Qualcosa non quadra al Ministero dell'Ambiente

Troppe poltrone al Ministero dell'Ambiente - Foto by triskell's su FlickrE' possibile aumentare le spese e complicare le procedure burocratiche applicando una legge che mira a tagliare la spesa e razionalizzare le procedure? Ebbene sì: al Ministero dell'Ambiente ci sono riusciti alla grande. Ce lo dice Giovanna Landi su lavoce.info. Ma andiamo con ordine.

Al Ministero dell'Ambiente vi sono - fra le altre - alcune commissioni tecnico-scientifiche il cui compito è effettuare le valutazioni prescritte dalla legge a garanzia del rispetto dell'ambiente. Il ministero si occupa in particolare di tre valutazioni: la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA, per progetti come la costruzione o la modifica di inceneritori, autostrade, impianti, etc...); la Valutazione Ambientale Strategica (VAS, cioè l'analisi dell'impatto ambientale di programmi delle PA, come i piani rifiuti comunali) ed infine le autorizzazioni ambientali integrate (dette IPPC, che servono perché gli impianti autorizzati con le VIA possano entrare in esercizio).

Dato che il più delle volte le istruttorie per le singole valutazioni sono simili e riguardano gli stessi progetti, il "Testo unico" in materia ambientale (Dl n. 152 del 3 aprile 2006) voluto dal precedente ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli, riuniva in una sola commissione le tre valutazioni (VIA, VAS e IPPC), così da evitare inutili duplicazioni di lavoro e di stipendi. Il Testo unico fu però molto criticato perché prevedeva che i membri della nuova commissione "unica" fossero nominati dal ministro a propria discrezione, e non selezionati per concorso. Questo ovviamente rende la commissioni politicamente influenzabili. Si pensi al caso dell'autorizzazione di un inceneritore voluto da amministrazioni "amiche".

Poi entra in scena il nuovo governo con un decreto legge (il Dl n. 248 del 4 luglio 2006) che per tagliare i costi della politica prevede il riordino dei ministeri, col taglio delle duplicazioni organizzative e funzionali, la diminuzione del numero dei componenti degli organismi e tante altre belle cose. Quel decreto legge viene applicato al Ministero dell'Ambiente col Dpr n. 90 del 14 maggio 2007. Risultato? Vengono diminuiti i membri della commissione "unica" nata col Testo unico da 82 a 62. Peccato però che gli viene tolta la competenza sulle IPPC. Per le quali viene creata una nuova commissione di 25 membri. Se la matematica non è un'opinione: 62+25=87.

Con un decreto che mirava al taglio dei costi della politica e delle lungaggini burocratiche, si è quindi riusciti - secondo Giovanna Landi - ad aumentare il numero dei commissari e complicare la burocrazia. Ma non è finita qui: nonostante le critiche al Testo unico di Alemanno per la mancanza di trasparenza nella selezione dei membri della commissione, si è deciso di mantenere la nomina "a chiamata". Con buona pace dell'indipendenza della valutazione dalla politica.

Via | lavoce.info

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