Veleno agli orsi d'Abruzzo: forse e' un pastore

carcassa di orso avvelenato nel parco d'AbruzzoSi pensa che sia stato un pastore ad avvelenare gli orsi e gli altri animali morti nei giorni scorsi nel Parco Nazionale d'Abruzzo. Il tg2 riferisce che il sospettato numero uno era già noto alle guardie e che alla base del suo gesto ci sia il rancore nei confronti del parco, più che verso l'orso Bernardo o un suo simile.

I veterinari hanno ricostruito i tre giorni di agonia impiegati da Bernardo per morire. Nausea, vertigini, paralisi. Gli investigatori hanno trovato una damigiana contenente tracce di un antiparassitario abbandonata vicino ad un ruscello e pare siano risaliti a chi si sospetta abbia imbottito di un potente pesticida le carcasse di pecora usate per somministrare il veleno agli animali. Le indagini del corpo forestale sono ancora in corso e dal parco d'Abruzzo arriva un invito ad aspettare i risultati delle ricerche.

Adesso non mi interessa fare nomi (fino alla conclusione del processo sono tutti innocenti), ma ragionare sui sentimenti di possesso della Natura che possono spingere un uomo a compiere simili azioni. Il pastore pensa che sia suo diritto pascolare ovunque, anche nel parco. Il pastore cova rancore nei confronti delle guardie che lo beccano e lo sanzionano. Il pastore si vendica avvelenando gli animali protetti, che sono la ragione per cui esiste il parco.

Al pastore non interessa che quel parco esista perché a tantissime altre persone importa che ci sia. Le leggi, che sono espressione dei valori della maggioranza, gli impediscono di fare quello che vuole e lui, invece di andarsene via o di cambiare le leggi, decide di combatterle a modo suo. Illegalmente.
Trovo questo modo di agire molto primitivo, antisociale e, fondamentalmente, poco proficuo. Se tutti ragionassero come lui, in poco tempo non ci sarebbero più boschi, o pascoli.

» Orsi avvelenati: si cerca un pastore Montagna TV
» Un pastore dietro la strage degli orsi La Stampa

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