Ilva, il Senato approva: ora il decreto è legge

Ieri sera l'Aula del Senato ha approvato il decreto Ilva con 217 sì, 10 no, 18 astenuti: si chiude così un capitolo piuttosto arzigogolato sull'Ilva, ma certamente non l'intera vicenda.

La Procura di Taranto ha infatti già annunciato il ricorso alla Corte Costituzionale, sollevando il conflitto di attribuzione; il decreto, che sarà legge a giorni, prescrive l'Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dal Ministero dell'Ambiente lo scorso 26 ottobre, in larga parte in conflitto con le disposizioni della Procura di Taranto, che ha sequestrato l'area a caldo dello stabilimento e ne chiede lo spegnimento, prima di avviare le bonifiche ed eventuali ammodernamenti degli impianti.

L'Aia invece prevede la possibilità di continuare a produrre, evitando così il tracollo economico del colosso siderurgico e dell'intera industria dell'acciaio italiana, visto e considerato che Taranto produce la maggior parte dell'acciaio e dei semilavorati di siderurgia: nell'immediato l'Aia consente ad Ilva di andare avanti con l'applicazione delle prescrizioni e di vendere i semilavorati e i prodotti finiti che lo scorso 26 novembre la Procura ha sequestrato, con la conseguente cassa integrazione in deroga per lo stabilimento di Taranto per 1.428 lavoratori (e il rischio per altri 2.500), mentre il rischio negli altri siti del gruppo è stato quantificato in 1.500 esuberi a Genova.

I semilavorati sequestrati (1miliardo di euro il loro valore commerciale) sono al centro già della richiesta di dissequestro avanzata da Ilva, un "diritto" che oggi è sancito per legge nell'Aia approvata ieri sera dal Senato:

solo la commercializzazione dei beni inevitabilmente prodotti dagli impianti accesi, lungi dal tendere a profitto alcuno e lungi dall'aggravare il presunto pericolo per la salute pubblica, avrebbe consentito gli investimenti auspicati nel titolo del sequestro dell'area a caldo (e ora imposti dalla nuova autorizzazione) oltreché consentire la remunerazione del personale

si legge in una dichiarazione di Ilva, che il prossimo 8 gennaio vedrà discutere il ricorso davanti al giudice. L'Aia prevede infatti che la produzione debba continuare e, contemporaneamente, che l'azienda avvii un serio processo di ammodernamento e bonifica; di ambiente, come era prevedibile, Ilva però non parla:

È stato messo in discussione il nostro presente, il nostro futuro, il presente e il futuro di un'azienda, ma soprattutto il presente e il futuro vostro e delle vostre famiglie. Oggi viviamo la necessità di proseguire un impegno di elevata qualità civile e morale: custodire i posti di lavoro.

è quanto detto agli operai dal Presidente Ilva Bruno Ferrante nel dicorso a margine della messa di Natale in fabbrica: parole emblematiche, secondo molti, della soddisfazione di Ilva a non vedersi "imporre" alcunchè.

Via | Ansa

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