
Il problema della produzione elettrica delle centrali eoliche e’ che quando non soffia il vento esse si fermano. A Dallas stanno studiando un modo di “conservare il vento” per i momenti di magra, proprio come si fa con l’acqua che scorre: creando un bacino di raccolta.
Il bacino potrebbe essere sotterraneo, ad esempio una roccia porosa in cui comprimere aria, usando l’energia prodotta dal vento in momenti di minor richiesta (ad esempio di notte). Quando serve, basta liberare l’aria e indirizzarla sulle pale di una turbina che aumenta la sua efficienza. Il CAES (Compressed Air Energy Storage) pare essere il metodo più economico disponibile per immagazzinare energia.
Il primo impianto fu costruito a Huntorf, in Germania, nel 1978. Funziono per una decina di anni e poi fu chiuso dal governo tedesco. La sua decennale affidabilità di esercizio ha aperto la strada ad altre esperienze simili.
Nello Iowa Stored Energy Park stanno provando a stipare aria compressa in un nucleo di arenaria contenuto in un duomo salino. Il progetto e’ stato finanziato con 200 milioni di dollari da varie città di Iowa, Minnesota e Dakota. La costruzione dell’impianto da 268 MW, iniziata nel 2003, dovrebbe concludersi nel 2011.
In Texas si sta pensando ad un impianto simile e a lavorarci e’ la Shell. In Italia abbiamo un impianto da 25 MW che utilizza un acquifero.
Il problema del CAES risiede nella disponibilità di siti geologicamente adatti. Le ricerche in questo campo stanno esplorando le possibilità di costruire depositi di aria compressa artificiali.
Via | Business Week
Proust...
11 ott 2007 - 08:56 - #1sapete che io non ho mica capito cosa centra sta cosa con una centrale eolica…
quello che vedo nel disegno è una normale centrale a turbogas che al posto di avere il compressore direttamente collegato prima delle turbine ha in mezzo una caverna di aria compressa.
tale caverna potrebbe servire da “volano di pressione” ma comunque per comprimerci dentro l’aria si compie del Lavoro e questo sarà sicuramente maggiore di quello producibile tirandola fuori e facendola passare nelle turbine.
L’unica cosa che vedo è il preriscaldamento dell’aria (tra la caverna e la turbina di alta pressione) a mezzo dei fumi di scarico della turbina di bassa… nulla di nuovo (vedi centrale a cogenerazione di Cassano D’Adda) e probabilmente anche meno efficiente.
se si considera che così facendo il compressore dev’essere disaccoppiato dalle turbine e quindi necessita di un motore proprio la trovo abbastanza una vaccata…
cosa non capisco? Oo
Lumachina
11 ott 2007 - 09:30 - #2Proust, tu ragioni in termini energetici, chi vende energia in termini economici.
Accoppiare una centrale eolica ad un CAES ti permette di vendere l’energia quando domanda e prezzi sono maggiori, quindi di guadagnarci.
Proust...
11 ott 2007 - 09:51 - #3ok, allora è il disegno che centra poco col discorso: se il motore del compressore è alimentato da corrente fatta con l’eolico è un altro discorso.
anche se prendere il vento con le pale, fare corrente, comprimere aria e poi rimandarla sulle pale per rifare corrente è comunque un bilancio in perdita (energetica).
Il bilancio monetario invece probabilmente è positivo, peccato che coi soldi non si salvi il mondo…
marino
11 ott 2007 - 10:35 - #4spero di non aver compreso male questa notizia ma non sarebbe lo stesso principio dell’aria compressa di eolo? non erediterebbe i suoi problemi tecnologici? (tubi di conduzione ghiacciati dall’aria mantenuta a pressione altissima). magari se procedono ugualmente risolvendo il problema darebbero una scossa pure al problema della eolo, no?
barch
11 ott 2007 - 12:23 - #5Sinceramente, ammesso che serva a qualcosa non capisco come faccia a funzionare questo coso.
L’aria compressa in una cavità sotterranea, per arrivare in superficie inevitabilmente espande. A questo punto la domanda è: arriva nella turbogas (quella dovrebbe essere una turbogas vero?) alla pressione utile per farla funzionare? Capisco il riutilizzo del calore di scarico per evitare di ghiacciare le tubazioni.
Ad ogni modo i rendimenti di una turbogas sono già alti e anche se questo accrocco funzionasse, non credo che si aumenti di molto il rendimento complessivo di impianto.
Proust...
11 ott 2007 - 13:37 - #6Brach, il rendimento sicuramente cala rispetto alla lina diretta compressore-iniettore-turbina, non ci piove.
il “giochino” funziona così:
1 - di notte quando la corrente costa meno loro accendono il compressore, riempiono la caverna e la mettono bella in pressione.
2- di giorno usano la pressione della caverna per far andare le turbine e vendono la corrente al prezzo diurno.
è un po’ il concetto dell’acqua nelle centrali idroelettriche, di giorno produci e di notte ripompi su l’acqua, convieie perchè la corrente di notte costa meno, sennò è ‘na boiata. (ma per l’idroelettrico non ci sono alternative)
questa cosa è economicamente vantaggiosa ma energeticamente da delinquenti!
con l’aggravante che il calore dei fumi lo usi per non far ghiacciare i tubi al posto che far andare un turbina a vapore in ciclo combinato con cui faresti altri 250-300 MW.
ciquta
11 ott 2007 - 16:26 - #7Proust tu hai pensato subito alla sua applicazione peggiore, a me invece la prima che mi è balenata alla mente è stata quella per equilibrare gli scompensi di una fonte energetica non costante, utile sopratutto nelle piccole realtà come le isole.
L’articolo parla di potenza ma non dà l’idea dell’energia immagazzinabile e della resa.
Interessante però
Proust...
11 ott 2007 - 17:14 - #8ho fatto un ragionamento in base al disegno.
è vero che può servire per livellare la produzione da fonti non costanti, facendo così si crea un “potenziale” da poter usare al momento del bisogno, ma si aggiunge un passaggio nella produzione e irrimediabilmente si compromette il rendimento. bisogna vedere quanto il gioco vale la candela ;-)
Feynman
14 ott 2007 - 20:06 - #9@marino: Eolo se non sbaglio utilizzava dei serbatoi da 200 bar, qui dubito fortemente che si raggiungeranno quelle pressioni, è più probabile che la pressione sia di solo pochi bar quindi durante l’espansione il raffredamento dell’aria è decisamente scarsino.