Inquinamento: Taranto e Brescia separati alla nascita

Si è tenuto ieri a Brescia il convegno "Ambiente e vita - Brescia e Taranto a confronto" organizzato dal Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia con il patrocinio del Comune di Brescia, dall'Ordine dei Medici di Brescia e dall'Associazione Medici per l'Ambiente (Isde); ospiti autorevoli e dati interessanti, inquietanti a tratti, sullo stato di salute ambientale della Leonessa lombarda.

Da Caffaro ad Ilva, dalle nanoparticelle ai tumori generati dalla pessima gestione ambientale fino ai dati di rilevazione: sono tante le cose che accomunano la città lombarda a quella pugliese; il direttore di Arpa Puglia Giorgio Assennato e quello di Arpa Brescia Giulio Sesana hanno mostrato come il parallelismo tra queste due realtà sia consistente, nei numeri e nei dati, nonostante le notevoli divergenze culturali e geografiche.

Assennato ha ricordato come a Taranto siano i valori di benzo(a)pirene a rappresentare il vero problema: tale sostanza nociva si sprigiona infatti proprio dalle fonderie Ilva e, nei giorni più ventosi, le concentrazioni rilevate nelle vicinanze dello stabilimento sono altissime; ha spiegato il direttore di Arpa Puglia che

La lobby siderurgica ha sempre avuto un peso preponderante, tanto che una legge consente di tollerare in questo tipo di produzioni concentrazioni di inquinanti (come la diossina) drasticamente più elevate di quanto venga concesso per un inceneritore

cui va aggiunta l'incapacità istituzionale di accomunare le ricadute ambientali e quelle sanitarie: nelle Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) delle imprese infatti il tema sanitario è sempre assente, a differenza ad esempio degli Stati Uniti in cui è sempre necessario dimostrare l'inesistenza di rischi sanitari dipendenti dalle emissioni; una realtà confermata dal sostituto procuratore bresciano Federico Bisceglia, che ha spiegato:

Le norme in materia ambientale-sanitario-urbanistica sono scritte in maniera poco chiara, con l'effetto di paralizzare molti interventi. In più i nostri organi di controllo sono carenti di indipendenza, perché i direttori generali di Arpa e Asl vengono nominati dalla politica regionale di cui devono controllare le scelte.

Un problema questo che non è solo di Taranto ma nazionale; nello specifico la realtà bresciana vive una situazione piuttosto problematica, come spiegato dal direttore dell'Arpa Brescia Sesana, che sostiene che la provincia lombardia sia prima in regione per numero di chiamate ed esposti contro il rumore e le polveri industriali.

L'Associazione Industriale Bresciana (Aib) ha accettato un protocollo di auto-riduzione ed autocontrollo degli impianti industriali più pesanti, ma senza che siano stati specificati i limiti di emissioni e le normative cui rifarsi;

A Brescia tutto tace, e addirittura si premia quale esempio Emilio Riva, fondatore dell'Ilva, come ha fatto nei giorni scorsi Assocamuna. [...] A Taranto le emissioni sono molto più alte per l'eccezionale dimensione dell'Ilva, che però ha solo 50 anni di vita. Brescia si deve confrontare con una storia industriale più che secolare e con l'eredità della Caffaro, senza contare la connotazione geografica della pianura padana, un “catino” che ostacola la dispersione degli inquinanti

ha sottolineato Marino Ruzzenenti, storico dell'ambiente; i dati diffusi durante il convegno sono, in tal senso, emblematici: l'area immediatamente promiscua alla Caffaro registra una contaminazione da diossine e Pcb superiore all'area Ilva, ma anche i valori di quel tanto pericoloso benzo(a)pirene sono sostanzialmente simili. Anche i bresciani non coinvolti direttamente nell'attività industriale e meno esposti a rischio contaminazione registrano valori fuori norma:

la contaminazione umana da diossine Brescia non ha pari: anche i bresciani “non esposti” al sito Caffaro hanno concentrazioni di diossine nel sangue superiori agli allevatori di Taranto, i più esposti perchè vivono a 15 km dall'Ilva

ha concluso Ruzzenenti; se a Taranto la concentrazione media di diossine e Pcb nel sangue umano spazia dai 25,3 ai 46,7 picogrammi per grammi di grasso a seconda della maggiore o minore vicinanza dall'Ilva a Brescia le percentuali oscillano tra i 54 ai 419 picogrammi.

Foto | Flickr

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