Una roccia per studiare i terremoti

Il professore spiega la composizion della roccia. Foto di L.A. CiceroPer la prima volta gli scienziati hanno tra le loro mani campioni di roccia provenienti da una faglia posta a 4 chilometri di profondità sotto la crosta terrestre.
Si tratta della ben nota faglia di S. Andrea, in California, area conosciuta nel mondo per la sua alta sismicità.

“Mi sento un po’ come Neil Armstrong quando fece il primo passo sulla Luna – afferma Mark Zoback, geologo della Stanford University e curatore del progetto - abbiamo letteralmente tra le mani la faglia di S. Andrea”. Questo progetto sarà utile per capire le modalità con cui si manifestano i terremoti, finora sconosciute.

Infatti all’interno del campione, per la prima volta intatto nella sua struttura e del peso di una tonnellata, è stato rinvenuto il serpentino: nome che indica un gruppo di minerali leggeri e facilmente sfaldabili.
In determinate condizioni, il serpentino può trasformarsi in talco, minerale poco resistente e molto scivoloso. Ciò potrebbe facilitare enormemente lo scivolamento della faglia anche in presenza di leggere pressioni, provocando un movimento tellurico che si traduce in un terremoto.


Gli scienziati ipotizzano che il serpentino sia il componente principale che opera nelle frattura della profonda crosta oceanica, come quella che causò lo tsunami nell’Oceano Indiano, nell’inverno 2004. Capendo il comportamento di questo minerale quando è soggetto a determinate condizioni, gli scienziati sperano di arrivare a capire dove potrebbero avvenire i grandi terremoti.

Via | Stansford University

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