Sviluppo sostenibile, a Cuba il primato

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Ieri si è celebrata la Giornata Mondiale del Debito Ecologico promossa da NEF (New Economics Foundation) e dal GFN (Global Footprint Network), rete internazionale che studia quanto i consumi umani della natura siano compatibili con la loro capacità di riprodursi. In una recente ricerca del GFN è stato calcolato l’impatto ambientale dello stile di vita tenuto da 93 paesi. Positiva sentenza per Cuba, unico paese che ha sviluppato un vero e proprio sviluppo sostenibile.

Forse un po’ per costrizione, a causa dell’embargo petrolifero, Cuba può vantarsi di un’impronta ecologica bassa rispetto allo stile di vita tenuto dai suoi cittadini. La mancanza di carburanti, materie prime, macchinari ha portato i cubani a consumare le risorse poco e bene. E nonostante le difficoltà il paese gode di un’istruzione accessibile a tutti, un sistema sanitario gratuito e un’alta aspettativa di vita alla nascita.

Accanto a Cuba ai primi posti la ricerca posiziona altri Stati dell’America Latina, dell’Africa e dell’Asia. Praticamente i continenti dove tanti sono ancora i Paesi in via di sviluppo. La deduzione è immediata: sviluppo economico e sviluppo sostenibile fanno fatica ad andare di pari passo. Ed è così che agli ultimi posti troviamo i paesi industrializzati.

Il pianeta ha a disposizione del consumo di noi uomini solo 1,8 ettari di terreni agricoli, pascoli, foreste, mare. Ma l’impronta ecologica di un cittadino medio è di 2,2 ettari di terreni, quella di un europeo è di 4,7 ettari, di un australiano è di 7, di un canadese di 8 ettari e di uno statunitensi di 9,7 ettari.

» New Scientist
» Aprileonline
» Ansa

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