Ikea, il mito della casa che piace a tutti

Libro su Ikea, leader dei mobili smontabiliDi prodotti veramente svedesi all'Ikea ce ne sono pochi. Costa meno produrre in Cina o in India e dare all'oggetto un nome svedese. Olivier Bailly (giornalista free-lance), Jean-Marc Caudron (ricercatore presso la Oxfam-Magasins du monde), Denis Lambert (Segretario generale della Oxfam-Magasins du monde) hanno fatto una ricerca sul sistema di produzione e marketing di Ikea e lo hanno pubblicato in un libro: Ikea. Che cosa nasconde il mito della casa che piace a tutti, Anteprima editore.

Il titolo originale, in francese, e' Ikea: un modèle à démonter (Ikea: un modello da smontare) e allude al sistema di montaggio a carico del cliente. A me l'idea dell'acquisto smontato piace: il risparmio economico (sia per il cliente che per il venditore) mi pare giusto, tranne quando mi viene il sospetto che vitine o perni manchino apposta dai pacchi, per costringere la gente a tornare, farsi un altro giro e, già che ci sono, comprare altre due cosette.

La multinazionale svedese ha una immagine gradevole e non viene di solito annoverata nelle multinazionali da boicottare (come Mc Donald's, Nestle o Chiquita). Gli autori del libro mettono in evidenza la prontezza con cui Ikea reagisce agli stimoli e alle critiche: la sua alleanza con l'unicef subito dopo che le si era fatto notare lo sfruttamento del lavoro minorile o quella con il wwf nei confronti dell'ambiente.
Mettono anche in luce i lati oscuri, come il fatto che Ikea si auto certifichi nei suoi risultati ambientali o sociali e non renda pubblici i propri bilanci (non essendo quotata in borsa non e' tenuta a farlo).

Il libro viene dall'esperienza e dal punto di vista di una associazione senza scopo di lucro belga, dedita principalmente al commercio equo e solidale: Oxfam-Magasins du monde. E' talvolta un po' ripetitivo nella prosa, a tratti risente della dialettica tipica dei movimenti no-global, ma, nel complesso, si legge con piacere e offre stimoli interessanti per capire le logiche dei grandi punti vendita, della concorrenza, delle economie di scala e del marketing mondiale.


Come IKEA ripete, la sua missione e' rendervi più felici e per riuscirci dovete acquistare sempre di più. i depressi del mondo industrializzato devono ancora chiedersi come mai non sono riusciti ad essere felici in mezzo a tante ricchezze materiali.

Insomma, Ikea non e' un mostro, ma nemmeno Babbo Natale. Molti di noi (autori del libro compresi) hanno in casa dei pezzi Ikea. Io, che ho una media di un trasloco ogni 2,5 anni da quando sono nata, li ho presi perché sono facilmente smontabili e se ne trovano di identici in tutto il mondo. Se ci fossero le librerie con uno standard ISO avrei preso quelle.

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