Il Regno Unito vuole l'Antartide

Gran Bretagna alla conquista dell'AntartideContinua la corsa ai poli, stavolta tocca al Polo Sud: la Gran Bretagna intende reclamare di fronte alle Nazioni Unite ben 1 milione di km quadrati di fondali marini a largo dell’Antartide.

Si tratta di un atto preoccupante, perché riapre lo scenario di giochi geopolitici che erano stati volutamente chiusi nel 1959 col Trattato Antartico, firmato anche dal Regno Unito.

Il Trattato stabilisce chiaramente che nessuno Stato firmatario avrebbe più avanzato pretese territoriali su quel continente, ma soprattutto proibisce ogni attività connessa allo sfruttamento minerario. I britannici negano infatti la volontà di sfruttare le risorse energetiche dell'Antartide proprio perché vietato dal Trattato. Una portavoce del ministero degli esteri britannico ha detto che si tratterebbe di una rivendicazione "puramente nominale".

La portavoce ha però dichiarato che la mossa è "una salvaguardia per il futuro". Intanto si rischiano contrasti nel presente: sono infatti destinati a sollevarsi i paesi confinanti con l’Antartide, ed in particolare Cile e Argentina, perché la pretesa anglosassone si sovrappone parzialmente alle richieste territoriali dei due paesi sudamericani. La Gran Bretagna avanzò pretese sull’Antartide per la prima volta nel 1908 ed oggi possiede un territorio triangolare della superficie di 1'724’932 km quadrati il cui apice è il Polo Sud. È proprio in base a questo possedimento che il Regno Unito – aggrappandosi al diritto internazionale marittimo - accampa diritti sulla piattaforma continentale ad esso adiacente. Sempre in base al diritto internazionale però, le richieste di uno Stato sono limitate da quelle degli Stati confinanti e dall’estensione della piattaforma continentale stessa.

Difficile quindi credere che la richiesta non sia motivata dalle riserve antartiche di gas e petrolio: perché agire su equilibri così delicati per motivi "puramente nominali"? E di quale altra "salvaguardia per il futuro" si parla se non di quella energetica? La BBC stessa afferma: "La mossa segnala la volontà britannica di aggiungersi all'attuale corsa degli stati per cercare di assicurarsi potenziali diritti sul petrolio e sul gas nei fondali nel caso in cui le circostanze cambiassero". E allora la vera notizia che sta dietro a queste richieste è che i territori oggetto delle mire britanniche si trovano a profondità eccessive per la trivellazione: sono zone in cui lo sfruttamento delle riserve energetiche non è ancora tecnicamente fattibile! Questo significa che il governo britannico è convinto che il petrolio facile stia davvero finendo e che la lotta internazionale, senza esclusione di colpi, per accaparrarsi ogni possibile riserva si stia per aprire. Non possiamo sapere se il Foreign Office si sia convertito alla teoria del picco del petrolio oppure se – semplicemente – in quel ministero credono che - picco o non picco - la domanda cresca ormai a ritmi insostenibili per il trend produttivo. Fatto sta che i britannici si stanno muovendo in tutte le direzioni.

Sono infatti allo studio tre richieste riguardanti acque territoriali un po’ ovunque nel mondo, tutte ufficialmente confermate ieri dal Foreign Office: i fondali intorno alla South Georgia e alle Isole Falkland; l’area intorno all’Isola di Ascensione (nell’Oceano Atlantico meridionale) ed il bacino di Hatton/Rockall (ad ovest della Scozia). Un’ulteriore richiesta invece è già stata depositata all’ONU congiuntamente con Francia, Irlanda e Spagna per la Baia di Biscay (nell’Oceano Atlantico fra Francia e Spagna). Dal canto suo il governo di Sua Maestà afferma che le richieste vengono avanzate in base all’articolo 76 della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto marino e che sono rispettati i criteri geologici richiesti dal diritto stesso.

Greenpeace invece sta pensando al possibile impatto della futuribile esplorazione sull’eco-sistema marino: ancora non conosciamo l’impatto di queste attività quando intraprese a grandi profondità come sarebbero quelle dell’Antartide. Dice Karen Sack di Greenpeace International: “Abbiamo più mappe della luna che dei mari profondi. Ogni volta che si pesca in profondità si scoprono nuove specie. Ci piacerebbe che gli stati lasciassero la natura antartica così com’è.”

Via | The Guardian
Foto | Wikipedia English - Come apparirebbe l'Antartide senza i ghiacci

» UK looks to make Antarctica claim su BBC News
» Nell'Oceano Artico è scoppiata la "guerra fredda" su ecoblog

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