Tromba d'aria a Taranto, recuperato il corpo senza vita dell'operaio dell'ILVA Francesco Zaccaria

La scia di morte che si trascina dietro l'ILVA sembra infinita. Il corpo senza vita di Francesco Zaccaria, operaio di 29 anni scomparso dopo la tromba d'aria che ha colpito lo stabilimento siderurgico il 28 novembre scorso, è stato ritrovato questa mattina. I sommozzatori dei Vigili del Fuoco lo hanno recuperato nella cabina della gru finita in mare. Nei giorni scorsi un collega aveva riferito di averlo visto l'ultima volta fuori dalla gru prima che si scatenasse il tornado, ma il corpo senza vita del giovane è stato ritrovato nella cabina.

L'assurdità è che in condizioni meteorologiche a dir poco avverse e proibitive l'operaio si trovasse così in alto a lavorare e non certamente in condizioni di sicurezza. Esposto alla morte. Nella puntata di ieri sera di Servizio Pubblico il Ministro dell'Ambiente Corrado Clini ha parlato della solidità dello stabilimento siderurgico che ha dimostrato di riuscire a reggere persino a fenomeni meteorologici così estremi. Lo stabilimento, forse. Ma uno stabilimento non è fatto soltanto di lamiere, più o meno solide, ma di persone che ci lavorano, dentro e fuori. Un operaio, un altro, ha perso la vita all'ILVA e in tanti riferiscono di aver vissuto l'inferno, temendo per la loro e per esplosioni.

E la tromba d'aria ha lasciato ingenti danni strutturali allo stabilimento, decine di milioni secondo le prime stime, quindi tutta questa solidità a cui fa riferimento Clini sfugge. La gru su cui lavorava Francesco Zaccaria era sepolta a 35 metri di profondità, completamente sommersa dal fango.

I colleghi hanno partecipato alle ricerche del giovane operaio nei giorni scorsi. All'angoscia per la perdita del posto di lavoro, per la salute, si è sommata la preoccupazione per una morte ancora più violenta e travolgente, quella che si prende con una raffica di vento chi ti lavora a fianco. Angelo Pichierri, collega di Francesco Zaccaria, al Corriere del Mezzogiorno ieri:

Siamo sconvolti. Siamo disperati per il nostro collega di cui ancora non si hanno notizie.

Oggi la notizia è arrivata e come sempre, quando si tratta dell'ILVA, niente happy-end, solo nuvole nere, gonfie di cattivi presagi:

È vero, stiamo male, ha detto Pichierri. Il nostro pensiero va alla famiglia del nostro collega e siamo anche molto preoccupati per tutto quello che sta avvenendo in questa fabbrica.

Una fabbrica tecnicamente solida, ma nel mondo reale, dove ogni singola vita persa conta, ha un nome, una famiglia, una storia, nient'altro che una fabbrica da incubo in cui i fulmini squarciano un cielo già gonfio di morte.

Foto | © Getty Images

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