Neandertaliani in Siberia

Sempre impegnati a dirimere le nebbie della storia del genere umano di cui siamo gli ultimi rappresentanti, gli scienziati del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia hanno fatto un nuovo passo avanti nel tracciare gli spostamenti sul globo del nostro cugino Neandertal.

La presenza di Homo neanderthalensis, vissuto tra i 400.000 e i 28.000 anni fa in pieno periodo glaciale, per cui aveva sviluppato delle efficaci difese contro il freddo come la statura relativamente bassa e la costituzione robusta, è stata documentata dalla Spagna fino all’Uzbekistan dove, nel 1938, sono stati ritrovati resti fossili di un giovane neandertaliano in una caverna presso Teshik-Tash, località che risulta essere il punto certo più orientale della presenza di questo ominide.

A rimescolare le carte e come spesso accade in paleontologia, ci ha pensato un ritrovamento di resti ossei ad Okladnikov nella Siberia orientale la cui dubbia attribuzione ha scatenato il dibattito tra gli studiosi: chi sosteneva che si trattasse di Neandertal, chi invece di uomo moderno, cioè noi.

Lo staff di Svante Pääbo, del Max Planck Institute, ha deciso di applicare il test del DNA per stabilire la maternità dei resti, DNA mitocondriale per la precisione, e mettere così la parola fine ai litigi dei paleontologi.

I mitocondri sono degli organuli adibiti alla respirazione cellulare che, in parole povere , significa il motore energetico delle nostre cellule e sono forniti di un proprio DNA che viene ereditato esclusivamente per via matrilineare. Studiando e confrontando questo DNA di diversi soggetti è così possibile ricostruirne la genealogia.

Dallo studio di Pääbo è così emerso che i resti fossili siberiani erano strettamente imparentati con i resti neandertaliani europei e uzbeki e che la separazione tra i due gruppi era cosa relativamente recente; si presume perciò che i neandertaliani abbiano “conquistato” anche la Siberia circa 250.000 anni fa in un periodo caldo interglaciale.
I neandertaliani si sono poi estinti circa 28000 anni fa per cause ancora non ben chiarite, probabilmente per la concorrenza con il più abile e furbo Homo sapiens con cui sono convissuti per lungo tempo.

Oltre all’aspetto squisitamente accademico dello studio, la ricerca dimostra anche come la nostra non sia l’unica specie di uomini ad aver conquistato il mondo, purtroppo, aggiungo, siamo gli unici che ci vivono da abbastanza a lungo da averlo fatto piegando l’ambiente alle nostre volontà non sempre giustificate.

Via| Der Spiegel

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