Agenzia europea per l'ambiente: i laghi e i fiumi europei sono malconci

Nel suo ultimo rapporto sulle acque pubblicato di recente, l'Agenzia europea per l'ambiente (Aea) ha mostrato un quadro piuttosto preoccupante per i fiumi ed i laghi europei: il 63% degli habitat nelle acque dolci d'Europa infatti viene classificato con uno stato di conservazione "sfavorevole".

Ciò significa, tradotto, che laghi e fiumi europei non se la passano molto bene e che le previsioni future non possono certo dirsi incoraggianti: analizzando le proiezioni al 2015 infatti l'Aea sottolinea che la metà (48%) di laghi, fiumi, torrenti e falde acquifere del Vecchio Continente non saranno in buone condizioni sotto tutti i punti di vista: qualitativo e quantitativo.

L'inquinamento che deriva dai fertilizzanti agricoli e lo spreco (dovuto sia all'uso umano che alle perdite di rete idrica) sono i due principali fattori del cattivo stato delle acque europee, anche se anche i cambiamenti climatici stanno garantendo un certo margine di incidenza sul problema, sempre più ampio.

Il problema centrale è legato ai nitrati contenuti nei fertilizzanti agricoli che nel lungo periodo avvelenano letteralmente le acque: al ritmo attuale, sostiene l'Aea, nei prossimi decenni i valori dei nitrati sono destinati a crescere esponenzialmente; buone notizie invece sull'inquinamento da ammoniaca e fosfati, il rapida riduzione grazie ad una maggiore efficienza nella depurazione dei reflui: il 92% dei siti balneabili infatti hanno, nel corso del 2011, rispettato tutti gli standard minimi.

Gli sprechi sono invece un co-fattore importante sul cattivo stato di salute delle acque: l'agricoltura e i privati utilizzano infatti acqua "in maniera inefficiente", aggravando inoltre il problema dell'approvvigionamento (alla base del problema infatti esiste un'esigenza idrica superiore alle risorse, che aggrava il cosiddetto "stress idrico" nei periodi di maggior siccità).

Ed è proprio la siccità un altro fattore d'incidenza: in particolare l'Europa del Sud, sopratutto la cinta mediterranea, negli ultimi anni ha registrato periodi di siccità più lunghi e più intensi del solito mentre nel Nord Europa sta diventando più frequente il fenomeno alluvioni, prevalentemente a causa di una maggiore presenza di cemento nelle aree più esposte al fenomeno.

E' proprio il cemento un altro fattore di forte incidenza sul problema della qualità delle acque dolci europee: il cambiamento dello "status idromorfologico" dei corpi idrici è un problema nel 52% delle acque superficiali.

Aea fa presente che il settore energetico, agricolo ed alimentare sono quelli su cui intervenire può risolvere una buona parte del problema idrico in Europa: secondo l'agenzia Ue, i futuri pagamenti della politica agricola comune agli agricoltori (Pac) dovrebbero tenere conto della gestione dell'acqua, a partire dall'irrigazione, ma anche il settore energetico necessita più attenzione (ad esempio, sulla produzione di biocarburanti, che può essere fortemente "idrovora").

Via | Ansa
Foto | Flickr

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