Mucche e polli in via d’estinzione

Dei rischi che corrono le specie selvatiche ne abbiamo parlato più volte e l’avvelenamento di orsi, lupi e cinghiali nel parco d’Abruzzo è fatto recente e ancora in corso d’indagine.
Ma che anche la zootecnia, settore in cui per esigenze di mercato la biodiversità langue, fosse interessata da estinzioni di intere specie è un fatto a cui pochi hanno pensato.

A puntare i riflettori sui pericoli che corre il patrimonio delle varietà animali da allevamento ci pensa la FAO che a settembre di questo anno ha pubblicato il rapporto The State of the World’s Animal Genetic Resources (Lo stato delle risorse zoogenetiche mondiali, di cui vi avevamo già anticipato qualcosa sui rischi da malattie infettive).

Nel rapporto si legge il dato sconcertante di una varietà animale estinta ogni mese negli ultimi sette anni e che circa il 20% delle razze da allevamento del pianeta, bovine, equine, suine, avicole o ovine che siano, sono attualmente a rischio d’estinzione.

Il popolare detto del “cane che si mangia la coda” è ottimale per spiegarne i motivi: l’allevamento intensivo di poche razze, oltre che all’estinzione delle altre, ha portato ad un impoverimento della diversità genetica tra le popolazioni a causa sia dell’isolamento a cui sono sottoposte stando in stalle o comunque in zone ristrette e per via dell’uso di pochi maschi riproduttori per cui viene fortemente ridotto il rimescolamento genetico per la scarsa possibilità di scelta del partner.

Un circolo vizioso alimentato anche dagli altri problemi che caratterizzano il momento attuale: i cambiamenti climatici rendono razze selezionate in passato per una determinata zona meno adatte a viverci, i conflitti armati e l'instabilità socio-economica che devastano aree in cui è ancora ricca la varietà animale sottraggono le cure necessarie accelerandone il declino.

L’avvertimento è semplice: meno varietà genetica significa una maggior vulnerabilità degli individui e una maggior probabilità di vittoria di virus e batteri, il che significa ancora una volta che salvare le varietà esistenti e anche quelle dimenticate, animali, frutti o verdure permette non solo di mantenere un alto grado di biodiversità ma anche di far provare alle proprie papille un maggior spettro di gusti e sensazioni.

Via | FAO

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