Caso Ilva, Clini alla Camera: "Ilva chiusa è un favore alla concorrenza"

Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, intervenuto alla Camera dei Deputati sugli ultimi sviluppi del "caso Ilva", ha parlato delle conseguenze che deriverebbero dalla chiusura dello stabilimento siderurgico pugliese.

Pure se chiaro su un punto, la volontà di non voler scontrarsi frontalmente con la procura di Taranto e con la magistratura, il ministro ha chiaramente paventato i rischi occupazionali che Taranto vive oggi, un po' dimenticando a dire la verità i rischi ambientali e per la salute pubblica che la città pugliese vive da oltre 40 anni.

Nell'informativa alla Camera il Ministro è tuttavia scivolato su una buccia di banana:

Non si può far finta di essere Alice nel paese delle meraviglie e non capire che la chiusura dello stabilimento di Taranto ha effetti positivi sui concorrenti internazionali che non usano gli stessi limiti ambientali che noi stiamo ponendo a Taranto.

Il riferimento, più adatto ad un ministro dell'economia che non ad un ministro dell'ambiente, è proprio alle attività siderurgiche tarantine che, una volta chiusa Ilva, termineranno inevitabilmente; la concorrenza internazionale diventa oggi dunque lo spauracchio economico dell'insostenibilità della chiusura dell'Ilva di Taranto.

Lo stesso spauracchio paventato, più in piccolo, dalla stessa Ilva agli stessi lavoratori negli anni passati; ha proseguito incautamente Clini:

Noi applichiamo a Taranto per la prima volta i limiti ambientali che in Europa entreranno in vigore dal 2016. Chiudere l'Ilva di Taranto fa un grande favore a concorrenti internazionali che continueranno a produrre in condizioni ambientali molto peggiori a quelle che noi stiamo imponendo allo stabilimento di Taranto".

ha sottolineato il ministro; un po' come dire "così fan tutti", a livello ambientale.

Tuttavia bisognerebbe anche analizzare un altro aspetto, controverso, della vicenda Ilva: Fabio Riva, erede della famiglia che attualmente dovrebbe essere a Miami (sfuggito all'arresto) e il caso francese; il governo d'Oltralpe infatti sta vagliando la statalizzazione dell'industria dell'acciaio, una svolta che economicamente rappresenterebbe un passo del gambero decisamente interessante, visto il caso Ilva in Italia, su cui le bonifiche sono ancora all'anno zero.

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