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Sgretolamento delle Dolomiti: colpa del riscaldamento globale, anzi no

Pubblicato: 14 ott 2007 da Matteo Razzanelli

Commenti dei lettori

Sgretolamento delle Dolomiti: Messner contro i geologi sulle cause - Foto fmar su flickrAvrete sentito tutti dei recenti crolli sulle Dolomiti, in Val Fiscalina. Ebbene questo fenomeno è al centro di un interessante botta e risposta fra lo scalatore altoatesino Reinhold Messner e vari docenti universitari di geologia che per lavoro studiano le Alpi. E’ colpa del riscaldamento globale oppure si tratta di un fenomeno naturale che è sempre esistito?

Messner, impegnato a promuovere il suo nuovo libro “Il futuro delle Alpi” compie quest’analisi degli sgretolamenti: “Credo che il riscaldamento globale abbia sciolto il permafrost, cioè il terreno che ad alte quote era perennemente sotto zero e faceva da collante per la struttura fragile delle guglie di roccia dolomitica. Può succedere ancora, possono cadere anche pezzi più grandi e non c’è angolo delle Dolomiti che non si possa dire a rischio. […] Se il clima è più caldo è chiaro che il processo di sgretolamento delle montagne è anch’esso accelerato”. A sostegno della tesi di Messner intervengono il docente di fisica Guido Visconti, il presidente del Comitato glaciologico italiano, Claudio Smiraglia ed il climatologo Luca Mercalli.

Dall’altra parte della barricata invece troviamo ad esempio Alfonso Bosellini, docente di geologia all’Università di Ferrara che studia le Dolomiti da anni e dice: “È assurdo, i cambiamenti climatici che ci sono adesso non c’entrano assolutamente niente. Le montagne cascano perché sono sempre cascate. Le Dolomiti sono più fragili di altre montagne e il numero di crolli è maggiore, sono fratturate e sono sempre venute giù da 10 mila anni, perché prima erano coperte di ghiaccio. Lo dimostrano i ghiaioni, le grandi frane, i grandi blocchi che ci sono alla base di tutte le pareti dolomitiche. Basta guardare quella che si chiama ‘La città dei morti’ alla base del Sassolungo: sono spettacolari blocchi dovuti al crollo della parete est. Anche il lago di Alleghe è il risultato dello sbarramento dovuto a una grande frana nel Settecento. In altre montagne, per esempio l’Appennino, le frane sono soprattutto dovute a scivolamenti e smottamenti, mentre nelle Dolomiti ci sono i crolli”.
Non solo, i critici di Messner sostengono che lo scalatore abbia preso un enorme abbaglio: per loro, di permafrost sulle Dolomiti non ne esiste proprio.

Chi ha ragione?

Via | Corriere.it
Foto | fmar su Flickr

» Messner: Dolomiti, crolli causati dal clima su Corriere.it
» Ma i geologi non sono d’accordo: «Sbaglia, l’effetto serra non c’entra» su Corriere.it
» La Cima Una della Val Fiscalina prima e dopo il crollo su Repubblica.it

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9 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di Mica

    Mica

    14 ott 2007 - 23:47 - #1
    1 punto
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    Le montagne sono sempre franate e sempre franeranno: l’orogenesi e la sua conseguente modellazione continua, sono parte costitutiva del nostro Pianeta vivo (cioè in continuo cambiamento).
    In Trentino-Alto Adige, in Valle d’Aosta e lungo tutto l’arco Alpino basta vedere ogni singola valle dall’alto, per notare i segni di grandi frane e smottamenti passati.
    Nulla di nuovo, insomma (anche se da appassionato di montagna non nego una certa tristezza e malinconia, quando frana una cima o un versante…)

  • Naturo

    14 ott 2007 - 23:53 - #2
    -1 punto
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    che eresie si sentono dire in giro da “pseudo geoligi”….colpa del riscaldamento????ma dove???perchè??cosa???

    l’unica volta che il riscaldamento non centra lo tirano in ballo…allucinanti….capisco fosse un ghiacciaio, ma è pietra!!!è una frana!!!

    il riscaldamento lasciamolo da parte, fa parte dell’evoluzione terrestre, non è del tutto colpa nostra…

  • Anonio

    15 ott 2007 - 08:53 - #3
    1 punto
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    Con il catastrofismo ecologico fra 10 anni non ci sarà più l’eversst.

  • Profilo di chube

    chube

    15 ott 2007 - 10:54 - #4
    0 punti
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    Questi crolli non sono direttamente dovuti al “riscaldamento globale” perché fenomeno naturale ma ne sono accelerati dallo stress termico ed è questo che mette paura.
    Supponiamo una vetta come quella franata, per sua natura (dolomite) già fessurata, il suo crollo è dovuto al progressivo allargamento di queste aperture ad opera dell’acqua che vi penetra e poi ghiaccia. Nelle alpi ultimamente le estati stanno divenendo sempre più calde, questo comporta un maggior riscaldamento delle rocce e quindi una maggiore “umidificazione” del loro interno. Non è quindi un caso che il crollo in questione sia avvenuto in autunno quando, con l’abbassarsi delle temperature ha iniziato a formasi ghiaccio in profondità.
    Non vi è allarme perché questi cedimenti non avvengono in una stagione, nelle zone frequentate sono monitorati e non vi è pericolo diretto per la popolazione. A livello scientifico sarà interessante correlare un’eventuale aumento dei fenomeni con il riscaldamento.

  • Stefano1

    15 ott 2007 - 11:51 - #5
    0 punti
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    Io credo che il crollo delle montagne sia del tutto normale perchè causata dalla semplice e a volte dimenticata forza di gravità.
    Il fatto che sia crollata una porzione più grande del mormale non mi allarma a parte il pericolo per le eventuali presenze umane a valle.
    Però c’è una domanda che mi pongo: che collegamento c’è tra questi crolli ed i recenti scompensi climatici da tutti notati?
    Mi spiego meglio. Ciò che mi preoccupa non è il crollo in se per se quanto la velocità con il quale avvengono questi episodi. Il cambio del clima ha accelerato alcuni processi di modellamento?
    Per quanto mi riguarda questa dovrebbe essere la domanda ed è inutile dividersi sulle possibili risposte. Io credo abbiano ragione entrambi i gruppi….Ora si deve capire in che misura il clima abbia potuto cambiare il processo.
    A me non piaciono molto le risposte assolute in questi casi, mi fanno venire più dubbi.

  • Profilo di spidernik84

    spidernik84

    15 ott 2007 - 16:59 - #6
    1 punto
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    Nessuno discute sulle cause, Messner incluso: il crioclastismo è un fenomeno conosciuto e di certo è la causa principale dei crolli, unita ad altri fattori. Ciò che si vuol sottolineare, e Alfonso Bosellini dovrebbe considerare, è la rapidità con cui ciò avviene.
    L’uomo non sta direttamente causando mutamenti nella conformazione del pianeta, bensì ne sta pesantemente accelerando i tempi.

  • max thewildcat

    27 ott 2007 - 12:12 - #7
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    concordo in pieno con i miei colleghi geologi, sulle dolomiti calcaree non c’è traccia di permafrost, perché quest’ultimo, per esistere ha bisogno di terreni che si imbevono sì di acqua, per elevata porosità e permeabilità, ma dove l’acqua che poi gela possa rimanere accumulata e ostacolata nel suo movimento del sottosuolo dalle minuscole dimensioni dei pori della roccia attraverso cui filtra, o per gravità, o, in alcuni casi di rocce argillose,per capillarità;
    viceversa, la permeabilità delle dolomie, è dovuta non alla granulometria della tessitura rocciosa, ma a frequenti e diffusi sistemi di fratture e microfratture, dovute in piccola parte ad erosione chimica, e molto a fessurazioni provocate da alternanze gelo disgelo, fenomeni meteorici esterni, esposizione del versante a cicliche alternanze freddo-caldo dovute all’esposizione al sole etc etc; in questo tipo di roccia, in assenza di un substrato impermeabile, l’acqua si muove e sisposta per gravità con tempi troppo rapidi;
    oltretutto la cima crollata era appunto una cima, e quindi in mancanza di un substrato di natura impermeabile, è fuori luogo pensare che in un qualsiasi momento l’acqua infiltratasi nella roccia sia potuta rimanere bloccata così a lungo da permettere la formazione di permafrost.

  • Un brutto clima /1 at popinga

    29 ott 2007 - 13:13 - #8
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    […] L’impressione di chi scrive, come già ebbe a sostenere il professor Francesco Corbetta nel redazionale di Natura & Montagna, n° 1 del 2007 alle pagine 4-5, è che l’effetto antropico sul clima globale sia indiscusso: purtroppo però le drammatizzazioni, per non dire di frequente anche gravi e palesi imprecisioni, sono spesso predominati. Oltre tutto, a mio avviso, andrebbe sempre specificato che non si è ancora in grado di valutare certi effetti con sufficiente precisione. Tanto meno correlarli con univocità alle cause. Mai e poi mai si dovrebbero proporre quelle correlazioni che invece, con estrema facilità, sono propalate anche da divulgatori e giornalisti. Ad esempio abbiamo letto nelle cronache della recente frana in Val Fiscalina, nelle Dolomiti; con estrema disinvoltura si è proposta come possibile, anzi da taluni è stata data per sicura, la connessione dell’evento con il riscaldamento del pianeta. In questo caso siamo a livello di crassa ignoranza (o peggio ancora di assoluta spregiudicatezza!?) perché non occorre aver sudato sui testi di geologia per conoscere l’origine e dinamica dei meravigliosi paesaggi dolomitici. […]

  • Veronica20

    02 lug 2008 - 10:39 - #9
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    Scusate, forse dico una cavolata, ma questo sgretolamento non potrebbe comunque avere in contrapposizione la spinta della placca africana contro quella europea che è tuttora in atto per la teoria della tettonica a zolle… (del resto è proprio cos che si sono formate le Alpi).