E se l’uomo sparisse dalla faccia della Terra?

Immaginate che un giorno inizi come tutti gli altri. Ma con una sola grande differenza. Gli esseri umani sono spariti dalla faccia della Terra. Che cosa accadrebbe allora?

Alan Weisman, giornalista scientifico, ha scritto un saggio provando a fare questo tipo di esercizio mentale, supportato però da immagini e avvenimenti alquanto realistici.

Mi torna in mente l’agente Smith che, nel primo memorabile ‘The Matrix’, spiega a Morpheus la sua visione del genere umano, quasi un’intuizione.
“Voi umani non siete dei veri mammiferi. Voi non avete sviluppato un naturale equilibrio con l’ambiente circostante, ma, al contrario, quando vi insediate, vi moltiplicate ed esaurite le risorse disponibili per poi spostarvi”. Come i virus.

E se questo virus venisse debellato? Ecco che nel libro World without us, Weisman prova a immaginare una serie di scenari che si presenterebbero agli occhi degli altri esseri viventi sopravvissuti.

Dopo due giorni la produzione di energia cesserebbe e la metropolitana di New York (presa come esempio) verrebbe allagata. Senza manutenzione, crollerebbero strade e ponti e le facciate dei palazzi inizierebbero a coprirsi di verde. Passo dopo passo, nascerebbe un nuovo e strano ecosistema.

Dopo 10 anni Central Park diverrebbe una palude con il ritorno della vita selvatica, rappresentata soprattutto dagli uccelli. Dopo cento anni la popolazione degli elefanti aumenterebbe di venti volte. Centomila anni dopo, la CO2 tornerebbe alla concentrazione pre-umana, assorbita dalla fitta vegetazione formatasi, e i principali gas inquinanti verrebbero assorbiti da piante e suolo.

Non è catastrofismo. È un modo diverso di capire l’impatto che ha attualmente l’uomo sulla natura, una sfida per l’evoluzione.

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