Festival Cinemabiente - considerazioni dell'inviato speciale

cinemabiente 2007

Devo essere sincero, inizialmente ero mooolto scettico (non essendoci mai stato) su questo festival di Cinemambiente di Torino. Invece subito dal primo giorno mi son dovuto ricredere. Non si tratta di un vero e proprio festival in senso canonico: non punta sulle anteprime (cioè sui film che (per essere in concorso) devono essere presentati in esclusiva lì), come fanno Venezia, Cannnes etc. Al festival Cinemambiente si punta sui contenuti.

Poco importa se un lavoro è già stato presentato, l’importante è che sia bello e interessante. E questo è proprio quello che è passato sugli schermi nei giorni del Festival. Sinceramente posso dire di aver visto tutti lavori molto belli (o quantomeno interessanti), cosa molto rara nei grandi Festival, in cui i film che valgono li danno col contagocce.

Questa politica funziona e le sale sempre piene ne sono una testimonianza più che genuina. Altro segno molto positivo: quasi tutti i presenti in sala poi rimanevano a fine proiezione per porre domande al regista (o altro membro del cast) del documentario.

La cosa, che può sembrare banale, dimostra invece una sempre (per fortuna) più manifesta curiosità e coinvolgimento del pubblico (più o meno giovane) per tematiche attuali ed altamente critiche discusse in tutti i film presentati al festival.
Altra bella sorpresa che ho scoperto il primo giorno al mio arrivo: tutte le proiezioni erano “udite udite” gratuite! (e si spera lo saranno pure l'anno prossimo).

Beh da buon fiorentino a cui non va bene niente qualche aspetto su cui questo festival deve ancora lavorare l’ho trovato.

A livello di comunicazione (soprattutto informativa per gli utenti) e presentazione visiva mi aspettavo qualcosa in più:
il programma cartaceo era proprio poco leggibile
il video introduttivo artistico introduttivo (secondo me) se lo potevano pure risparmiare
In generale tutta la parte “visual” (compresi manifesti e immagine del festival) non risulta molto chiara..
Insomma fossi in loro mi farei rifare il lifting (magari trovando pure un bel logo un pelino più "green" al passo coi tempi) da qualche studio di design di Torino (dove certo la creatività non manca)

A livello organizzativo nulla da eccepire (apparte i soliti problemi in sala coi microfoni). Magari una sala stampa o qualcosa di simile per arruffianarsi un po’ gli “spregevoli” giornalisti non sarebbe stata una cattiva idea

Per la prossima edizione speriamo (se trovano i soldi) possano quantomeno fare quel salto di qualità (soprattutto a livello di immagine), per avere più visibilità sui media convenzionali.

Ergo, consiglio ovviamente a tutti i Torinesi (e limitrofi, ma anche forestieri) abbraccialberi di non perdersi la prossima edizione di questo Festival.

Al prossimo anno

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