Dopo il fallimento di Doha a controllare le emissioni di CO2 resta solo l'Europa

E' fallito il COP18 a Doha essendo fallito il negoziato per il Protocollo di Kyoto 2 nonostante le dichiarazioni da bicchiere mezzo pieno del ministro per l'Ambiente Corrado Clini.

Mollano la presa degli impegni per il contenimento delle emissioni di CO2, con l'obiettivo di contenere i cambiamenti climatici e evitare che la temperatura globale del Pianeta vada quegli oltre +2gradi Centigradi ritenuta la soglia di non ritorno, la Russia, il Canada e il Giappone. Che non ci sarebbe stato accordo lo avevamo subito detto, all'apertura dei lavori e il fatto che la conferenza si sia tenuta in Qatar paese che estrae petrolio non ha facilitato la buona conclusione dei negoziati.

Commenta così Alfonso Pecoraro Scanio ex ministro per l'Ambiente che definisce scandaloso il fallimento dei negoziati di Doha:

Ciò che rende ogni anno più gravi questi fallimenti sono le conferme che nel frattempo la natura ci sta dando sulle conseguenze dei cambiamenti climatici.Siccità, alluvioni, fenomeni climatici estremi divenuti non più eccezionali sono la conferma che gli allarmi degli scienziati e degli ambientalisti non erano inventati. Questo significa che sempre più dovremmo investire sulla società civile, sulle realtà territoriali e sui settori economici più innovativi e progressisti per ottenere dal basso la svolta green che le istituzioni nazionali, e purtroppo anche internazionali, sanno delineare in teoria e nei programmi, ma su cui non riescono a dotarsi di strumenti e trattati vincolanti. Solo una mobilitazione delle coscienze ed azioni concrete potranno smuovere anche le istituzioni più sclerotizzate ed ottenere anche quei finanziamenti necessari perché il Sud del Mondo possa svilupparsi in modo sostenibile.

Abbiamo certamente salvato il Protocollo di Kyoto che resta però solo nelle mani europee e di pochi altri ancora. Ma fino a quando?

Foto | Cop18

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