Acqua all'arsenico, dal 1 gennaio 128mila persone nel Lazio senza potabilità

L'acqua del referendum dello scorso anno era un "bene comune": un fiume di persone che si sono entusiasticamente recate a votare per le quattro consultazioni e che, quasi plebiscitariamente, hanno confermato fermamente che l'acqua deve essere pubblica oggi devono fare i conti con la rete idrica italiana, tra le più scadenti d'Europa.

Un caso emblematico è quello della Tuscia, la zona dell'Alto Lazio che vede capoluogo Viterbo e che conta oltre 400mila persone: dal 1 gennaio infatti 128mila abitazioni resteranno senza acqua potabile, una cosa che trascina di fatto l'evoluzione della civiltà italiana in un baratro profondo chilometri: come può essere possibile questo?

La risposta è un semimetallo chiamato arsenico, che "arricchisce" le acque di Viterbo città e di altri 27 comuni della zona: da sempre presente in grandi quantità, l'arsenico è dannosissimo per la salute, uccide danneggiando in modo gravissimo il sistema digestivo ed il sistema nervoso, portando l'intossicato alla morte per shock; l'acqua contenente arsenico è cancerogena, essendo questo implicato nella patogenesi di carcinomi alla vescica ed alla mammella: per avvelenamento da arsenico è morta anche Emma Bovary nel toccante romanzo di Flaubert.

Letteratura a parte, il problema che si pone per questa zona del Paese è enorme: i limiti di arsenico e fluoruri nelle acque ad uso umano stabiliti dal D.L. 31/2001 sono infatti decisamente più bassi rispetto ai valori registrati nelle acque viterbesi; negli ultimi 11 anni non si è trovato niente di meglio da fare che innalzare i limiti di arsenico nelle acque, in deroga alla normativa, invece che risolvere un problema macroscopico (visto e considerato che la cittadinanza ha continuato a bere la stessa acqua di prima).

Ma dal 1 gennaio 2013 ogni deroga sarà scaduta e il problema esploderà: una vera e propria bomba d'acqua che costringerà i sindaci ad emettere ordinanze di non potabilità dell'acqua, come sottolineato anche dal sindaco di Viterbo Giulio Marini

Va detto che questa situazione, comunque, non riguarda solo la Tuscia, è un problema almeno regionale, in parte anche nazionale. L’ultima giunta alla Pisana ha fatto il possibile, mettendo in atto due interventi molto importanti: a Viterbo ha stanziato prima 1,5 milioni di euro per portare i valori dell’arsenico sotto i 20 microgrammi/litro e successivamente ben 7,5 milioni di euro per scendere sotto i 10 microgrammi/litro. Ora io mi chiedo, dove era la precedente giunta dal 2006 in poi? Il problema è presente da anni, cosa hanno fatto loro per sistemare questa situazione? Perchè ci si lamenta solo adesso?

Il problema è effettivamente macroscopico e risolverlo entro un mese, dopo gli ultimi 11 anni, senza una giunta regionale e ad elezioni imminenti, è quantomeno impensabile.

Foto | Flickr


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