Images

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