Appello per la Birmania

repressione violenta delle proteste dei monaci in Birmania. Il regime minaccia anche i fiumiUn appello per la Birmania lo avevamo lanciato a luglio, insieme a WWF, Greenpeace, CISL e Legambiente. Lo rilanciamo oggi perché la situazione sta degenerando.

Nell'appello si chiede esplicitamente "alle imprese italiane che hanno rapporti commerciali con la Birmania e alle multinazionali, a partire da quelle impegnate nel settore forestale e quello petrolifero, del gas e minerario nei progetti di costruzione di dighe ed infrastrutture - che comportano enormi profitti per il regime - di sospendere i loro rapporti con questo Paese, per non contribuire a rafforzare il potere della giunta che continua ad utilizzare il lavoro forzato."

Oltre a sparare sui manifestanti, ridurre in schiavitù la gente, arruolare bambini soldato e coltivare oppio, il governo militare della Birmania ha progettato una diga sul fiume Saluen, che e' stato definito dall'UNESCO "l'ecosistema temperato con ottime probabilità di ospitare la maggior biodiversità al mondo".

Il Saluen sfocia in Birmania, nasce in Tibet e attraversa Cina e Thailandia. Il governo cinese ha deciso di rimandare la costruzione di dighe sul corso del Saluen, che rimane il più lungo fiume senza dighe del Sud Est Asiatico. Il ministro responsabile della gestione delle acque, Wang Shucheng, ha riconosciuto l'importanza del fiume dal punto di vista ambientale (patrimonio dell'UNESCO dal 2003) ma ribatte che non e' possibile lasciare una simile risorsa non sfruttata.

Oltre che dalle dighe, il Saluen e' minacciato da agricoltura intensiva, pesca non sostenibile e cave.

» Campagna Birmania: contro il lavoro forzato, per la democrazia, i diritti, l'ambiente, la liberazione di Aung San Suu Kyi sul sito della CISL
» Salween River - A Global Ecoregion

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