Il metano dell'Adriatico: c'è ma non si tocca

Metano nell\'Adriatico: vietato sfruttarlo, meglio importare!L'Italia è una repubblica fondata sul metano. Nel senso che abbiamo sotto terra giacimenti sfruttabili che potrebbero darci 35 miliardi di metri cubi di gas all'anno. Si tratta di riserve che si trovano sotto il Golfo di Venezia e che appartengono per l'86/87% all'Eni, per l'11% ad Edison e per gli spiccioli restanti alla British Gas.

E allora perché basta un'esplosione su un metanodotto ucraino per metterci in mutande? Semplice, perché quel gas non lo possiamo usare. E' bloccato per legge, quindi ci troviamo a dover costruire rigassificatori per importare il gas via nave, oppure a costruire metanodotti che collegano il Maghreb con la Sardegna e la Toscana. La cosa buffa è che il metano si trova proprio sotto al punto in cui vogliono costruire un rigassificatore, e cioè vicino al delta del Po!

Il blocco del giacimento nell'Adriatico è dovuto ad una serie di rimpalli fra governi. Nel 1995 il governo Berlusconi I sottopone giustamente lo sfruttamento ad una preventiva Valutazione di Impatto Ambientale per verificare eventuali rischi di "subsidenza" (cedimento del terreno al venir meno del gas). Nel 1999, il ministro dell'Ambiente Ronchi (governo D'Alema) vieta "ricerca e coltivazione" per i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa, ma consente la "sperimentazione" oltre quella soglia. Nel 2002, il governo Berlusconi II estende il divieto di "ricerca e coltivazione" a tutto il Golfo di Venezia: niente "sperimentazione" quindi. Ora il ministero dell'ambiente dell'attuale governo ha stabilito che rischio di subsidenza del terreno non c'è.

Il divieto di sfruttamento però sussiste. E per di più pare che - dall'altra parte - i croati stiano già trivellando. Alla fine, se il gas se lo prendono loro, saremmo stati veramente bravi a beffarci da soli!

Via | Cronache de L'Indipendente del 19/10/2007, pag. 1 ("Metano e bella politica")

» Una ricostruzione dei fatti su Diario

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