Chernobyl, la messa in sicurezza che non finisce mai: tra cemento e leucemie

Gli incubi ad occhi aperti post-Chernobyl si susseguono ogni giorno da quel maledetto 26 aprile 1986: la radioattività della zona non è mai rientrata sotto il livello di guardia, le bonifiche sin qui eseguite sono state scarse e poco efficaci, persino il famoso sarcofago, a distanza di ben 26 anni, è ancora incompleto e in parte danneggiato: stando alle ultime denunce le crepe sul sarcofago attualmente si estendono per 1000 metri quadri.

Legambiente il 7 dicembre scorso è partita per un viaggio in Bielorussia di quattro giorni nell'ambito del Progetto Rugiada, che si rivolge in particolare ai bambini che hanno un enorme bisogno di aiuto e vivono in villaggi abbandonati a se stessi con un'elevatissima presenza di radioattività.

Lo scopo del viaggio, fornire aiuto ed assistenza al Centro Speranza di Vilejka che ospita bambini bielorussi ed ucraini colpiti dalle radiazioni; ha spiegato Angelo Gentili di Legambiente:

Il Progetto Rugiada ha un grande significato non solo dal punto di vista umanitario ma proprio perché si rivolge a bambini che hanno un enorme bisogno di aiuto e che vivono in villaggi abbandonati a se stessi, con un'elevatissima presenza di radioattività. Il Centro accoglie e monitora ogni anno 432 bambini, dando loro anche vestitini nuovi e cibo non contaminato.

Nonostante il disastro di Chernobyl si sia verificato oltre un quarto di secolo fa gli effetti delle radiazioni sono ancora ben visibili sul territorio, sopratutto nei bambini, come ricordato anche da Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente; il governo Bielorusso ha cercato per lungo tempo i finanziamenti necessari alla messa in sicurezza definitiva dell'impianto: da qualche giorno sono ripresi i lavori per la costruzione del nuovo sarcofago, un progetto che prevede l'installazione di una struttura ad arco di 5.000 tonnellate d'acciaio per mettere in sicurezza la centrale:

L'obiettivo principale di questo programma è stabilizzare le strutture considerate instabili all'interno e liberare materiale contenente combustibili

ha spiegato il direttore generale della centrale di Chernobyl, Igor Gramotkin; una volta completato, nel 2015, il nuovo sarcofago sarà lungo oltre 160 metri e alto 110, per un peso pari a 29mila tonnellate e dal costo di 1,5 miliardi di euro, coperto per 550milioni da un prestito internazionale e il restante dalla Bce, come concordato nella Conferenza Internazionale di Kiev nel 2011.

Nel frattempo è stato anche pubblicato uno studio, durato 20 anni, effetuato dalla University of California San Francisco e dalla National Cancer Institute, in cui si è valutato l'aumento del rischio di leucemia e leucemia linfatica cronica nei lavoratori che hanno aiutato a sgomberare i resti della centrale di Chernobyl.

Pubblicato sull'Environmental Health Perspectives lo studio rappresenta un'importante prova degli effetti dell'esposizione (anche minima) a radiazioni: i ricercatori hanno osservato l'aumento del rischio anche di leucemia linfatica cronica, che, da studi precedenti, non si pensava fosse correlata con l'esposizione a radiazioni: in Giappone questo rappresenta solo il 3 per cento di tutti i casi di leucemia, mentre negli Stati Uniti circa il 30 per cento e in Ucraina il addirittura il 40 per cento.

Secondo il Center for Russian Environmental Policy di Mosca e il Institute of Radiation Safety di Minsk il conto di morte presentato dopo Chernobyl, direttamente ed indirettamente collegato al disastro del 1986, è di 1 milione di persone, cifre che numerose riviste scientifiche ritengono sottostimate ma che rappresentano comunque la cartina tornasole del genocidio nucleare avvenuto in Europa (in casa nostra) dal 1986 ad oggi.

Via | EHP
Foto | Flickr

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